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Atonement

Atonement

Dopo aver visto Orgoglio e Pregiudizio, ho pensato che il medesimo regista e la medesima attrice, a un film successivo, avrebbero ricreato la stessa poesia, gli stessi sguardi, la stessa freschezza.

Invece il film è pesante. Io ho una malattia: quando leggo un libro, anche se non mi piace, e quando vedo un film, anche per caso, anche se non mi piace… devo sentire o leggere tutto quello che dicono!, sono convinto che sia fondamentale aver visto per intero un film che non vedrò mai più, e starci attento, a quello che dicono e fanno… Ebbene, con Espiazione non è stato così: ho dovuto mandare avanti col telecomando.

E’ un film lentissimo, che comincia bene, in un bell’ambiente, bellissima la fotografia, bellissima lei, persino sexy qui, persino sessuale nelle scene che di seguito dirò… dopodiché puff!, tutto finisce e invade lo schermo una noia mortale.

La storia è questa: Keira e sua sorella piccola vivono in una bellissima villa. Robbie è il figlio della domestica e nasce tra lui e Keira un qualche tipo di amore profondo e sensuale, combattuto, un amore fatto di rabbia, di odio e, infine, di amore.

Questo film è pieno di scene grandiose che resteranno nella mia memoria per sempre: le descrivo in funzione del riassunto.

Sull’orlo di una grande fontana Keira e Robbie si guardano, nella fontana cade un oggetto prezioso, Keira si spoglia fino a rimanere in intimo (dell’epoca) e si tuffa. Attimi sott’acqua. Robbie fuori è immobile, ancora shockato dell’ardire della donna, un ardire non esplicito, ma rabbioso. Lei esce, tutta inzuppata, estremamente sexy, lui è senza parole.

La scena è vista dalla giovane sorella di lei, da una finestra. L’attrice che la interpreta credo sia Saoirse Ronan: una regazzina tutta malizia e occhioni blu. Ma lì è ancora molto piccola. Questa bambina ama scrivere le cose e, come ogni adolescente, e come ogni scrittrice, colora il mondo delle sue interpretazioni. Non importa che non corrispondano alla realtà. Come diceva Nietsche: “Non esistono fatti, ma solo interpretazioni.”

Successivamente altra scena miliare: Robbie, a casa sua, in canotta, sexyssimo, bretelle dappertutto, alla macchina da scrivere, nel caldo, scrive una lettera di scuse a Keira. E’ molto ampollosa, non riesce a trovare il giusto spirito. Eppure la scrive. Inserisce un altro foglio, e ridendo scrive esattamente ciò che pensa: “Vorrei leccare la tua dolce figa bagnata.” Sentir dire questo, di punto in bianco, in un film, questo pensiero che esprime il pensiero della maggior parte degli spettatori, ma non dice “voglio infilarti il cazzo in culo”, ma è estremamente più sessuale. “cazz-in-culo” è ormai una frase che non dà immagini, tanto è ripetuta, “chiavare”, idem. Ma l’immagine netta e sincera che dà lui con una frase sessuale ma, se mi permettete, dolce, e il fatto che lo spettatore sia automaticamente costretto, dopo la scena della fontana, a immaginare “la dolce figa bagnata” (lui scrive “cunt”) della Knightley, e contemporaneamente il fatto che lui sia lì, in quella stanza soleggiata, alla macchina da scrivere, vestito come ci si veste per casa… crea una scena di un sensualità disperata, di un desiderio allucinante. Chi non ha vissuto una scena così. Joe Wright l’ha messa in uno schermo. Complimenti.

Ovviamente sbaglia bigliettino e fa in modo che la piccola Saoirse lo consegni a lei. La piccola Saoirse lo legge e comincia l’equivoco. Lo recapita alla sorella.

Robbie arriva a casa rosso di vergogna. Ma vede Keira in biblioteca e non c’è niente da dire, lei indossa un abitino verde che è perfetto su di lei, lui uno smoking con papillon che è perfettamente adatto ad una serata in famiglia, lui le si fa incontro, non c’è niente da dire: è passione.

