
- Il bimbo sul davanzale
Antichrist è un film? E’ così… pittorico, così artistico, che forse è offensivo definirlo un film.
Se volete leggere subito la mia spiegazione del film, andate direttamente in fondo là dove dice “spiegazione del film”, così non dovrete sorbirvi tutti i miei altri pensieri.
Stanco di tutti quegli horror movies che ritengono di suscitare la paura soltanto alzando all’improvviso il volume (anche mia madre mi farebbe sbandare se entrasse all’improvviso gridando nella mia stanza), stanco di sangue a bizzeffe, esplosioni eccetera, finalmente un’opera che mi ha solleticato.
Dopo averlo visto ho chiuso la bocca. Di solito prima ancora di uscire tra la folla del cinema già vado commentando. Stavolta no, silenzio. Ci ho pensato un paio di giorni, ho sofferto. Poi mi sono documentato. Solo ora cerco di dire qualcosa, ma dire qualcosa è difficile senza avere ancora il dvd in mano da guardare e riguardare tra mille fermi immagine.
Finalmente un film di cui si può parlare più di una mezz’oretta!
Da dove partire? Dall’influenza di un Lynch, di un Bergman, persino di uno Strindberg? Partire dalla significativa divergenza di questo film con il resto dell’opera del regista danese, dal cinema come tela pittorica e non soltanto mera narrazione, che lo accomuna appunto a Tarkovsky (cui il film è dedicato), a certi aspetti di Kubrick o all’ultimo Coppola (come qualcuno ha suggerito)?
Partiamo dalle recensioni degli altri: von Trier ha giocato sullo “scandalo” che il film rappresenterebbe, per via di un paio di scene di sesso esplicito (ma… fanno ancora scandalo?, pensavo che con Ultimo Tango a Parigi avevamo chiuso con i perbenismi) e di un clitoride amputato (ma possibile che non abbiano mai visto un film gore o splatter?). Vabbè, e dov’è lo scandalo?
Si è parlato, per un film così bello, di “mera volontà di provocare”. Ma posso suggerire a tali avventati critici di farsi un giro in un qualsiasi museo di arte moderna e contemporanea, ma anche il 1200 va bene. Volete dunque dirmi che i quadri certe cose le possono dire e i film no? Perché, di grazia?
Leggiamo insieme la superficialissima recensione di Natalia Aspesi su Repubblica:
“Ingannati dalle allettanti promesse di pornografia, erano corsi a frotte al cinema, intasandolo tutto un’ora prima dell’inizio del tanto atteso nuovo capolavoro di Lars von Trier, dal titolo sulfureo, Antichrist, quindi adatto a suscitare i tanto benedetti scandali. In preda a una forte depressione, come lui stesso ha rivelato, il regista danese ha scelto come terapia non un analista o gli psicofarmaci, ma un film che lo guarisse attraverso momenti di massimo horror ginecologico, quali il taglio con forbici del proprio clitoride da parte della fuori di testa Charlotte Gainsbourg, che aveva però provveduto prima a inscenare un horror penico, dando una tremenda legnata al membro del marito Willem Dafoe, seguito da masturbazione sanguinolenta più trapanazione di una gamba con inserimento di un ferro chiuso da una mola.
Inizio tragico, in bianco e nero: la coppia di brutti e bravi Dafoe e Gainsbourg sta facendo l’amore accanto alla lavatrice e intanto il loro delizioso piccino Nic precipita dalla finestra. Noiosissimo, il marito con alterigia antipatica la porta in un capanno in una fitta foresta (simboli su simboli, sciamanesimo, psicanalisi, esoterismo) per guarirla dalla disperazione e dove invece chiunque impazzirebbe [questa gliel’appoggio!].
