
Bambole di carne
Edizioni ARCADIA – www.edizioniarcadia.com
48 pgg. – 6,00 €
Il titolo mi attraeva da morire, ma la copertina mi scacciava. Quella specie di vecchia che si vede (che poi si scopre essere un Milord che ama divertirsi coi bimbi “alla maniera degli antichi greci”), che fa da burattinaia a un maggiordomo del cavolo e a due bambole dagli occhi sgranati, con quel bimbo paffutello, vestito alla dandy, che fuggiva… Tutta questa roba mi aveva decisamente convinto che fosse un cattivo albo. Ma alla fine erano 6 euri soltanto, e Golden Distribution mi faceva pure il 30% di sconto e ho voluto seguire l’istinto.
Il retro copertina, ugualmente, non mi piaceva, perché nonostante quel bellissimo corvaccio che quasi rapisce un bambino in un frullare di penne, trovavo il testo troppo indistinguibile dallo sfondo. E il testo però diceva:
“Dimenticheremo tutto.
Faremo come se tutta la tristezza non fosse mai
esistita. Faremo finta di essere ancora bambini”
Ora, io sarei andato a capo alla parola “tristezza”, o a “esistita”, il grafico ha deciso di spezzare la frase a metà. Però la frase era bellissima, e non te l’aspetti in un libro disegnato con i “disegni carini” che dice Taccolini nell’introduzione. Oltre al titolo forse era l’unica frase, della copertina, fedele al contenuto del libro.
Poi diceva, il retro:
“Questa è la storia dei Cappuccetto Rosso che il
Cacciatore non ha mai salvato dalle grinfie del Lupo,
delle Alice mai tornate dal Paese delle Meraviglie, dei
Pollicino mai sfuggiti all’Orco;
bambini presi per mano e portati nel buio.”
Ora, questa mania di spezzare le frasi in punti improbabili che i grafici hanno (sono della stessa progenie, mi sa, di quei grafici che hanno deciso di abolire le regole della sillabazione italiana e vanno a capo nei modi più strambi!) non mi è mai andata giù.
La frase però pure è bellissima. Al che, dopo aver letto il fumetto – e visto che tale frase col fumetto centra ben poco –, devo suggerire assolutamente all’autrice Francesca Da Sacco di fare un fumetto sui Cappuccetto Rosso e i Pollicino mai sfuggiti, sarà bellissimo.
Ma ora, dopo aver esposto il male – e cioè che l’esterno non è fedele al contenuto, almeno secondo me –, passiamo all’interno, sorvolando su stronzate che nessuno nota, tipo che in seconda di copertina qualcuno ha avuto di mandare a capo la parola “personag-gi”, e mi domando che necessità ci fosse, di spezzare una parola! Forse un seguace di Ennio?, che disse cose come “cere- comminuiti -brum” ossia “cer- fracassa -vello”!? Purché siano scelte stilistiche consapevoli… tutto ok.
Ma ecco pagina 1: è già bellissima, vale già i sei euro. Un’ombra (che sa tanto di Fritz Lang o di Nosferatu) apre una porta e si staglia su bambini dagli occhi sgranati. Sgranati, ma di un tipo di paura che non so definire, non banale, un’illustrazione che va vista più che descritta.
Ecco che con un topolino che va sotto una carrozza in uno schizzo di sangue si apre una storia: una dichiarazione di poetica, quasi.
E la storia parla, con disegni gentili, adatti ad un pubblico di giovanissimissimi, di bambini che vivono tenuti in gabbie dalle suore che li sfamano in modo orribile e li vendono a ladri che gli insegnano il latrocinio per poi rivenderli a ricchi signori che ne fanno un uso pederasta.
In questo mondo è più facile rinunciare al cuore e metterlo in uno scrigno, piuttosto che portarselo nel petto, con le sue pulsanti proteste. Questo mi ricorda un passo di un libro che avevo scritto, Scazzimme II, dove il protagonista narrante riponeva il cuore in un cassetto, quasi involontariamente, tra delle asciugamani, e poi lo ritrovava involontariamente anni dopo, per caso, con lo stupore negli occhi di chi avesse trovato un rubino.
Ma… una suora voleva cucinare un bambino!! Bollito!? E la cosa la si vede… orribile… fighissimo!
I bimbi vivono in una gabbia nello scantinato delle suore… chi è più alto di un metro accede al piano di sopra. E loro pensano che la vita sia quella e sono tutti contenti se è il momento di salire sopra… ma sopra li aspetta solo di essere venduti come schiavetti. Io dico che questo concetto è stato ispirato dal film “The Island”. “Io dico che il ciuffo conta”, dice una suora, e il bimbo è tutto contento che il ciuffetto di capelli gli abbia fatto superare il fatidico metro!
Non capirò mai quel corvo nero perché diavolo va a dare fastidio al bimbo sul cornicione.
Il cuore putrefatto di Milord, conservato in una teca, mi ricorda tanto la rosa di “La bella e la bestia” o i dildo putrefatti e malati di Miguel Angel Martin.
Cmq, ecco che capiamo che quel bimbo mezzo dandy che correva in copertina, era stato agghindato solo per piacere al milord… e capiamo che quella burattinaia in copertina non è una vecchia ma un milord pederasta.
Insomma: nonostante la copertina è un fumetto bellissimo, che vi stupirà e vi farà del male. Sentirete il cuore pulsare prepotente, opponendosi a ciò che vedete e leggete. E’ possibile che da una storia tanto truce si senta rinascere nel petto una scintilla d’amore?
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