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Bil Bol Bul: 4 giorni di fumetti (e non solo) a Bologna

martedì, marzo 2nd, 2010

Gli appassionati di fumetto e illustrazione sapranno già tutto. Quello con il Festival Internazionale di Fumetto Bil Bol Bul a Bologna è infatti ormai da quattro anni un appuntamento veramente imprescindibile. A tutti gli altri basti sapere che la quarta edizione di questo rinomato festival che si terrà a Bologna dal 4 al 7 marzo 2010 è una magnifica occasione per girarsi la città in lungo e in largo tra mostre, incontri, proiezioni, aperitivi e party esclusivi. Dalla Salaborsa alle sale della Cineteca, dal Museo Archeologico fino alla più piccola delle oltre cinquanta location che hanno deciso di ospitare gli eventi e le mostre di questa ricca edizione infatti sarà possibile vivere una Bologna in grande e ormai raro fermento. E per chi fosse scettico sull’importanza e il fascino che il fumetto continua ad esercitare e a rinnovare non resta che accettare la sfida dell’Associazione Culturale Hamelin, curatrice dell’intero festival, che continua a dimostrarsi all’avanguardia per quel che riguarda l’attenzione alle connessioni tra fumetto e attualità, l’approfondimento del lavoro di grandi maestri e le sempre maggiori interazioni tra questa disciplina e l’editoria, il cinema, la fotografia e la musica. Rimandandovi al programma completo sul sito del festival è doveroso nominare almeno quelle che saranno le teste di serie per questa edizione: la retrospettiva del francese David B, vera figura di spicco del fumetto d’autore internazionale , l’Italia raccontata attraverso l’antologica di Paolo Bacilieri, il reportage fotografico-fumettistico sugli anni di guerra russo-afgana ad opera di Emanuel Guibert e del fotografo Didier Lefèvre, la mostra con le illustrazioni paesaggistiche di Lorenzo Mattotti, la proiezione della versione italiana ritradotta e ridoppiata del documentario Hugo in Africa dedicato a Pratt, una finestra dedicata ad Astroboy, mitico personaggio di Tezuka, tanti ospiti internazionali alcuni dei quali per la prima volta in Italia con la possibilità di incontrarli e farsi autografare i loro lavori tutti disponibili presso lo spazio shop e dediche in Salaborsa e tanto altro ancora…

The lovers of comics will know everything. One with the International Festival of Comics Bil Bol Bul in Bologna is in fact an appointment for four years now truly essential. All other enough to know that the fourth edition of this popular festival to be held in Bologna 4 to 7 March 2010 is a great opportunity to turn the city into the length and breadth of exhibitions, screenings, drinks and exclusive parties. Salaborsa From the halls of the Cinematheque, the Archaeological Museum to the smallest of more than fifty locations that have agreed to host events and exhibitions of this rich edition because you can live a Bologna in great turmoil and now rare. And for those who were skeptical about the importance and the fascination that the balloon continues to exercise and to renew not only need to accept the challenge of the Cultural Hamelin, curator of the entire festival, which continues to show cutting edge for what concerns’ attention to connections between comics and current affairs, deepening the work of great masters and the increasing interaction between these disciplines and publishing, film, photography and music. But referred to the program on the site of the festival is only right to appoint at least those that will be seeded for this edition: the retrospective of French David B, leading figure of true comic strip international, Italy told through the retrospective of Paul Bacilieri, reportage photo-comic on years of Russian-Afghan war by Emanuel Guibert and photographer Didier Lefèvre, the exhibition with illustrations of Lorenzo Mattotti landscape, the projection of the Italian version of the documentary ridoppiato retranslated and Hugo in Africa devoted in Pratt, a window dedicated to Astroboy, the mythical character of Tezuka, many international guests, some of which for the first time in Italy with the chance to meet and get autograph their work with all available space and dedicated Salaborsa shop and much more more …