Qui misteriosamente la signora si rivela una strega, per lo meno una che stava facendo una tesi sul Ginocidio con tutti i libri del caso compreso il cinquecentesco Malleus Maleficarum che dettava legge su come torturare e ammazzare le donne considerate streghe. Tra il pubblico, risate quando gli animali stregati parlano (una volpe, «il caos regna») [anche questa gliel’appoggio… a me ha fatto troppo pensare a Labyrinth e al volpino che dice: “Nihuno passera di qui… senza la mia… ehm, permissione!”, però è solo la volpe che parla, non ci sono “animali che parlano”], grida di raccapriccio quando la signora spettinata usa forbice e bastone e cerca di sotterrare il marito, che forse se lo meriterebbe data la supponenza.
Il regista tanto amato e premiato ha un bel spiegare che parlare di caccia alle streghe non vuole dire approvarla ma il pubblico molto provato ha il diritto di pensare che il film sia frutto di un suo risentimento angosciato contro le donne o una donna. Nel film ci sono solo i due protagonisti, che stanno sempre senza mutande e pur piangendo per l’insopportabile lutto si cavalcano continuamente. Vera opera da strega, che non solo stregonescamente metteva le scarpe sbagliate al figlioletto maschio, ma appena poteva si masturbava tutta nuda, anche tra le felci!”
Questa recensione è un capolavoro di superficialità. “Stanno sempre senza mutande”, ma perché un marito e una moglie non possono chiavare? E’ peccato mostrarlo? Non si sa che l’elaborazione per un lutto passa talora per l’isteria e l’ansia, cui sintomi e conseguenze sono un elevato desiderio sessuale, particolarmente nei confronti del proprio psicanalista?
L’amore sconfinato del protagonista maschile diventa “supponenza”… uno che ti sta vicino nella tua pazzia, un coniuge che ti ama e sopporta, e sebbene soffra anche lui ti dà modo di sfogarti eccetera? Me lo sposerei pure io!, però c’è da ammettere che nella versione in lingua italiana lui è effettivamente “serafico e spento” e lei è “melensa e lamentosa”.
Poi questa sparata del “angosciato contro le donne”, mi sembra di stare in pieno Positivismo, quando si diceva che il fatto che Leopardi ha studiato così tanto e ha scritto così bene è da individuare nelle sue menomazioni fisiche. Quindi riduciamo un gran film, un’opera d’arte, diciamolo pure, in un film misogino?
Parlare della misoginia è essere misogini? Rappresentarla è essere misogini? Non si può essere misogini? C’è qualcuno che se sei claustrofobico, se hai paura dei cani, o delle donne, può venire a contestartelo? E se, anche in senso liberatorio, ci fai un film, sei uno stronzo misogino? Ma è veramente un film sulla misoginia?, o voleva dire qualcosa di più profondo?
Quindi tutto questo film, che ora vado a spiegare (per lo meno come l’ho capito io), va ridotto allo sfogo di un imbecille?, alla mera volontà di provocare?
Ma per piacere!
Certo è difficile mantenersi distaccati, saper giudicare con distacco e onesta uno che ritiene di essere “il miglior regista di sempre” e di scrivere per diretta ispirazione divina… ma prendiamo lo in simpatia per questo, non odiamolo! Non facciamoci influenzare!

La tanna della volpe
Ora, cominciamo dal fatto che è un film pittorico, che va avanti per simboli ed analogie, non per metafore e narrazione. Pittorico. Chi sono le fonti pittoriche, di chi i quadri? Io ho rinvenuto Bruegel (i morti accumulati nel bosco), Friederich (i tronchi verticali mi ricordano tanto il cimitero di F.), altri mi hanno suggerito Caravaggio, Gustave Dorè, qualunque quadro vi vennisse in mente vi prego di mettermelo nei commenti.
Qual è la differenza tra un simbolo e una metafora, e perché è tanto più profondo, toccante e difficile parlare per simboli?
Una metafora è per esempio, ne Il giardino segreto, far vedere che il bimbo che dalla sedia a rotelle inizia a fare i primi timidi passi è come l’agnellino appena nato che ancora non si regge sulle zampette. Si fa vedere il bambino, poi l’agnellino, e il gioco è fatto.
