Posts Tagged ‘sottotrame non sviluppate’

18
lug

Harry Potter e il principe Mezzasega

   Posted by: Pedro Adelante    in Senza categoria

Silente Gay

Silente Gay

Di Harry Potter ne parlano in troppi e dunque io sarò breve. Il film mi è piaciuto; non posso che dire che le cose le sanno fare bene. E’ sempre una figata, ma c’è da dire che stavolta il film non è stato strutturato secondo i più comuni dettami del cinema commerciale, cinema cui Potter appartiene. Un film deve avere 15 minuti di intro, un mutamento dell’ordine costituito che porti ad uno svolgimento di un’oretta, un colpo di scena e una fine accelerata di una decina di minuti.

Non voglio essere un imbecille di quelli che fanno i film a tavolino, ma alla fin fine se ci fate caso quasi tutti i film che avete mai visto si svolgono così. Harry Potter e il principe Mezzosangue non ci dà un vero svolgimento, non ci dà un clou, per loro il momento più importante qual è?, la morte di Silente? Ma del resto io non sono mica sicuro che sia morto!! Mica qua è la Piovra con Michele Placido, che quando uno muore… muore! Qua la gente muore e rinasce. Quindi non mi tocca più di tanto.

Ma per la sua posizione nel film, temo che il punto più coinvolgente volesse essere Silente che fa il vecchio tremebondo e beve quella robaccia.

Trovo quindi che sia un bellissimo film, con potenti mezzi, strutturato in modo da durare 4-5 ore, e ce ne hanno fatto vedere solo metà. E’ il primo Potter da cui me ne esco un po’ scocciato.

Ron fa sempre più pena, la Watson cresce sempre più divenendo il prototipo di quelle ragazzine amiche nostre che studiano sempre e dimenticano di avere un corpo… ma per quanto tempo li hanno vincolati sti poveri attori?? La Watson farà la fine di Stephanie Forrester in Beautiful? La vedremo nell’ultimo Potter, tra cinquant’anni, grassa e coi capelli corti bianchi?

Poveracci!, resi famosi e vincolati nel fiore della loro adolescenza!

Ma Piton che ha fatto?? E’ diventato bruttissimo!! Prima era una specie di Renato Zero, ora è un Renato Zero tutto gonfio, tipo certa gente che è allergica alla polvere o si fa delle cure al cortisone.

“Il principe mezzosangue” sarà stata certamente una sottotrama, ma non è stata affatto sviluppata.

Voglio anch’io andare a Hobwarts!!!!! BWAAAAAA!!!!!(rts)

Per concludere: boh.

Intimità... e lui brutto come la morte

Intimità… e lui brutto come la morte

Silente Gay, Potter nudo a teatro... ma cosa è diventato questo maghetto?

Silente Gay, Potter nudo a teatro… ma cosa è diventato questo maghetto?

Ve lo ricordate invece quando era così!!?

Ve lo ricordate invece quando era così!!?

E lei, novella Paris Hilton (o era Britney Spears)!?...

E lei, novella Paris Hilton (o era Britney Spears)!?…

...quando da piccola era così amabile.

…quando da piccola era così amabile.

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2
giu

The Uninvited, un film-copia piuttosto fiacco

   Posted by: admin    in Film

La scena del polpettone

La scena del polpettone

The Uninvited è un film che è una via di mezzo tra The Ring e Il Sesto Senso, con una spruzzata di Two Sisters. Però sta ad essi esattamente come un pezzo di carne frollata sta a un vitello vivo. Ci sono dei film che quando li vedo mi viene da pensare che sono il prodotto sofferto di una profonda cultura cinematografica ed esperienza umana (parlo di The Ring e del Sesto senso). Ci sono altri film che sono fatti da persone che hanno visto i film di cui poco fa ho detto e hanno deciso di rielaborarli per vedere se c’era ancora qualcosa da vendere. Un po’ come uno che si mette una camicia bianca al mattino ed è un gran bel vedersi, sa di fresco e di lavanderia. Poi va a dormire e la camicia ha fatto il suo dovere, ma ora è sudata e stropicciata. Ebbene sembra impossibile, ma c’è un altro tizio che il giorno dopo la va a prendere in mezzo ai panni sporchi e se la mette, tutto convinto. A chi obietterà la qualità della sua camicia lui griderà: ma è la stessa!