Moana inedita, foto in una mostra

domenica, dicembre 13th, 2009

moanaTinto Brass ha presentato, in anteprima alla Casa del cinema di Roma, la mostra “Moana-Casta Diva”: 22 foto, di cui 15 del tutto inedite realizzate tra il 1988 e il 1990, del fotografo di scena Gianfranco Salis, che saranno esposte dal 23 gennaio al 27 marzo 2010 alla galleria d’arte Contemporary Concept di Bologna e poi a Roma e Treviso. “Moana aveva il sorriso ironico e sornione della Monnalisa”, ha detto il regista. Realizzate tra il 1988 e il 1990, le foto di posa a figura intera ritraggono Moana nuda di schiena, di fronte, di profilo, stretta in un corsetto, con un vestito rosso sollevato per mostrare le nudità, ma a colpire è soprattutto la serenità dello sguardo e il suo sorriso. “Aveva un disincanto soave, olimpico. Era una persona soddisfatta sessualmente e comunicava gioia, serenità. La sua era una sessualità pagana. Trasmetteva gioia e liberazione. E questa è stata la mia concezione di sempre perché Eros è liberazione. Le foto di Salis trasmettono perfettamente questa immagine che abbiamo di lei”. Ma chi sarebbe oggi Moana, secondo Brass? “Non lo so. Potrebbe fare politica, perché no? Sarebbe la protagonista di un video che fa scandalo in politica. Oggi le candidate valide a fare le pornodive sarebbero le politiche. Adesso che i politici si occupano delle mie ossessioni, io come erotomane cosa faccio, la finanziaria?”.Il primo incontro tra Gianfranco Salis e Moana Pozzi avviene nel 1988 su espressa richiesta dell’attrice. Nascono così le tre serie su Moana, esposte per la prima volta in esclusiva presso Contemporary Concept. Il secondo incontro risale al 1989 quando Moana chiede al fotografo di ritrarla in un vestito da sera rosso, da lei particolarmente  amato. L’ultimo shooting è del 1990, pochi anni prima della prematura morte della donna. Colpito dalla bellezza e dall’eleganza di Moana, dal suo fascino fuori dal tempo, Salis contravviene alla propria abitudine di non fotografare mai  lo stesso soggetto più di una volta e realizza oltre trecentocinquanta scatti.

 

Tinto Brass presented a preview to the Casa del Cinema in Rome, the exhibition “Moana-Casta Diva”: 22 pictures, including 15 completely new created between 1988 and 1990, photographer Gianfranco Salis, which will be displayed from 23 January to 27 March 2010 on the Concept Contemporary art gallery in Bologna and then to Rome and Treviso. “Moana had a wry smile and the sly Mona Lisa,” said the director. Conducted between 1988 and 1990, photos by posing nude full figure depicting Moana back in front, in profile, in a tight bodice, with a raised red dress to show nudity, but is especially striking serenity of eyes and his smile. “He had a mild disappointment, the Olympic ideal. It was a sexually satisfied person and communicated joy, serenity. His was a pagan sexuality. Evoke happiness and liberation. And this was always my understanding of why Eros is liberation. Pictures of Salis transmit well this picture we have of her. ” But who today would Moana, according to Brass? “I do not know. It could make policy, why is not it? Would be the star of a video that caused a scandal in politics. Today, the candidates would be good to do pornodiva policies. Now that the politicians take care of my obsessions, I do like sex maniac I do, the financial? “. The first meeting between Gianfranco Salis and Moana Pozzi place in 1988 at the express request of the actress. Thus were born the three series on Moana, displaying for the first time exclusively at Contemporary Concept. The second meeting was in 1989 when Moana asks the photographer to portray in a red evening dress, which she greatly loved. The latest shooting was in 1990, a few years before the untimely death of the woman. Struck by the beauty and elegance of Moana, its timeless charm, Salis contrary to his habit of never photographed the same subject more than once and produces over three hundred and fifty shots.

