Federica Di Lorenzo espone in una nuova mostra, per nostra fortuna, a Napoli, dal 25 novembre al Teatro Instabile ,( via Fico Purgatorio ad Arco,38 Napoli).Dopo le meraviglie acquatiche di ” CRAKING WATER “, stavolta potremo ammirare un meraviglioso ” bosco”.
Ecco il pensiero dell’artista:
“Fall apart è un bosco non solo fisico ricreato fotograficamente e con l’ausilio delle foglie, ma un bosco mentale.
Un posto esterno che entra in una cavità sotterranea e chiusa come il teatro.E’ un luogo nel quale essere, un luogo nel quale ricordare.
La selva-ventre ci avvolge e ci invita alla riflessione.
Le foglie sono ciò resta, ciò che cade, che fuoriesce.
Sono i ricordi, sono le immagini e i suoni.
Le foto che saranno per terra con le foglie hanno la stessa valenza: possono essere prelevate, come le sensazioni e i ricordi, puoi portarle via con te.
L’instabilità è data dalla mutazione dell’installazione fotografica, lo spettatore entra a far parte del bosco e ne stacca un frammento, e la mostra si esaurirà da sè, proprio con l’esauriemento delle foglie ricordo.”
Federica Di Lorenzo nata ad Eboli (Sa) studia Conservazione dei Beni Culturali presso l’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli, con particolare attenzione per l’arte contemporanea. Concilia la sua passione per fotografia e per la musica occupandosi di reportages di eventi musicali come collaboratrice freelance per alcuni megazine, curando anche artworks per gli artisti del settore. Dall’interesse e lo studio dell’arte contemporanea nascono particolari progetti fotografici realizzati su supporti in plexiglass, mettendo in relazione diversi livelli comunicativi. Dal 2001 ad oggi ha esposto in diverse collettive e personali presso spazi campani, tra gli ultimi lavori si ricordano:
“Signs In Sale” 2008 stampe fotografiche su plexiglass;
“Crackling Water” 2009 stampe fotografiche su plexiglass.
Federica Di Lorenzo presents a new exhibition, fortunately for us, in Naples, from November 25 at Teatro Unstable, (Via Purgatorio ad Arco Fico, 38 Napoli). After the aquatic wonders of “cracking water”, this time we can admire a wonderful ” forest “.Here the thought of the artist:
“Fall Apart is a forest not only physical recreated photographically and with the help of the leaves, but a forest of mind.A place outside that enters into an underground cavity and closed teatro.E as’ a place in which to be, a place in which to remember.The forest-womb envelops us and invites us to reflection.
The leaves are what remains, what falls, escaping.Are the memories are the images and sounds.The photos will be on the ground with the leaves have the same value: they can be taken, such as feelings and memories, you can take away with you.The instability is given by the mutation photographic installation, the viewer becomes part of the forest and broke off a fragment, and the exhibition will run out by itself, just with the leaves esauriemento remember. “
Federica Di Lorenzo born in Eboli (SA) examines the Cultural Heritage Preservation Institute Suor Orsola Benincasa in Naples, with particular emphasis on contemporary art. Reconcile his passion for photography and for taking care of music, videos of musical performances as a freelance contributor for some MEGAzine, caring also artworks for artists in the industry. Interest and the study of contemporary art developed special photography project on media in plexiglass, linking different levels of communication. Since 2001 has exhibited in several collective and personal spaces at Campania, among recent works include:”Signs On Sale” 2008 photographic prints on Plexiglas;”Crackling Water” 2009 photographic prints on plexiglass.
Le sue bellezze non le ha mai nascoste molto, tanto che è una affezionata delle pagine di “Playboy”. Ma a Carmen Electra un bel video sexy amatoriale diffuso in Rete ancora mancava. Adesso c’è! O almeno così sembra. Infatti sulla veridicità della clip in cui Carmen gioca in lingerie con un’altra ragazza scambiandosi carezze e baci, qualcuno ha posto più di un dubbio: mossa pubblicitaria? In ogni caso è un bel vedere. Il video è apparso “misteriosamente” nei giorni scorsi su un sito. I dubbi sono tanti soprattutto per il tipo di video. Intanto, a differenza di quanto accaduto in alcuni precedenti celebri, da Pamela Anderson a Paris Hilton passando per Keeley Hazel e Kim Kardashian, qui di hard non c’è nulla. Più che sex tape andrebbe infatti definito “sexy” tape: Carmen appare in lingerie, gioca maliziosamente con la sua amica, si scambiano effusioni e una bottiglia di champagne ma… oltre a questo poco altro. Quasi come se tutto fosse stato girato con attenzione per provocare ma non andare oltre un certo limite. E poi anche il girato è un’amatoriale un po’ troppo curato per sembrare vero fino in fondo. Potrebbe essere quindi una astuta mossa pubblicitaria della Electra che, per meglio lanciare il suo prossimo film o show televisivo, fa parlare un po’ di sé e ricorda al pubblico quanto possa essere sexy. Perché, vero o falso che sia, il video ci mostra comunque una Carmen in forma smagliante.