Le si fa addosso, l’avvinghia, ma ecco la piccola Saoirse che vede la scena, a bocca aperta: e con la piccola Saoirse la vediamo anche noi: Sembra che un uomo di spalle, vestito di nero, abbia bloccato contro i libri e gli scaffali della biblioteca una verde mantide religiosa dalle lunghe gambe di donna. Bellissimo e shockante.

Ma da adesso in poi val la pena soltanto un riassuntino: due chiattoni bambini si perdono intorno alla villa, li vanno tutti a cercare. Una bambina viene violentata da un tizio e Saoirse li vede da lontano al buio e decide di autoconvincersi che quel violentatore era Robbie.

Non è assolutamente vero ma comincia per Robbie una vita diversa. Va in galera, ma noi non lo vediamo, lo vediamo direttamente al fronte. Ecco la seconda parte del film.

Joe Wright cerca di comunicarci una guerra del 1940 fatta di tizi che camminano a tre a tre in mezzo alle brughiere. Poco credibile. Noioso, cmq. Keira fa l’infermiera, cercano di ritrovarsi ma le occasioni son poche, il tempo è ancora meno.

La piccola Saoirse, che in effetti si chiamava Tallis, è cresicuta. Ora, forse per autopunirsi, forse perché davvero desidera essere d’aiuto, ora fa l’infermiera e aiuta la gente che soffre al fronte.

Incontra la sorella Keira che sta con Robbie e più o meno sono felici e contenti.

Fine seconda parte. Inizia la terza.

Non era vero: Keira era morta e pure Robbie, senza vivere mai quell’amore che desideravano tanto.

Vediamo un’altra scena da manuale, quali Warholesca. L’immagine di una vecchia in tanti schermi affiancati.

E’ Tallis da vecchia. Durante un’intervista si blocca e chiede un minuto di pausa prendendo la testa fra le mani come una vecchia non farebbe. Come potrebbe fare soltanto una vecchia dilaniata da un dolore, da una colpa commessa.

Troppo bella questa scena, dove l’immagine della vecchia attrice Vanessa Redgrave si moltiplica prima dell’immagine, in più schermi, poi nel tempo e nel suono, in una ripetizione della scena in cui lei ha un cedimento.

L’intervista riprende: ecco la spiegazione del libro di Ian McEwan e del film di Wright: la vecchia è ormai una scrittrice di successo. Ha scritto questo libro sulla sua vita e sulla sua colpa (aver mandato in galera Robbie con la sua deposizione, anche se non aveva visto bene chi era il violentatore). Nel libro ha fatto in modo che si reincontrassero, che le dichiarassero il suo odio.

Lei avevo bisogno che loro fossero felici insieme e che lei invece soffrisse.

Dichiara che ha cercato di riunirli nella finzione, se non hanno potuto nella realtà.

Il film finisce con immagini mai verificatesi di Keira e Robbie che scherzano sulla spiaggia.

Non si capisce il punto di vista di Wright.

E’ d’accordo nella modifica della realtà? Gli fa piacere che una finzione possa modificare il ricordo dei fatti?

Nelle culture africane, non scritte ma orali, ogni volta che cambia un capo tribù viene reinventata tutta la storia precedente. E si fa in modo che quel capo tribù nuovo, che magari una settimana prima era uno stronzo sconfitto, e che è diventato capo perché magari ha avvelenato il capo precedente che l’aveva sconfitto alla prova della forza… si fa in modo che il nuovo capo tribù abbia una onorevolissima storia. Così si modifica la realtà: nascono bambini che non sanno nulla del passato e imparano soltanto la storiella nuova, sono così più rispettosi e inclini all’obbedienza.

Oggi siamo nel 21° secolo. Trovo che abbiamo capito che la realtà esiste e, sebbene abbia mille interpretazioni, non bisogna stravolgere i fatti realmente accaduti. Questa è menzogna.

E’ una menzogna comoda quella della vecchia Tallis: far finta che Keira e Robbie si siano incontrati e le abbiano sputato in faccia il suo odio. Lei così potrà vivere. Ma non ci crede nemmeno lei: lei ha infranto per sempre la vita di due giovani.

Dunque non concordo con l’immagine che più o meno Wright, chiudendo il film con loro due sulla spiaggia, dà.

In conclusione il film è pieno di scene memorabili, ma non potete prenderlo in affitto per passare una bella serata. Abbiate il telecomando col forward accanto.

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