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“Finalmente potremo scoprire cos’è un Tanatoscopio!”
Questa frase ci ha perseguitato in una pubblicità orribile che era solo la punta d’iceberg di un enorme investimento pubblicitario e di un enorme fallimento artistico. Su tutte le reti ogni ora c’era la frase: “Finalmente potremo scoprire cos’è un Tanatoscopio!”
La diceva un ragazzetto a una ragazzetta, e io pensavo che lei rispondesse con sarcasmo da manuale: “Grazie tante: tanatos scopio, cosa pensi ma che possa essere?”
E invece: “Finalmente potremo scoprire cos’è un Tanatoscopio!” e per tutto il film cercano di capirlo.
Io immaginavo che la scena, ambientata in una biblioteca, finisse con uno dei due che si alzava, prendeva un vocabolario di greco e in quattro e quattr’otto si metteva l’animo in pace.
Invece no: per tutto il film devono cercare di farci sviluppare tensione su questo fatto. La fotografia non è niente male, ma è ovvio che non ci vuole un cazzo a far paura alla gente: basta che metti un tizio da solo e tutto silenzio, poi all’improvviso una musica fortissima e una faccia brutta. E’ la base del cinema horror di quart’ordine: solitudine + musica forte + faccia brutta. E il film è fatto!
Poi sta faccia brutta è la tipica faccia brutta che vuole essere aiutata. E’ un morto che non sta tranquillo. E’ un tema trito e ritrito, al punto che dei morti manco c’abbiamo più paura. Mi verrebbe da dire: “oh, senti, finiscila di apparire e sparire a tipo morto. Vieni qua, siediti, parliamo: qual è il problema, che vuoi da me… no, perché così non si può andare avanti: appari, scompari e mi fai pigliare i colpi al cuore, poi la gente pensa che sono pazzo eccetera.” Poi, se il morto non rispondesse, gli diremmo, più cafoni, battendo il dorso di una mano nel cavo dell’altra: “Oh!, devi parlare, vedi che c’ho lezione!, forza.” E se ancora non parlasse, ci vorrebbe un bellissimo: “Ma vaffanculo, va’. E non farti più vedere!”
Non si pensino, il signor regista (Stefano Bessoni) e i signori produttori, che mettendo una minima citazione del Sesto Senso (lei dice più o meno: “smettila di vedere la gente morta!”, frase che come aiuto psicologico non fa granché), sia loro perdonata la scarsa originalità.
Io ho seguito il film più che altro perché mi dispiaceva per lui, che ne doveva passare così tante. Un po’ rincoglionito, comunque, il personaggio, ma l’attore era quello che era (come tutte le cose). Proprio bravo. Mi fa strano e piacere che la regia abbia voluto seguire la sua faccia per un bel po’ dopo che “aveva visto la gente morta”, infatti io ho sempre pensato che se avessi visto un morto o uno schiatta morto o un chitammuòrto avrei fatto quella faccia lì, camminando in un corridoio.
Si salva quella che poi è l’assassina, che è tanto gnocchetta e poi il personaggio stronzo le sta proprio a pennello e aveva uno stile di vestiario assolutamente adatto a quello che si voleva dire di lei. Carina pure la sua idea di morte che fa vedere tipo un lungo corridoio illuminato ma non troppo e in fondo c’è un banchetto e una bambina troppo studiosa seduta là. E quella bimba immagino che sia lei.
Si salva, più di tutti, sopra di tutti, l’eleganza di (Geraldine Chaplin) che avevamo visto in qualità di veggente nel grandioso “The Orphanage”.
Vedete che infinita differenza tra la bellissima donna che è ora e la bellissima ragazza che era un tempo.
Una curiosità ridicola per concludere? Il tizio ridicolo apparso in pubblicità e poi nel film, che diceva na cosa tipo “carpem mortem aspectum per oculos tuos” era proprio identico spiccicato a un tizio che più di vent’anni fa interpretò un ruolo in “The Barbarians” di Ruggero Deodato con i muscolosissimi “The Barbarian Brothers”.
Insomma: ““Finalmente potremo scoprire cos’è un Tanatoscopio!” Apri il vocabolario, leggi che significa. Poi fine. Ma qual è, mi domando, lo scopio di tutto questo?
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