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LOVE ME FENDER : Bologna 12 dicembre 2009 -31 gennaio 2010

venerdì, dicembre 11th, 2009

Fender_AmStStrat_SB_4759_fullfrontPropone l’esplorazione di un mito, un viaggio attraverso molteplici linguaggi della contemporaneità, la mostra d’arti visive Love Me Fender, che dal 12 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010 si svilupperà lungo le sale del Museo internazionale e biblioteca della musica a Bologna.A cura di Luca Beatrice, promossa da M.Casale Bauer, in collaborazione con il Museo internazionale e biblioteca della musica e con il patrocinio di Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Bologna e Università di Bologna, la mostra è dedicata all’universo Fender. Fender, come la casa di produzione di strumenti musicali fondata nel 1946 da Leo Fender, che dopo aver accompagnato e segnato le rivoluzioni in seno al Rock’n'Roll ha saputo evolversi costantemente entrando inevitabilmente nella storia e nell’immaginario collettivo del XX secolo. Ma non solo. Fender come stile di vita, come identità collettiva, capace ancora oggi di arrivare trasversalmente a persone di ogni età.Proprio all’arte del nostro tempo è affidato il compito, in questa mostra, di raccontare le suggestioni e di trovare le connessioni sparpagliate in una molteplicità di mondi diversi. L’esposizione presenta una ricca selezione di lavori inediti appositamente prodotti da più di venti  artisti, secondo i diversi linguaggi espressivi utilizzati, dalla pittura alla scultura, dal disegno alla fotografia all’installazione, tutti a comporre un mosaico multidisciplinare giocato sulle interconnessioni tra arte e musica, in un continuo gioco di specchi. Gli artisti presenti in mostra sono: Massimiliano Alioto, Andy, Gabriele Arruzzo, Matteo Basilè, Alessandro Bazan, Nicola Bolla, Bugo, Crash, Francesco De Molfetta, Nicola Di Caprio, Pablo Echaurren, Daniele Galliano, Fausto Gilberti, Daniele Girardi, Hubertus von Hohenlohe, Marcello Jori, Thorsten Kirchhoff, Francesco Lauretta, Marco Lodola, Bartolomeo Migliore, Laurina Paperina, Tom Porta, Laboratorio Saccardi, Mauro Sambo, Maurizio Savini, Nicola Verlato.Una sezione della mostra è dedicata ai memorabilia, provenienti dalla collezione Fender e da altre collezioni private: fotografie, strumenti musicali, riviste, manoscritti, manifesti, LP, 45 giri e  altri oggetti unici, datati a partire dagli anni Cinquanta, che raccontano una parte importante della storia della musica del’ 900, legata agli oggetti e alla vita quotidiana.Fin dall’inizio della loro produzione le chitarre elettriche sono state caratterizzate da forme inconsuete e colori brillanti che le hanno rese assimilabili a vere e proprie opere d’arte e spesso le hanno trasformate in oggetti da collezione: gli strumenti prodotti da Fender Musical Instruments Corporation sono diventati il simbolo di un nuovo modo di fare, ascoltare e vivere la musica. Il ruolo di icona fu consacrato nel 1969 quando gli oltre 400.000 giovani che si ritrovano a Woodstock, in occasione dello storico Festival cultura hippy, trovano sul palco Jimi Hendrix e la sua “white Strato”: un modello, la Stratocaster, destinato da li a poco a entrare nell’immaginario collettivo come la chitarra elettrica per eccellenza.Fender continuerà a scrivere la storia della musica attraverso i suoi strumenti, scelti a partire dagli anni Sessanta da musicisti importanti come Dick Dale, Hank Marvin del gruppo The Shadows, George Harrison e John Lennon, Eric Clapton, Kurt Cobain, John Frusciante, Frank Zappa e molti altri. Dal Rock’n'Roll al Punk, dal Pop al Metal, dal Funk alla Discomusic, dal Grunge alla musica leggera, la scelta degli strumenti Fender coincide con un vero e proprio life style che nel tempo ha accompagnato un numero sempre crescente di appassionati.L’indagine sulle contaminazioni tra linguaggi e discipline caratterizza da sempre la tendenza curatoriale di Luca Beatrice che in occasione della mostra Love Me Fender ha coinvolto artisti visivi che hanno in comune la passione per la musica, alcuni di loro sono impegnati da anni anche come musicisti.Red Ronnie, rinomato conoscitore del panorama musicale italiano e internazionale dagli anni Settanta, partecipa all’organizzazione della mostra mettendo a disposizione oggetti della sua personale collezione e la sua decennale esperienza, che lo ha visto attivo prima come dj nelle radio libere e poi come presentatore di programmi televisivi su emittenti nazionali.In occasione di Love me Fender saranno organizzati due concerti, espressione tangibile del crossover tra arte e musica, che vede la prima entrare nella vita di chi non frequenta solitamente i Musei e la seconda rendere accessibile a tutti un luogo che spesso ispira soggezione a un pubblico non esperto di arte contemporanea.

