Archive for the ‘Music’ Category

Parente di Woody?

Parente di Woody?

Uno si pensa “chissà che belle parole dirà”.

Uno si pensa che Woody Allen sia l’anello di congiunzione tra Woody Aia (i teneroni, in pratica) e Lily Allen.

Dice: “it’s very no ok” con un filo di voce, ripetuto ossessivamente, e io penso a un amore che è diventato freddo, che le cose non son più come prima, che lei soffre, e invece eccovi testo e traduzione che, oddio, brutti brutti non sono, però alla fin fine uno si aspettava di più:

TESTO:

Oh he treats me with respect
He says he loves me all the time
He calls me 15 times a day
He likes to make sure that I’m fine
You know I’ve never met a man
who’s made me feel quite so secure
He’s not like all them other boys
They’re all so dumb and immature

There’s just one thing
that’s getting in the way
When we go up to bed
you’re just no good
Its such a shame
I look into your eyes
I want to get to know you
And then you make this noise
and its apparent it’s all over

It’s not fair
And I think you’re really mean
I think you’re really mean
I think you’re really mean
Oh you’re supposed to care
But you never make me scream
You never make me scream

Oh it’s not fair
And it’s really not ok
It’s really not ok
It’s really not ok
Oh you’re supposed to care
But all you do is take
Yeah all you do is take

Oh I lie here
in the wet patch
In the middle of the bed
I’m feeling pretty
damn hard done by
I spent ages giving head
Then I remember
all the nice things
that you ever said to me
Maybe I’m just overreacting
maybe you’re the one for me

There’s just one thing
that’s getting in the way
When we go up to bed
you’re just no good
It’s such a shame
I look into your eyes
I want to get to know you
And then you make this noise
and it’s apparent it’s all over

It’s not fair
And I think you’re really mean
I think you’re really mean
I think you’re really mean
Oh you’re supposed to care
But you never make me scream
You never make me scream

Oh it’s not fair
And it’s really not ok
It’s really not ok
It’s really not ok
Oh you’re supposed to care
But all you do is take
Yeah all you do is take

There’s just one thing
that’s getting in the way
When we go up to bed
you’re just no good
It’s such a shame
I look into your eyes
I want to get to know you
And then you make this noise
and its apparent it’s all over

It’s not fair
And I think you’re really mean
I think you’re really mean
I think you’re really mean
Oh you’re supposed to care
But you never ake me scream
You never make me scream

Oh it’s not fair
And it’s really not ok
It’s really not ok
It’s really not ok
Oh you’re supposed to care
But all you do is take
Yeah all you do is take

TRADUZIONE:

Oh, mi tratta con rispetto,
dice che mi ama tutto il tempo,
mi chiama 15 volte al giorno.
Gli piace assicurarsi che io stia bene
Io so che non ho mai incontrato un uomo
Che mi ha fatta sentire così tanto al sicuro
Non è come tutti gli altri ragazzi
Loro sono così stupidi ed immaturi

C’è solo una cosa
che ci sta ostacolando
quando andiamo a letto,
semplicemente, sei inutile
è un peccato tale
Ti guardo negli occhi
Voglio riuscire a conoscerti
Ma tu fai quel rumore
E pare che tutto sia finito

Non è giusto
E penso che tu sia davvero crudele
penso che tu sia davvero crudele
penso che tu sia davvero crudele
dovrebbe importarti
invece non mi fai mai gridare
non mi fai mai gridare

Oh, non è giusto
E davvero, non va bene
davvero, non va bene
davvero, non va bene
dovrebbe importarti
ma tutto ciò che fai è prendere
sì, tutto ciò che fai è prendere

Sono qui, sdraiata
Nella macchia umida
Nel mezzo del letto
Mi sento tanto,
maledettamente, stanca
sono stata un sacco di tempo a dare di testa (farti un pompino?)
Poi però mi ricordo
Di tutte le cose carine
Che mi hai detto
Forse sto solo esagerando
Forse sei tu quello giusto per me

C’è solo una cosa
che ci sta ostacolando
quando andiamo a letto,
semplicemente, sei inutile
è un peccato tale
Ti guardo negli occhi,
voglio riuscire a conoscerti,
ma tu fai quel rumore
e pare che tutto sia finito

