LA SETE

Posted aprile 7th, 2009 by admin

LA SETE a cura di Alberto Corradi e Massimo Perissinotto (Coniglio Editore)

A MAGGIO IN TUTTE LE LIBRERIE!!!!

HEINLEIN

Posted aprile 7th, 2009 by admin


post in costruzione

Ma quante sono Le guerre dei Cloni?

Posted aprile 7th, 2009 by admin

TROPPE !

Alan Dean Foster

Posted aprile 7th, 2009 by admin

Alan Dean Foster è universalmente conosciuto per essere il più prolifico autore di novelization cinematografiche (Guerre Stellari, Alien, Starman, The Black Hole, Alienation, Krull… solo per citarne alcune), nonchè per aver scritto il primo romanzo “fuori serie” di Guerre Stellari: La gemma di Kaiburr; e la sceneggiatura originale del film Star Trek the motion picture di Robert Wise.
Mentre i suoi romanzi del ciclo Flinx del Commonwealth Galattico (tutti pubblicati a suo tempo dall’editrice NORD) non hanno goduto e non godono della medesima fama. Un vero peccato, considerando che si tratta di una delle più avvincenti ed originali space operas mai realizzate! Alan Dean Foster è un grande scrittore, anche quando scrive romanzi storici e fantasy, e vederlo relegato tra le fila dei novelizzatori cinematografici mette tristezza.
Se vi dovessero capitare tra le mani dei suoi romanzi extra cinema, uno degli ultimi è Il meridiano della paura pubblicato alcuni anni or sono su Urania, non lasciateveli sfuggire: sono biglietti di prima classe per intelligenti avventure in mondi incredibili!

Vecchie glorie…

Posted aprile 7th, 2009 by admin


Non c’è che dire…vecchie glorie tutt’altro che sdentate!
Riletti recentemente, riescono ancora a mantenere intatta e salda la magia di quel “sense of wonder” che -giustamente- li ha consegnati alla storia.

Il vagabondo dell’infinito, il capolavoro di Vargo Statten, per esempio, introduce moltissimi elementi che diverranno “propri” della fantascienza moderna e che ritroveremo -pur in “altra” forma- in quattro romanzi diversissimi tra loro come Dune di Frank Herbert, Solaris di Stanislaw Lem, Cristalli sognanti e Nascita di un superuomo di Theodore Sturgeon, e in tantissimi altri di Murray Leinster, Jack Williamson, Henry Kuttner, Jack Vance…
Vargo Statten, e andrebbe ricordato almeno per questo, tra la fine degli anni 20 e l’inizio dei 30, scavalcò l’ingenuità pulp di Edgar Rice Burroughs et similia, portando la fantascienza avventurosa ad una nuova era e gradazione, che i coniugi Edmond Hamilton e Leigh Brakett perfezionarono nei loro numerosi romanzi e cicli di space opera: influenzando praticamente tutti, da Robert Heinlein a Ron Hubbard, da Jack Vance a Frank Herbert, fino ai registi della “nuova Hollywood”, primo fra tutti il George Lucas di Guerre Stellari.

Non a caso, Leigh Brakett è l’autrice della sceneggiatura originale del secondo capitolo della saga di Star Wars: L’impero colpisce ancora.
Luigi Cozzi(alias Lewis Coates, regista di Star Crash -aka:Scontri Stellari oltre la terza dimensione-, Contamination, Hercules, Hercules 2), invece, ha voluto curare di persona la traduzione italiana de Il vagabondo dell’infinito, in omaggio al quasi dimenticato Vargo Statten, autore che tanto l’aveva emozionato ed ispirato.


Sempre Cozzi/Coates, tra i tanti, omaggia anche Murray Leinster nel suo Star Crash(Scontri Stellari oltre la terza dimensione), dando alla prima astronave del film il nome del celeberrimo scrittore.