 

Proposes the exploration of a myth, a journey through many styles of contemporary, the exhibition of visual arts Love Me Fender, that since 12 December 2009 to January 31, 2010 will develop in the halls of the International Museum and library of music in Bologna. Curated by Luca Beatrice, sponsored by M. Casale Bauer, in collaboration with the International Museum and library of music and with the patronage of Regione Emilia Romagna, Bologna, Comune di Bologna and University of Bologna, the exhibition is dedicated to ‘ Fender universe. Fender, as the studio of musical instruments, founded in 1946 by Leo Fender, who, after having accompanied and marked the revolutions in the Rock’n'Roll has been able to constantly evolve inevitably entering into the history and collective imagination of the twentieth century. But not only. Fender lifestyle, such as collective identity, could still get across to people of all età.Proprio art of our time is in charge, in this exhibition to tell the suggestions and find connections in a scattered multitude of different worlds. The exhibition presents a rich selection of new works specially produced by more than twenty artists, according to the different expressive languages used, from painting to sculpture, drawing and photography to installation, all to compose a mosaic multidisciplinary played on the interconnections between art and music, in a continual game of mirrors. The artists included in the exhibition are: Massimiliano Alioto, Andy, Gabriele Arruzzo, Matthew Basilè, Alessandro Bazan, Nicola Bolla, Bugo, Crash, Francesco De Molfetta Nicola Di Caprio, Pablo Echaurren, Daniele Galliano, Fausto Gilberti, Daniel Girardi, Hubertus von Hohenlohe, Marcello Jori, Thorsten Kirchhoff, Francesco Lauretta, Marco Lodola, Bartolomeo Migliore, Laurina Daisy, Tom Porta, Laboratorio Saccardi, Mauro Sambo, Maurizio Savini, Nicola Verlato.Una section of the exhibition is devoted to memorabilia, from the collection and Fender other private collections, photographs, musical instruments, journals, manuscripts, posters, LPs, 45s and other unique items, dating from the fifties, they tell an important part of music history of the ‘900, related to objects and life quotidiana.Fin beginning of their production electric guitars were marked by unusual shapes and bright colors that made them similar to real works of art and often turned them into collectors’ items: the instruments manufactured by Fender Musical Instruments Corporation have become the symbol of a new way of doing, listen and live music. The role of icon was consecrated in 1969 when over 400,000 young people who find themselves in Woodstock, on the occasion of the historic festival hippie culture, are on stage Jimi Hendrix and his “white layers”: a model, the Stratocaster, designed by them to just to enter the collective imagination as the electric guitar for eccellenza.Fender continue to write the history of music through his instruments, selected from the Sixties by major composers such as Dick Dale, Hank Marvin of The Shadows, George Harrison and John Lennon, Eric Clapton, Kurt Cobain, John Frusciante, Frank Zappa and many others. From Rock’n'Roll to punk, from pop to metal, funk to Discomusic, from Grunge to pop music, the choice of instruments Fender coincides with a true life style that over time has accompanied a growing number of fans. The survey on the contamination between languages and disciplines has always characterized the trend of curatorial Luca Beatrice for the exhibition “Love Me Fender involving visual artists who share a passion for music, some of them have committed many years as musicians . Red Ronnie, a renowned connoisseur of Italian and international music scene from the seventies, helped to organize the exhibition by providing items of his personal collection and his decades of experience, which has seen him active as a DJ in the first free radio and then as presenter of television programs on issuers nazionali.In at Love me Fender will be two concerts, a tangible expression of the crossover between art and music, which sees the first to enter the lives of those who usually do not attend the Museums and the second to make a barrier-free place that often inspires awe audiences not expert in contemporary art.