Its beauty has never hidden a lot, so that is a disease of the pages of “Playboy. But Carmen Electra a nice video sexy amateur spread network still missing. Now there is! Or so it seems. Indeed the veracity of the clip where Carmen in lingerie playing with another girl exchanging kisses and caresses, someone has placed more than a doubt publicity stunt? In any case it is a beautiful view. The video appeared “mysteriously” in recent days on a site. I doubt there are many particularly for the type of video. Meanwhile, unlike what happened in some previous famous, from Pamela Anderson to Paris Hilton passing for Keeley Hazel and Kim Kardashian, there is nothing hard here. More sex tape that would in fact defined “sexy” tape: Carmen appears in lingerie, plays mischievously with her friend, exchange effusions and a bottle of champagne, but … beyond this little else. Almost as if everything had been shot with attention to provoke, but not beyond a certain limit. And then also shot and un’amatoriale a bit ‘too much care to look good to the end. It could therefore be a cunning publicity stunt of Electra, the better to launch his next film or television show does talk a bit ’self and reminds the audience what could be sexy. Because, true or false, the video shows still a Carmen in shape.
Le opere di Christopher Makos, famoso per essere stato il fotografo ufficiale di Andy Warhol e della ‘Factory’, sono in mostra allo spazio Photology di Milano fino al 15 gennaio 2010. Una serie di scatti di Polaroid in cui l’artista ha ritratto paesaggi, oggetti, ragazze e ragazzi nudi. Senza essere volgare Makos è riuscito a far sì che anche una semplice Polaroid potesse diventare un’espressione artistica. Il lavoro di Makos nasce proprio a contatto con l’ambiente e i protagonisti della cerchia di Warhol; è stato definito come il più moderno dei fotografi americani dagli artisti della Pop Art che frequentava. In mostra una selezione inedita di alcune delle numerose Polaroids che Photology ha scoperto meno di un anno fa all’interno dello studio dell’artista. Christopher Makos cattura nei suoi scatti personaggi, situazioni e attimi dell’era pop, dalla sua prospettiva di osservatore privilegiato. I suoi lavori sono stati esposti in gallerie e musei internazionali tra cui il Guggenheim Museum di Bilbao, il Whitney Museum of American Art di New York, l’IVAM Museum di Valencia e il Reina Sofia di Madrid. “Quello che amo delle Polaroids di Christopher è che sono una vitale reliquia di una specifica era: gli anni 70 e i primi anni 80. Che periodo di incredibile energia ed eccessi! Le persone uscivano tutta la notte, lo Studio 54 era sempre affollatissimo, New York era il fulcro di ogni avvenimento e uscire era frenetico, eccitante e molto divertente! Nonostante questa possa sembrare una contraddizione, in un certo senso era un’epoca di maggiore innocenza e questo è ciò che le sue foto catturano”, ha dichiarato l’amico stilista Calvin Klein.
The works of Christopher Makos, famous for being the official photographer of Andy Warhol and the ‘Factory’, are on display at the Milan area Photology until 15 January 2010. A series of Polaroid shots in which the artist has portrayed landscapes, objects, naked girls and boys. Without being vulgar Makos has managed to make even a simple Polaroid could become an art form. The work of Makos was born precisely in contact with the environment and actors in Warhol’s circle, has been described as the most modern of American photographers of Pop Art by artists who attended. On show a selection of some of the many unpublished Polaroids Photology found that less than a year ago in the studio. Christopher Makos capture shots in her characters, situations and moments era pop, from his perspective of privileged observer. His works have been exhibited in galleries and museums around the world including the Guggenheim Museum in Bilbao, the Whitney Museum of American Art in New York, the IVAM Museum, Valencia and the Reina Sofia in Madrid. “What I love about Christopher is that Polaroids are a vital relic of a specific era: the ’70s and early ’80s. That period of incredible energy and excess! People went out all night, Studio 54 was always crowded, New York was the center of all happenings in and out was frantic, exciting and very funny! Although this may seem a contradiction, in a sense it was a time of greater innocence and that is what his photos capture, “said his friend fashion designer Calvin Klein.
Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, nell’entroterra agrigentino, l’8 gennaio 1921, primo di tre fratelli. La madre viene da una famiglia di artigiani, il padre è impiegato in una delle miniere di zolfo della zona. Sciascia trascorre con il nonno e le zie la maggior parte dell’infanzia e il loro ricordo ricorrerà spesso nelle numerose interviste successivamente rilasciate dall’autore, nelle quali spiegherà anche il profondo legame con la Sicilia delle zolfare, a cui lo avvicinano il nonno e il padre. A sei anni Sciascia inizia la scuola. Da subito affiora la sua forte passione per la storia, unita all’amore per la scrittura e gli strumenti dello scrivere: matite, penne, carta e inchiostro sono oggetto dei suoi giochi; sulla prima pagina di un quadernetto bianco il piccolo Leonardo scrive: “Autore: Leonardo Sciascia”. A partire dagli otto anni si dedica intensamente alla lettura di tutti i libri che gli è possibile reperire a Racalmuto fra la cerchia dei parenti, un centinaio di pubblicazioni che riescono per un poco a placare la sua bulimia di lettura. Nel 1935 l’autore si trasferisce a Caltanissetta con la famiglia e si iscrive all’Istituto Magistrale IX Maggio, nel quale insegna Vitaliano Brancati. Lo scrittore diventerà per Sciascia un modello, mentre all’incontro con il giovane insegnante Giuseppe Granata (futuro senatore del PCI) Sciascia riconosce la scoperta degli illuministi e della letteratura americana. Per due volte rimandato alla visita di leva, la terza è considerato idoneo al servizio militare ed è assegnato ai servizi sedentari, anche se non viene richiamato alle armi. Nel 1941 supera l’esame per diventare maestro elementare. Nello stesso anno lo scrittore è assunto all’ammasso del grano di Racalmuto dove resterà fino al 1948: un’esperienza che gli permette di conoscere il mondo contadino siciliano. Nel 1944 sposa Maria Andronico, maestra nella scuola elementare di Racalmuto. Da lei Sciascia avrà le sue due figlie, Laura e Anna Maria. Pochi anni dopo, nel 1948, il suicidio del fratello Giuseppe lascia un segno profondo nell’animo dell’autore. Nel 1949 inizia ad insegnare nella scuola elementare nel suo paese. È del 1952 la pubblicazione del «primo lemma di Leonardo Sciascia» (Scalia): si tratta di Favole della dittatura, ventisette testi brevi di prosa assai studiata. Sempre nel 1952, esce la raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore, illustrata con disegni dello scultore catanese Emilio Greco. Sciascia vince nel 1953 il Premio Pirandello per un suo importante intervento critico sull’autore di Girgenti (Pirandello e il pirandellismo). Dal 1954 si trova alla direzione di «Galleria» e di «I quaderni di Galleria», riviste antologiche dedicate alla letteratura e agli studi etnologici. Frequenta in quegli anni la Caltanissetta di Luigi Monaco e del suo omonimo Salvatore Sciascia, ricavandone forti stimoli che si traducono in frequenti collaborazioni con diversi giornali e riviste letterarie. Nell’anno scolastico ‘57-’58 viene distaccato a Roma, al ministero della pubblica istruzione. Al suo ritorno si ristabilisce con la famiglia a Caltanissetta, ma interrompe l’attività di insegnamento per lavorare in un ufficio del Patronato scolastico. Nel 1956 esce il primo libro di rilievo Le parrocchie di Ragalpetra, a cui seguono nell’autunno del ’58 i tre racconti della raccolta Gli zii di Sicilia: La zia d’America, Il quarantotto e La morte di Stalin. Nel 1960 è pubblicata la seconda edizione de Gli Zii di Sicilia, a cui s’è aggiunto un quarto racconto, L’antimonio. Del 1961 è invece Il giorno della civetta, il romanzo sulla mafia che porterà a Sciascia la maggior parte della sua celebrità: e proprio l’impegno civile e la denuncia sociale dei mali di Sicilia saranno uno dei tratti più pertinenti per la definizione della fisionomia dello scrittore e intellettuale Leonardo Sciascia. Oltre a Il consiglio d’Egitto (1963), gli anni Sessanta vedranno nascere alcuni dei romanzi più sentiti dallo stesso autore, dedicati proprio alle ricerche storiche sulla cultura siciliana: A ciascuno il suo (1966) un libro bene accolto dagli intellettuali e da cui Elio Petri ha tratto un film nel 1967; e Morte dell’Inquisitore (1967), che prende spunto dalla figura dell’eretico siciliano Fra Diego La Matina. Nello stesso anno esce per l’editore Mursia un’Antologia di narratori di Sicilia, curata da Sciascia insieme a Salvatore Guglielmino. Lo scrittore tenterà anche di applicare al teatro la propria propensione alla scrittura fortemente dialogata, ma l’incontro/scontro con la mediazione operata dal regista gli