Gambery Fantasy & company

Posted aprile 7th, 2009 by admin

Blog di varia tristezza e umanità, post e commenti para letterari di fallaci bloopperisti che si credono critici.
Di chi, nato ieri, confonde il romanzo fantasy con lo storico.
Tolkien non avrebbe mai scritto PUTTANA in un suo romanzo!” tuona, mi cascassero le palle se mi ricordo dove, tal Gamberetta linciando l’autore del romanzo La Rocca dei silenzi(ed. Nord), Andrea D’angelo, reo di aver fatto pronunciare ai suoi personaggi tale poco fantasy sconcezze.
Tolkien forse no, aggiungo io in questo mio blog castigamatti, ma Fritz Leiber, Micheal Moorcock, Gianluigi Zuddas, Lin Carter, e perfino Robert Howard, SI !
Ma in fondo, povere creaturine che nulla sanno di questo mondo, hanno letto troppo poco, e per di più- e ciò che è peggio- solo quello che il convento passa oggidì.
Ma che si si facessero una cultura prima! Ecchecazzo!

LINO ALDANI sarà sempre con noi!

Posted aprile 7th, 2009 by admin

Si è spento ieri uno dei più grandi scrittori di fantascienza del mondo, e in assoluto della nostra penisola.
Sono senza parole…
Soltanto un commosso grazie.
Grazie, Lino, per aver camminato con noi e per noi su questa terra, che la stessa, ora, ti sia leggera.

Gli italiani lo fanno meglio… l'Horror !

Posted aprile 7th, 2009 by admin

Pur relegato spesso nell’underground, o nell’anonimato degli pseudonimi stranieri, l’horror tricolore è riuscito negli anni a ritagliarsi una piccolissima fetta di luce in un mercato di nicchia. Se gran parte dei giovani cannibali “inventati” da Daniele Brolli sono quasi morti sul nascere, altri, a cominciare dalla bravissima Alda Teodorani, dark lady per eccelenza della letteratura italiana, sono riusciti -attraverso visibilità e credibilità a colpi di romanzi e partecipazioni in prestigiose antologie- a conquistarsi il loro giusto status di cult. I romanzi e i racconti di Alda Teodorani sono, senza forse, tra le opere trilling più mature, coraggiose e “dense” della letteratura di genere europea(strano che Dario Argento, suo dichiarato fan, non ne abbia mai tratto un film…).
Gianfranco Nerozzi, horrorista d’eccezione e autore di alcuni romanzi realmente concorrenziali se non superiori a quelli stranieri, è forse il più attivo del mucchio, tanto da spaziare in tutta tranquillità tra il giallo puro(per il quale ha vinto il prestigioso premio Tedeschi), la fantascienza, lo spionistico, e la letteratura per ragazzi, senza mai perdere un grammo del suo riconoscibilissimo stile. La sua Cry-Fly Trilogy, merita da sola un posto d’onore nella libreria degli appassionati, tra IT di Stephen King e I Libri di Sangue di Clive Barker.

A Gianfranco Manfredi e a Paolo Di Orazio, va invece riconosciuto il merito di pionieri apripista del nuovo horror italiano: all’insegna dell’originalità e dall’assoluta indipendenza dai modelli anglosassoni.

Il gotico rurale sembra essere diventato un vero e proprio sottogenere dell’horror italiano, meno Stephen King e Clive Barker e più Pupi Avati.
In realtà si basa principalmente sul folclore e sulle tipiche storie rurali di fantasmi , streghe e briganti, raccontate d’inverno davanti al camino.
Un genere di cui sono maestri Luigi Boccia ed Eraldo Baldini, nuovi cantori di un horror antico, ma unico, quello italiano.
“Dove la luce è più forte, l’ombra è più nera” è la giusta definizione che Carlo Lucarelli ha dato dell’attuale letteratura dell’orrore italiana, che comprende anche gli scritti dei registi Lucio Fulci, Le Lune Nere, e Dario Argento, La Sindrome.