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Piazza Fontana 40 anni dopo

lunedì, dicembre 7th, 2009

La strage di Piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico avvenuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano, quando, alle 16:37, una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto. Per la sua gravità e rilevanza politica, tale strage ha assunto un rilievo storico primario venendo convenzionalmente indicata quale primo atto della Strategia della Tensione. Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala, furono fatti i rilievi previsti, e successivamente fu fatta brillare distruggendo in tal modo elementi probatori di possibile importanza per risalire all’origine dell’esplosivo e a chi avesse preparato gli ordigni. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 dello stesso giorno nel passaggio sotterraneo che collegava l’entrata di via Veneto con quella di via di San Basilio della Banca Nazionale del Lavoro, facendo tredici feriti. Altre due bombe esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia, facendo quattro feriti. Si contarono dunque cinque attentati terroristici nel pomeriggio dello stesso giorno, concentrati, tra il primo e l’ultimo, in un lasso di tempo di soli 53 minuti, a colpire contemporaneamente le due maggiori città d’Italia, Roma e Milano. Il periodo storico è quello della contestazione studentesca e segna l’inizio della strategia della tensione: tra il 1968 e il 1974 verranno compiuti 140 attentati, quello di Piazza Fontana è uno dei più gravi; verrà ricordato insieme alla strage di Bologna come uno dei peggiori eventi della storia italiana del dopoguerra.Nella situazione politica precedente e culminante con questa strage sono state ravvisate molte similitudini con la fase preparatoria in Grecia del colpo di stato del 1967. I nomi degli assassinati dalla bomba di piazza Fontana sono: Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Vittorio Mocchi, Luigi Meloni, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia, Carlo Silvia, Attilio Valè, Gerolamo PapettiMolti artisti hanno dimostrato sensibilità rispetto a questo gravissimo attentato e l’ hanno ricordato nelle proprie canzoni:

Il cantatutore italiano Francesco De Gregori si riferisce a questo evento con le parole “Viva l’Italia del 12 dicembre” nella canzone “Viva l’Italia” dall’omonimo album del 1979.

Il cantautore Giorgio Gaber fa riferimento alla strage di piazza Fontana nella canzone Qualcuno era comunista (le parole esatte sono: Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…)

La band Ska italiana La Banda Bassotti ha composto, in memoria di questo evento, la canzone “Luna Rossa” nel loro album “Avanzo De Cantiere” (1995)

I Litfiba in una versione modificata della canzone “Il Vento”, contenuta nella raccolta “Lacio Drom”, citano l’evento: Originale: “Con il cuore in quella piazza/tiene a mente Tienammen/la morte, la porta, la libertà e la violenza perderà”.Versione modificata: “Con il cuore in quella piazza/tiene a mente Piazza Fontana…”

la band 99 Posse nella canzone “odio/rappresaglia” dell’album “NA 99 10″ si riferisce all’evento con le parole: “penso al 12 dicembre ‘69, allo stato delle stragi, allo stato delle trame” e in “Rafaniello” con le parole “…cumpagne aret’ e sbarre dint’ e galere imperialiste, pe mezz’ e gli interessi do Partito Comunista, e se sparteno e denar’ cà Democrazia Cristiana, o partit’ ca mettett’ ‘e bombe a Piazza Fontana”  …compagni dietro le sbarre dentro le galere imperialiste, a causa degli interessi del Partito Comunista, e si divisero i denari con la Democrazia Cristiana, il partito che mise le bombe a Piazza Fontana)

I Modena City Ramblers citano la strage e la morte di Pinelli nella canzone “Quarant’anni”, contenuta nell’album “Riportando tutto a casa” (1994): “Ho visto bombe di Stato scoppiare nelle piazze / e anarchici distratti cadere giù dalle finestre”.