appare come “devastatrice” dei testi e lo induce ad abbandonare il proprio impegno teatrale. Sul finire del decennio Sciascia si trasferisce a Palermo in una casa zeppa di libri e d’estate torna a Racalmuto per scrivere. Il 1970 è l’anno del pensionamento e dell’uscita de La corda pazza, una raccolta di saggi su cose siciliane nella quale l’autore chiarisce la propria idea di “sicilitudine” e dimostra una rara sensibilità artistica espressa per mezzo di sottili capacità saggistiche. Il 1971 è l’anno de Il contesto, libro destinato a destare una serie di polemiche, più politiche che estetiche, alle quali Sciascia si rifiuta di partecipare ritirando la candidatura del romanzo al premio Campiello. Tuttavia si fa sempre più forte la propensione ad includere la denuncia sociale nella narrazione di episodi veri di cronaca nera: gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971), I pugnalatori (1976) e L’affaire Moro (1978) ne sono un esempio. Nel 1974, nel clima del referendum sul divorzio e della sconfitta politica dei cattolici, nasce Todo modo, un libro che parla «di cattolici che fanno politica» (Sciascia) e che viene naturalmente stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche. Alle elezioni comunali di Palermo nel giugno ’75 lo scrittore è candidato come indipendente nelle liste del partito comunista: eletto con un forte numero di preferenze Sciascia si dimette da consigliere già all’inizio del 1977. La sua contrarietà al compromesso storico e il rifiuto per certe forme di estremismo lo portarono infatti a scontri molto duri con la dirigenza del partito comunista. Significativamente, quell’anno pubblicherà Candido. Ovvero, un sogno fatto in Sicilia. In questi anni aumenta la frequenza dei suoi viaggi a Parigi e si intensificano i contatti con la cultura francese, da lui sempre tenuta come essenziale punto di riferimento. Nel 1979 accetta la proposta dei radicali e si candida sia al Parlamento europeo sia alla Camera. Eletto in entrambe le sedi istituzionali opta per Montecitorio, dove rimarrà fino al 1983 occupandosi quasi esclusivamente dei lavori della commissione d’inchiesta sul rapimento Moro. In seguito a nuovi contrasti con il PCI di Berlinguer Sciascia abbandona l’attività politica, ma non rinuncia all’osservazione delle vicende politico-giudiziarie dell’Italia, in particolare per quanto riguarda la mafia. In un articolo sul «Corriere della sera» dal titolo I professionisti dell’ antimafia, nel 1987 Leonardo Sciascia afferma che in Sicilia, per far carriera nella magistratura, nulla vale più del prender parte a processi di stampo mafioso. La memoria, privata e collettiva, restano però al centro della produzione letteraria sciasciana. Dalla collaborazione con la casa editrice Sellerio di Palermo origina una collana chiamata appunto “La memoria”, che si apre con un suo libro, Dalle parte degli infedeli (1979), e che con le sue Cronachette festeggia nel 1985 la centesima pubblicazione. Per un ritratto dello scrittore da giovane è un’opera considerata “minore” di Leonardo Sciascia. In realtà, ci troviamo di fronte a un altro importante scritto che aiuta a cogliere l’ispirazione più profonda dell’autore, attraverso la letture di pagine e la scoperta di luoghi letterari ancora poco frequentati.Gli ultimi anni di vita dello scrittore sono segnati dalla malattia che lo costringe a frequenti trasferimenti a Milano per curarsi. Sia pure a fatica prosegue la sua attività di scrittore, mentre i continui attacchi di una sinistra opportunista e ideologizzata lo impegnano in sempre più taglienti e ironiche reazioni. Carichi di dolenti inflessioni autobiografiche sono i brevi racconti gialli Porte aperte (1987), Il cavaliere e la morte (1988) e Una storia semplice (in libreria il giorno stesso della sua morte), in cui si scorgono tracce di una ricerca narrativa all’altezza della difficile e confusa situazione italiana di quegli anni. Pochi mesi prima di morire pubblica Alfabeto pirandelliano, A futura memoria (pubblicato postumo), e Fatti diversi di storia letteraria e civile edito da Sellerio. Opere nelle quali si ritrovano le principali tematiche della produzione sciasciana, dalla “sicilitudine” a quell’impegno civile che lo aveva caratterizzato lungo tutta la sua vita intellettuale, di cui rimane una testimonianza anche nelle numerose interviste rilasciate durante tre decenni della storia nazionale italiana. Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989, salutato da numerose parole di stima, fra cui quelle del grande amico Gesualdo Bufalino. Il suo corpo riposa all’ingresso del cimitero di Racalmuto.