Per le metafore il contesto è fondamentale, le metafore sono relative. I simboli sono assoluti, hanno un legame profondo con gli oggetti a cui si riferiscono, affondano le loro radici negli archetipi comuni del genere umano.
Il film ha atmosfere e concetti vaghi ed indeterminati, ma proprio per questo fortissimi, perché con la forza del simbolo e delle analogie (rapporti fra simboli), ci comunica cose, anzi, ombre di cose, che la nostra mente recepisce, e ne è turbata.
Noi non siamo turbati perché la stronza si taglia il clitoride. Quello lo abbiamo già visto. Non siamo turbati perché gli mette la mola nella caviglia, siamo turbati per l’atmosfera, per il solletico continuamente fatto a porte del nostro cervello che di solito restano ben chiuse. Io per percepire tutta quell’arte ho dovuto aprire la mente nella speranza di recepirne almeno un grammo e, nella mia attenzione, si sono infilati i simboli, le analogie, eccetera.

La casa nella nebbia, a Eden
La mia spiegazione del film
Antichrist comincia con un rallenty in bianco e nero di due storie incastrate con montaggio non lineare: lui e lei fanno sesso sfrenato sotto la doccia, intanto il loro figlioletto di un paio di anni esce dalla gabbietta, sale sul davanzale e precipita nella neve.
Intanto c’è una musica sublime che, in spregio dello stesso Dogma 95 di Trier, copre ogni rumore. E’ l’aria del Rinaldo, di George Friderich Handel, libretto di Giacomo Rossi, che canta in italiano “Lascia che io pianga la cruda sorte, e che sospiri la libertà!”
E’ una mise en abyme del film? Vuol dire che la libertà passa attraverso una cruda sorte?
“Qui non c’è dolore”, nota un gran critico. Il bimbo è felice, ha scoperto la libertà, precipita nella neve soffice con il pupazzetto. Il dolore non è del bimbo. The three beggars, i tre mendicanti vengono preannunciati:
Pain (dolore)
Grief (ansia)
Despair (disperazione)
Qui sono tre statuine che il bimbo fa cadere. Ci sono sempre stati. Erano nel destino, il destino era scritto. (Al posto di “i tre mendicanti”, io capivo sempre “i tremendi canti”!)

Chiavano
Atto PRIMO – “DOLORE”
Il bambino è morto. Lei non riesce ad elaborare il lutto. Pare che lei abbia dolore, e lui no. E’ la parte razionale e la parte selvaggia, l’apollineo ed il dionisiaco. E’ il dualismo di Dio.
Lei, scopriremo, può provare ed infliggere dolore. Lui no. Lui dovrà imparare a provare dolore (mentre lei uscirà dal trauma lui vi starà entrando – vedi le sue visioni – lui subirà dolore anche fisico) e ad infliggerne. L’apollineo dovrà sopprimere il dionisiaco accogliendolo in sé.
Ecco che a un tratto, mentre sono in ospedale, l’inquadratura, con grande shock del pubblico, abbandona gli esseri umani, i protagonisti ed inquadra un vaso di fiori, con dell’acqua sporca: s’avvicina, s’avvicina. Inquadra dei fiori, poi i loro gambi, poi più vicino, s’intravvedere un’ombra, forse satana, tante particelle in sospensione: è la Natura. La Natura che è tutto: è il grande ed il piccolo, è anche le particelle, è tutto.
Ecco un’inquadratura angosciante di tronchi verticali che tornerà per tutto il film. Ancora è la Natura.
Inizia la terapia: lui andando contro ogni regola convenzionale decide di farle da psicanalista, nonostante siano marito e moglie. Questo è un problema perché l’analista, per guarire il paziente, non deve violare il rapporto di fiducia che si già stenta a creare, e facendo sesso lo violerebbe. Ma lui immediatamente lo viola. La prima volta la ferma, ma lei è assatanata: vuole fare sesso. Lui cede.