Il giovane Valerio Sanzotta, ha partecipato al Festival di Sanremo 2008 con una canzone intitolata Novecento che parla degli avvenimenti in Italia, appunto, nel Novecento. Il testo cita la strage dicendo: “E non fu solo un sogno e non ci credemmo poco / mettere il mondo a ferro e fuoco, / mentre un’altra stagione già suonava la campana / il primo rintocco fu a Piazza Fontana.”.

Il cantautore Fausto Amodei nella canzone “Se non li conoscete”, una satira sul Movimento Sociale Italiano e più in generale sui fascisti, cita così la strage: “Se non li conoscete (i fascisti) pensate alla lontana, / ai fatti di Milano e di Piazza Fontana…”

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Q.P.G.A. : Baglioni (ri)canta l’amore!!!

mercoledì, novembre 25th, 2009

qpgaUn doppio disco che ripercorre i successi del ‘72. Il vecchio e il nuovo Claudio Baglioni si incontrano. Q.P.G.A, in uscita venerdì 27 novembre, è stato a lungo preparato e vi partecipano tantissimi cantanti. Un inno all’amore. Baglioni canta con Mina, Franco Battiato, Elio e le storie tese, Fiorello, Antonello Venditti e anche con i nuovi cantanti Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso e Noemi. Q.P.G.A contiene 150 minuti di musica con 70 grandi nomi. Non si tratta di un remake ma di una riedizione riveduta delle canzoni del ‘72: 52 brani, di cui 15 sono la rivisitazione dei vecchi pezzi, altri sono reinvenzioni totali o parziali con testi o musiche diverse, altri ancora sono inediti. Tutte canzoni unite dal tema del primo amore, “quello che non dura tutta la vita ma te la cambia per sempre”, sottolinea il cantautore. E Baglioni partirà in tournée con Q.P.G.A. dal 5 dicembre a Milano. Sarà al teatro Arcimboldi di Milano il 5, 6, 7 e 8. Dopo Milano sarà a Padova, Napoli, Firenze, Roma, Bologna e Genova. Una suite musicale che segue, nella confezione di un’opera moderna, la storia d’amore raccontata nel album cult “Questo piccolo grande amore”. I grandi classici, con in più brani ricomposti e pezzi inediti, non inseriti nell’album del ’72, riempiono due ore di grande musica, in una versione completamente rinnovata. Baglioni dà forme coerente al suo progetto di cantare la “sua” musica popolare italiana, quella che riempì i sogni di due generazioni: quella degli anni ’60 e quella del decennio successivo, che si trovò a scontrarsi con le disillusioni delle speranze, spesso utopiche, della prima. Una storia musicale che, per essere raccontata, ha bisogno della dimensione live molto più di quella del disco. Ecco perché Baglioni ha voluto dare la precedenza ai concerti, che si prestano molto di più a raccontare la storia che il cantante ha in mente: e che ha bisogno – anche attraverso le soluzioni di un allestimento scenico innovativo – di salti temporali, interazioni fantastiche tra passato e presente e flash-back. Tutte le date, finora, hanno confermato il successo di Baglioni: ottima l’accoglienza del pubblico.

A double disc that covers the hits of ‘72. The old and the new Claudio Baglioni meet. QPGA, outgoing Friday, November 27, has long been prepared and participate in lots of singers. A hymn to love. Baglioni sings with Mina, Franco Battiato, Elio e le Storie Tese, Fiorello, Antonello Venditti and even with the new singers Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso and Naomi. QPGA contains 150 minutes of music with 70 big names. This is not a remake but a revised edition of songs of ‘72: 52 songs, of which 15 are revisiting the old songs, others are reinventions complete or partial texts or different music, still others are new. All songs united by the theme of first love, “what does not last a lifetime but the changes you forever,” said the singer. It Baglioni start touring with Q.P.G.A. from 5 December in Milan. Will be at the Arcimboldi theater in Milan on 5, 6, 7 and 8. After Milan will be in Padua, Naples, Florence, Rome, Bologna and Genoa. A suite of music that follows, in the packaging of a modern work, the love story told in the cult album “This great little love.” The great classics, plus unreleased tracks and pieces put back together, not included in the album of ‘72, they fill two hours of great music in a completely new version. Baglioni gives coherent form to his plan to sing “its” Italian folk music, that which filled the dreams of two generations: that of the ’60s and one of the following decade, which was at war with the disappointments of hopes, often utopian of the first. A musical history that, to be told, needs the size live much longer than the disc. Baglioni’s why he wanted to give precedence to the concerts, which lends itself much more to tell the story that the singer has in mind and that he needs – even through the solutions of a set design innovation – to jump time, interactions between great past and present and flashbacks. All dates so far have confirmed the success of Baglioni: excellent public reception.