E’ come quando si ama un grande artista, un grande regista semi sconosciuto, considerato molto alternativo, e poi gli arride la fama, comincia a comparire su GQ, su MAX, su VANITY FAIR, eccetera, tutto vestito sgargiante, con una sciarpa da regista o da guidatore di mongolfiera e un chihuahua tutt’occhi in mano. E’ un riciclaggio, è una diluizione, è una delusione.

The Uninvited parla di una ragazzina che aveva la mamma malata. Il padre tradiva la mamma con l’infermiera. Allora l’infermiera uccide la mamma e la bambina va in manicomio perché è sotto shock.

Il film comincia con la bambina un po’ cresciutella che esce dal manicomio, ma ancora non ricorda cosa successe quella notte. Ci sono un sacco di morti che camminano la notte eccetera, poi la bambina insieme con sua sorella capisce che la nuova donna di suo padre è la stronza assassina. Tipiche scene di lotta con coltelli e siringhe di calmanti, eccetera. Le due sorelle riescono a far fuori la stronza bionda.

Colpo di scena!, la stronza bionda era buona (o per lo meno non era un’assassina psicopazza), la sorella della protagonista era morta quella sera in quell’incendio. Lei l’ha vista per tutto il film perché è pazza. Le persone, il padre, sembravano interagire anche con la sorella, ma non è così. In realtà fu lei ad appiccare preterintenzionalmente quell’incendio che uccise la madre. La polizia se la piglia e la porta di nuovo tra i matti.

In primo luogo questa cosa dello scoprire che uno che abbiamo visto per tutto il film era in realtà un morto, l’ha già fatta Il sesto senso, solo che lì il morto era il protagonista stesso e la cosa era originalissima. Qui l’epigono è riuscito nella triste sorte di essere superato dal suo stesso ispiratore.

In secondo luogo è facile fare vedere che quella sorella non ha interagito per tutto il film: in quella casa regnava silenzio ed incomunicabilità, la sorella se ne andava ad ogni pie’ sospinto: troppo facile, così. Dove sono finite quelle scene del Sesto senso, dove Bruce Willis arriva in ritardo all’appuntamento per l’anniversario di lei, al ristorante, fa una bellissima battuta e lei dice sussurrando “Buon anniversario, Henry” (non ricordo se era Henry, ma il punto è che lei sussurrava in preda alla tristezza e noi abbiamo creduto che lo dicesse a lui in preda al risentimento!, qui c’è comunicazione!, qui c’è inganno registico bellissimo!, lì invece ci sono soluzioni di comodo, al punto che a fine film, quando “udite udite!” si scopre che la sorella era morta da tempo, a fine film, dicevo, il pubblico se ne strafotte di ripercorrere con la memoria le scene precedenti. Il pubblico pensa: ok, lo abbiamo già visto nel Sesto senso e già questo basterebbe a non farmi sforzare la mente più di tanto, ma inoltre: grazie al cazzo, in quella casa non parlavano mai.)

In terzo luogo in The Uninvited succede una cosa che sempre più spesso succede nei film: lasciare in sospeso le sottotrame. Una sottotrama è un evento, una serie di eventi o anche un oggetto, che all’interno del film ha un inizio, uno svolgimento e una fine. Se ad esempio abbiamo un film su di un tizio che sta per morire e due suoi amici si incontrano a una festa e si sorridono, è necessario che – anche se il soggetto del film è il tizio che muore – dal momento che hai fatto sorridere tra loro quei due, caro regista, sei tenuto a dare un seguito alla cosa: uno sviluppo. Allora qui quali sottotrame stanno tanto appese che pare ci siano stati tagli nel film? Cominciamo col campanello. La madre malata della bambina, quando era viva, aveva un campanello legato al polso sinistro: quando suonava l’infermiera accorreva.

La bambina esce dal manicomio e va in soffitta a casa sua: ritrova il campanello.

Lo poggia sul comodino affianco al letto.

Succedono cose strane, pericoli, mostri. Noi speriamo per tutto il tempo che questo campanello sia quello da suonare per far accorrere in aiuto la mamma, che risolverà tutto il film.