Con inquadrature mosse, con telecamera a mano, alla Dogma 95, vediamo loro due sul letto che parlano. Lui disegna una piramide sul foglio: vuole fare una scala delle paure di lei. Cosa ti fa paura?, le chiede. Lei ci pensa a lungo. Il bosco. Dice. Lui, da buon terapeuta, non lo scrive in cima alla piramide, ma a metà. Le fa paura il bosco di una casa che hanno loro, una casa che chiamano sempre Eden, parlano di andare a Eden. Ecco che ritorna Dio e la Bibbia.
Atto SECONDO – “LA NATURA – IL CAOS REGNA”
Parlando ancora si delinea la paura di lei: lei ha paura della Natura, la Natura, come vuole la stessa Bibbia, il mondo e il luogo in cui Satana è stato confinato, e noi siamo sotto la sua signoria. (Al riguardo consiglio di leggere l’introvabile ed illuminante saggio Il diavolo di Papini).
Lui scrive nella piramide, sopra la parola “bosco”, la parola “Natura”.
Ma la Natura ricomprende anche la donna, che alle sue leggi è ben più sottoposta dell’uomo. Se la Natura è satana, anche la donna è satana.
Ecco che scopriamo che lei interpreta sé stessa in particolare e la donna in genere come agente attivo del dolore nella condizione dell’uomo sulla terra.
Lui va in soffitta e vede che lei stava studiando il gynocidio (non “geno-”, ossia studiava l’uccisione delle donne) all’epoca dell’inquisizione. E quindi vediamo pagine e pagine del Malleus Malleficarum (il libro che spiegava come uccidere le donne ritenute streghe, come far uscire le streghe allo scoperto, la cospirazione delle streghe, eccetera. All’epoca, nel 1500, il libro fu molto diffuso, tutti erano shockati dal fatto che donne ignoranti che non si erano mandate mica email, sotto tortura, dichiaravano tutte le stesse cose, gli stessi riti, lo stesso tipo di patto con satana. All’epoca la cosa era tremenda, pareva una prova dell’esistenza di satana stesso. Oggi siamo più inclini a pensare che, visti i metodi di interrogatorio (ossia di tortura), gli inquisitori praticamente costringevano le poverelle a dichiarare ciò che era scritto nel libro. Pertanto un interrogatorio a Londra era uguale ad uno a Tolosa, perché la cultura degli inquisitori era la stessa! Ma questo li terrorizzava e convinceva del loro operato! Assurdo!)… e scopriamo la cosa assurda: lei non le leggeva come gli orrori fatti dall’uomo contro la donna, ma come la giusta punizione meritata dalla donna, come la prova che la donna fosse cattiva, e quindi che lei stessa fosse cattiva. Fosse satana.
Lui scrive nella piramide, sopra la parola “Natura”, la parola “Satana”. Fanno sesso selvaggio e violento sotto un albero (per caso il biblico “Albero della vita” tanto caro a von Trier?, gli alberi nella Bibbia erano due, quello della conoscenza, della razionalità dunque, e quello della Vita).

L'albero della vita
Scopriamo che lei sapeva fin dall’inizio che il bimbo sapeva aprire la gabbia e, peggio ancora, che durante l’amplesso lei lo vide!, vide che era uscito e saliva sul tavolo. E dunque: colpo di scena!, non è impazzita per il lutto: è sempre stata malvagia. Al punto che in assenza del marito aveva sempre messo al bimbo le scarpe al contrario, invertendole, al punto da deformargli i piedi. Era davvero malata. Ma nell’atmosfera nebbiosa e pericolosa di quel bosco non sembra una malattia della mente: sembra la manifestazione del male.
Lui va in ansia, e quindi il secondo mendicante prende anche lui. Si allontana ed entra in una baracca. Scrive, in cima alla piramide, “IO”. Ossia la donna ha paura di sé stessa. Guarda un secondo la sua piramide e cancella la parola “IO”, perché è evidente che lei si ritiene “Satana” e quindi sarebbe stato ridondante. Lei è Satana.