“Q.P.G.A.”
tracklist con ospiti

A
1. OUVERTURE (con Andrea Bocelli)
2. LUNGO IL VIAGGIO (con Enrico Ruggeri, Eugenio Finardi, Francesco Renga)
3. PIAZZA DEL POPOLO (con Alex Britti chitarra)
4. UNA FACCIA PULITA (con Irene Grandi)
5. L’INCONTRO (con Riccardo Cocciante)
6. NUVOLE E SOGNI (con Simone Cristicchi, Michele Zarrillo)
7. DUE UNIVERSI (con Gigi D’Alessio, Anna Tatangelo)
8. SE GUARDI SU (con Baraonna, Pino Daniele chitarra)
9. CENTOCELLE (con Danilo Rea piano)
10. SVELTO O LENTO (con Elio e le Storie Tese)
11. BUON COMPLEANNO (con Renzo Arbore, Morgan)
12. L’APPUNTAMENTO (con Giorgia)
13. BATTIBECCO (con Paola Cortellesi)
14. CON TUTTO L’AMORE CHE POSSO (con Laura Pausini, Stefano Di Battista sax)
15. LUNGOTEVERE (con Rita Marcotulli piano)
16. JUKE-BOX (con Mario Biondi)
17. CHE BEGLI AMICI (con Pooh)
18. TORTADINONNA O GONNACORTA (con Neri Per Caso, Fabrizio Frizzi, Loredana Bertè, Ivana Spagna)
19. L’ULTIMO SOGNO (con PFM)
20. MIA LIBERTÀ (con Lucio Fabbri violino, Ron, Luca Barbarossa, Amedeo Minghi)
21. COSA NON SI FA (con Roy Paci tromba, Nek chitarra)
22. FIUMICINO (con Giovanni Allevi piano)
23. il riparo (con Antonello Venditti)
24. LA PAURA E LA VOGLIA (con Giovanni Baglioni chitarra)
25. LA PRIMA VOLTA (con Claudia Gerini)
26. UN SOLO MONDO (con Alessandra Amoroso)

B
1. PRELUDIO
2. QUEL GIORNO (con Joseph Calleja)
3. IO TI PRENDO COME MIA SPOSA (con Angelo Branduardi violino, Mango, Laura Valente)
4. L’ARCOBALENO (con Mina)
5. NOI SULLA CITTÀ (con Giusy Ferreri)
6. STAZIONE TERMINI (con Edoardo Bennato armonica)
7. ANCORA NO (con Giuliano Sangiorgi)
8. BUON VIAGGIO DELLA VITA (con Annalisa Minetti)
9. SISSIGNORE (con Gegè Telesforo, Enzo Jannacci)
10. MIA NOSTALGIA (con Fiorella Mannoia, Walter Savelli piano)
11. IL RIMPIANTO (con Ivano Fossati)
12. COME SEI TU (con Dolcenera)
13. PENSIONE STELLA (con Paolo Fresu tromba)
14. QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE (con Ennio Morricone piano)
15. AL MERCATO (con Neri Marcorè)
16. PORTA PORTESE (con Fiorello)
17. FIORE DE SALE (con Ornella Vanoni, Luis Bacalov piano)
18. QUANTO TI VOGLIO (con Noemi, Gianluca Grignani)
19. CON TUTTO IL MIO CUORE (con Jovanotti, Fabrizio Bosso tromba)
20. IL RICORDO (con Gianni Morandi)
21. UN PO’ D’AIUTO
22. VIA DI RIPETTA (con Stefano Bollani piano)
23. UNA STORIA FINITA (con Alice)
24. SEMBRA IL PRIMO GIORNO (con Franco Battiato)
25. SUITE
26. NIENTE PIÙ