Scena con la mamma morta e tutta sfregiata che indica e grida “Assassina!”, ha il campanello al braccio destro, non più il sinistro: perché??

Da quel momento il campanello non compare più. Regista caro, gli hai fatto troppe inquadrature da vicino, hai dato troppo valore a quel campanello. Quando ne Il delitto perfetto Hitchcock inquadrava quella forbice in primo piano, era perché poi il signore l’avrebbe usata.

Emily Browning quanti anni dimostra?

Emily Browning quanti anni dimostra?

Emily Browining, l’attrice, ma quanti anni ha??? Una volta mi sembrava una bella bambina, una volta mi sembrava una puttanella già cresciuta. Ecco, vedo su Google, ha 21 anni, è del 1988. Ok. Che altri film ha fatto? Ecco: Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi (con Jim Carey, 2004), Ned Kelly (2003), poi doveva fare Twilight ma ne hanno presa un’altra.

Poi non so perché ero andato a vedere sto film convinto che avesse a che fare con Two Sisters (tant’è che c’è una scena rivisitata male sotto il mobile dei fornelli della cucina!, da sotto quel mobile in cui in Two Sisters avevamo visto in un’ombra di petrolio agitarsi una creatura, da sotto quel mobile qui esce una specie di boyscout roscia che batte i pugni a terra e fa bu!!, esattamente come era uscita ne Il sesto senso la bambina con la videocassetta in mano, mah, strani miscugli citazionistici!), non so perché. E dal momento che sono convinto che la maggioranza dei giapponesi ha i bozzi in faccia, all’altezza degli zigomi per lo più, tant’è che i film coi giapponesi a me mi fanno paura a priori, perché ci sono loro, dal momento che sti giapponesi hanno i bozzi ma il film vuole essere occidentale, hanno preso un’attrice che ha quasi i bozzi! Una via di mezzo che non si capisce se ha quattordici anni o venti, se è occidentale o orientale.

Comunque, andiamo avanti!

Altra sottotrama non sviluppata: sti morti del cazzo. Oramai nei film horror ci sono morti a palate, morti che parlano, morti che cacano il cazzo, morti che non fanno dormire la notte. Lovecraft ti faceva terrore con un’illustrazione e una vecchia casa!

In primo luogo non accetto più che un morto che in vita era stato buono, un morto che dovrebbe volerti bene, tipo la mamma della bambina, non accetto più che debba dare fastidio: sei la mamma e fai la mamma! Non te ne uscire sanguinante la notte da sotto i letti! E’ ingiusto! Io lo cazzeerei il cadavere di mia mamma se, invece che venire all’ora del thè come tutta la gente beneducata, venisse nel cuore della notte ad afferrarmi le coperte gridando “Assassina!”

Una bella cazziata non gliela leverebbe nessuno.

Una volta che morì un mio amico nelle mie preghiere lo minacciai: non doveva farmi paura perché sennò mi incazzavo, doveva venire di giorno, bussare, fare l’inchino e tutto il resto. La morte non lo emancipava dalla buona creanza.

Dicevo: sti morti del cazzo compaiono due o tre volte in The Uninvited, poi niente più.

E noi tutti ci aspettavamo che nel momento critico sarebbe stato proprio il cadavere della mamma, attirato da un provvidenziale campanellino, a salvare la bambina contro l’infermiera cattiva. Sto cadavere scompare!, e non si rivede mica più!

Ho capito che poi lei vede la mamma sorridente sulla sedia, ma non è sufficiente!

Non voglio dire che il regista deve obbedire alle aspettative del pubblico: ossia essere banale. Voglio dire che c’è una tradizione e va seguita: se fai vedere una forbice in primo piano, quella forbice deve colpire. Oppure mettici un colpo di scena, fai che quella forbice era finta e non uccide, fai qualcosa: ma se hai creato un’aspettativa, tu devi considerarla. O la fai vedere perché colpirà, o la fai vedere per un colpo di scena. Non puoi farla vedere senza nessun motivo!!, senza nessun riscontro!

Stanotte sognerò campanellini, perché siccome me ne hanno fatto venire la voglia e poi non li ho visti… stanotte li sognerò.

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