Ma ecco che lei lo aggredisce, gridando che lui vuole lasciarla… infatti la conoscenza vuole fare a meno del dionisiaco. Ecco che gli fa cose orribili: lo vuole sessualmente, poi durante l’amplesso gli fa battere la testa e lo fa svenire, poi lo colpisce con un grosso ceppo di legno sul pene in erezione, lui è svenuto e non si muove, gli salta addosso, lo masturba e lui spruzza sangue dal pene, poi lei va ad una mola che serve per affilare i coltelli e con una pesante chiave inglese smonta la ruota che sembra di pietra, con una spirale acuminata gli fa un buco nello stinco e vi ficca l’asse della ruota, poi riavvita il bullone in modo che lui abbia una ruota di pietra indissolubilmente attaccata allo stinco. Che cosa orribile, mai una cosa più orribile avevo visto. Lei, nuda, come pazza, cammina e va fuori dalla baracca, getta la chiave inglese sotto la casa (fatta a tipo palafitta) in un luogo due volte irraggiungibile: sia perché è difficile arrivarci sia perché lui, non avendo visto dove ha gettato la chiave inglese, non potrà mai ritrovarla. (Io penso tanto a Misery non deve morire, quando quella gli distrugge i piedi con un martellone!)
Lui si sveglia è capisce che è una cattiva giornata. Si trascina via, si nasconde nella tana della volpe che tanto li aveva spaventati fino ad allora… lei lo trova perché nella tana c’era la carcasso di un corvo che poi in realtà era vivo e comincia a gracchiare. Lei lo trova, in quella tana ce lo sotterra. Poi ha un ripensamento, lo esuma e lo trascina nella casa. Lì lei si taglia il clitoride: centro di piacere. Si depaupera del piacere. Si punisce perché nell’orgasmo aveva visto il figlioletto uscire dalla sua gabbietta e salire sul davanzale. Si punisce in una scena che ha fatto inorridire non poche donnine. Ma Dafoe e la Gainsbourg non si sono vergognati a cacciar fuori cazzo e figa in primo piano per così tanto tempo?
Lei ha un terrificante dialogo con una sé stessa che sta in piedi di fronte a lei.
Lui intanto sente il corvo, sta sotto la casa, con un gomito distrugge un asse del pavimento e lo vede, il corvo, eccolo là. Il corvo va via e sotto di lui: la chiave inglese. Lui si libera.
C’è da dire che in questi casi non fanno mai la cosa più ovvia. Io avrei fatta avvicinare lei, l’avrei strangolata e poi mi sarei liberato. Invece lui prende a liberarsi direttamente e le da modo di conficcargli un forbice nella schiena. Non contento lui se ne fotte e ricomincia a svitare. Si libera, la strangola. L’apollineo si è disfatto del dionisiaco, ha imparato a provocare dolore, il dualismo si è risolto. Le dà fuoco come si facveva con le streghe.
Ora ricomincia il bianco e nero, il rallenty ed il “lascia che io pianga”. Si medica come può e va via di lì, scendendo la collina, centinaia di donne dai voli oscurati come per la privacy salgono la collina e lui è circondato da loro e dalla Natura, ossia dal male, ma non ne è spaventato, perché il dualismo è risolto e ora anche lui è Natura, senza patirla.
Oddio, mi arrendo, non c’è davvero modo di spiegarvi il film, ho tralasciato mille cose, ho tralasciato la volpe, il daino ed il corvo che si assiepano intorno a lei come a una raffigurazione di satana, ho dimenticato tutto: andatevelo a vedere. E’ un film per pochi ma, per quei pochi, bellissimo.
PS: link utili: Wiliam Dafoe, Charlotte Gainsbourg (meritatissimo oscar a Cannes come miglior attrice), Lars von Trier (qui troverete anche le regole di Dogma 95)
PPS: obiezioni!: la volpe che parla mi ricorda troppo Labyrinth, mi ha fatto troppo ridere.
Perché il corvo prima gli rema contro, facendolo scoprire, e poi lo aiuta
Quali sono le fonti pittoriche?
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