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Diana Blefari:Si impicca in carcere la neobrigatista

domenica, novembre 1st, 2009

icsMessi alla strette questi “lottatori” della “patria” son sempre cacasotto…è semplice scappare con il suicidio!Ci vogliono le palle per continuare!E con tutta tranquillità lo dico, sta gente non le ha le palle! é facile sparare!

La neobrigatista Diana Blefari si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a Roma. Lo scorso 27 ottobre, la Prima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per la neobrigatista Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002. Anche la Procura della Cassazione aveva chiesto la conferma del verdetto emesso lo scorso 9 gennaio dalla Corte di assise di appello di Bologna che aveva inflitto all’imputata il carcere a vita. Diana Blefari Melazzi si è impiccata ieri sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna – secondo quanto si è appreso – era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell’accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che – si è inoltre appreso – avrebbero sciolto con difficoltà i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si è impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza però riuscirvi.
Il gup del tribunale di Roma, Pierfrancesco De Angelis, lo scorso aprile, aveva disposto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di stare in giudizio e quella di intendere e di volere di Diana Blefari Melazzi, dopo che la terrorista aveva aggredito nel maggio dello scorso anno un agente di polizia a rebibbia.L’episodio, secondo i suoi legali, sarebbe stato uno dei tanti dovuti alle particolari condizioni psicologiche in cui versava la detenuta dopo la condanna all’ergastolo a Bologna. I difensori della brigatista gli avvocati Caterina Calia e Valerio Spigarelli, avevano chiesto la consulenza affidata al professor Antonio Pizzardi, sostenendo che Blefari non fosse in grado di presenziare al processo.Il 27 ottobre scorso, quando la Cassazione confermò la condanna all’ergastolo per Blefari, senza successo, l’avvocato Spigarelli cercò di contestare la legittimità della perizia medica eseguita nell’appello bis sostenendo che era di parte in quanto affidata ad un consulente del pm che si era già occupato del caso.
“Siamo sotto choc, abbiamo fatto tante battaglie, abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il profondo disagio di Diana Blefari Melazzi. Ora è troppo tardi”. L’avvocato Caterina Calia, difensore, insieme all’avocato Valerio Spigarelli, della neobrigatista ha reagito alla notizia del suicidio parlando di ‘morte annunciata’. “Era una donna ammalata – aggiunge l’avvocato – soffriva di un profondo disagio e aveva bisogno di cure adeguate e di stare in luoghi adeguati che non erano certo il carcere”. “Profondamente scosso” anche l’altro avvocato della donna, Valerio Spigarelli.Punta il dito contro “un sistema di giustizia e carcerario che induce a gesti estremi” Marco Pannella, storico esponente dei Radicali Italiani. “In questo caso lei era stata internata in un ospedale psichiatrico esterno alla struttura penitenziaria romana – ha spiegato Pannella -, poi è stata rimandada inopinatamente in carcere dove, se ci sarà un minimo di decenza della giustizia italiana, sarà ben chiara la responsabilità di coloro che hanno chiuso gli occhi dinanzi alle situazioni psichiche difficili che si constatano da tempo nella sezione femminile di Rebibbia. Finché si è arrivati a questa tragica conclusione”.Anche il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, parla di ‘inumanita’ e inefficienza del sistema carcerario’ che non e’ riuscito a ‘cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima’. Di morte annunciata parla ancora l’associazione Antigone, mentre il sindacato di polizia penitenziaria Osapp difende l’operato delle guardie carcerarie di Rebibbia, ‘il piu’ grande d’Italia e con la piu’ grave carenza di agenti’, sostenendo che il personale in servizio ha immediatamente prestato soccorso.

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