Divina Gwyneth!

Posted aprile 7th, 2009 by admin


In Italia è più conosciuta con lo pseudonimo di Ann Halam, con il quale ha pubblicato diversi romanzi per ragazzi, sospesi tra fantasy e horror giovanilistico, ma in Inghilterra(e si spera presto anche da noi) il suo vero nome è sinonimo di fantascienza di qualità fin dai primi anni 80.
Vincitrice di tutti i premi britannici, più l’americano P.K.Dick Award, Gwyneth Jones arriva da noi -con nome e cognome come da carta d’identità- con uno dei suoi più significativi romanzi, Pazienza Divina.
Spesso, ma a sproposito, paragonata a Ursula Le Guin, Gwyneth Jones pratica una fantascienza più accomunabile a quella dei fratelli Arkadi e Boris Stugatsky(Picnic sul ciglio della strada), pur con meno ironia e molta più poesia.
Se cercate avventure e colpi di scena a raffica, questo romanzo non fa per voi, ma se invece cercate introspezione, e approcci inediti ai vecchi temi dell’esplorazione spaziale e della bioingegneria, questo romanzo è sicuramente di quelli da non perdere!

Gli italiani la fanno meglio…la fantascienza!

Posted aprile 7th, 2009 by admin

E’ una strana, ma diffusa, idea che la fantascienza italiana sia da sempre inferiore a quella anglosassone. Basterebbe, da solo, il nome di Lino Aldani, pioniere vivente della fs, per smentire una simile e infondata diceria.
Se è vero che negli anni del pionierismo italiano la maggior parte degli scrittori italiani guardavano a modelli “stranieri” di space opera, è altrettanto vero che sbarcando su Galassia(storica collana dell’editrice Tribuna), tra il finire degli anni 60 e i l’inizio dei 70, oltre ai coloriti pseudonimi che in altre pubblicazioni(vedi I Romanzi del cosmo, Ponzoni editore) ne celavano l’identità geografica, poterono finalmente spogliarsi di qualsiasi complesso d’inferiorità e conseguente sudditanza.
Ecco così gli Aldani, le Rambelli, i Malaguti, gli Zuddas…
Arrivando alla grande stagione di autori italiani promossi dalla più specializzata delle case editrici di fantascienza, la Nord: Daniela Piegai, Luigi Menghini, Gilda Musa(che già si era fatta conoscere su Futuro), ancora Zuddas… e ovviamente molti altri.
In questa linea retta, che ci porta al “connettivismo” (l’ultima avanguardia della fantascienza italiana, nonché unica nata nella nostra penisola) fondato da Giovanni De Matteo e Lukha Kremo Barocinij, corrono -outsiders- come Valerio Evangelisti, Luca Masali, Massimo Mongai, Claudio Asciuti, Dario Tonani, Donato Altomare… e molti altri vincitori dei premi Urania, Cosmo, Italia, Europa…

In ognuno di loro, c’è una visione potente e personale della fs, che spesso guarda alla nostra storia e ai nostri luoghi, piuttosto che a modelli di ispirazione anglosassone (magari tristemente mutuata dalle derive cinematografiche e televisive).

In alcuni casi, si registrano anche felici collaborazioni, come quelle negli anni 80 tra Gianluigi Zuddas e Luigi Cozzi per il romanzo I PIRATI DEL TEMPO (Ed. Libra), autentico capolavoro, anticipatore dello “steampunk” reso famoso da Bruce Sterlin e Paul Di Filippo, e di Lino Aldani e Daniela Piegai(autrice di cui parleremo diffusamente in uno dei prossimi post) per la poetica “epica parallela” NEL SEGNO DELLA LUNA BIANCA (Ed. Nord).
Il fantastico italiano, come vedremo proseguendo con il fantasy e l’horror, non è -se non nei numeri- inferiore a quello anglosassone, anzi.
Leggere per credere.