Non è giusto
E penso che tu sia davvero crudele
penso che tu sia davvero crudele
penso che tu sia davvero crudele
dovrebbe importarti
invece non mi fai mai gridare
non mi fai mai gridare

Oh, non è giusto
E davvero, non va bene
davvero, non va bene
davvero, non va bene
dovrebbe importarti
ma tutto ciò che fai è prendere
sì, tutto ciò che fai è prendere

C’è solo una cosa
che ci sta ostacolando
quando andiamo a letto,
semplicemente, sei inutile
è un peccato tale
Ti guardo negli occhi,
voglio riuscire a conoscerti,
ma tu fai quel rumore
e pare che tutto sia finito

Non è giusto
E penso che tu sia davvero crudele
penso che tu sia davvero crudele
penso che tu sia davvero crudele
dovrebbe importarti
invece non mi fai mai urlare
non mi fai mai urlare

Oh, non è giusto
E davvero, non va bene
davvero, non va bene
davvero, non va bene
dovrebbe importarti
ma tutto ciò che fai è prendere
sì, tutto ciò che fai è prendere

Buonasera, siore e siori.

Nevermind, copertina album Nirvana

Nevermind, copertina album Nirvana

SMELLS LIKE TEEN SPIRIT

Load up on guns and bring your friends
It’s fun to lose and to pretend
She’s over-bored and self-assured
Oh no, I know a dirty word

Carica i fucili e porta i tuoi amici
E’ facile perdere e avere pretese
Lei è decisamente annoiata e piena di sé
Oh no, conosco una parolaccia

Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello

Ciao, ciao, ciao, quanto ti senti giù?
With the lights out, it’s less dangerous
Here we are now, entertain us
I feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us

Con le luci spente è meno pericoloso
Eccoci qui adesso, intrattienici
Mi sento stupido e contagioso
Eccoci qui adesso, intrattienici

A mulatto, an albino
A mosquito, my libido
Yeah, hey, yay

Un mulatto, un albino
Una zanzara, la mia libidine
Sì.

I’m worse at what I do best
And for this gift I feel blessed
Our little group has always been
And always will until the end

Sono il peggiore in quel che faccio meglio
E per questo piccolo dono i mi ritengo benedetto
Il nostro piccolo gruppetto c’è sempre stato
E ci sarà sempre fino alla fine

Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello

Ciao, ciao, ciao, quanto ti senti giù?

With the lights out, it’s less dangerous
Here we are now, entertain us
I feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us

Con le luci spente è meno pericoloso
Eccoci qui adesso, intrattienici
Mi sento stupido e contagioso
Eccoci qui adesso, intrattienici

A mulatto, an albino
A mosquito, my libido
Yeah, hey, yay

And I forget just why I taste
Oh yeah, I guess it makes me smile
I found it hard, it’s hard to find
Oh well, whatever, nevermind

E dimentico anche quello che assaggio (o: perché lo assaggio)
Oh, sì, credo che mi faccia sorridere
Lo trovo difficile, difficile da trovare
Beh, comunque non importa.

Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello, how low?
Hello, hello, hello

With the lights out, it’s less dangerous
Here we are now, entertain us
I feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us

A mulatto, an albino
A mosquito, my libido

A denial, a denial
A denial, a denial
A denial, a denial
A denial, a denial
A denial

Un rifiuto, un rifiuto…

Dunque, per dirla alla Cobain: “CHE CAZZO STO CERCANDO DI DIRE?”, che significa questa canzone dalla musica bellissima? A me sembra quasi il racconto di uno stupro, o cmq qualcosa del genere, come dei giovinastri più grandi che irrompono in una festa di giovinastri più piccoli.

Quando ancora non avevo ben presente il testo che, tra il biascicato e l’urlato della canzone, difficilmente s’intende, a sentirlo gridare “entertain us”, pensavo che stesso descrivendo con stress e rabbia pura la sua sensazione di essere sfruttato dai mass media e visto dalle persone come una marionetta da rock.

Cito prima Wikipedia, perché è più corto:

“Il testo della canzone è stato scritto come tutti i brani da Kurt Cobain, voce e chitarra della band. Con la frase «here we are now, entertain us» Cobain cita sé stesso, questa frase infatti è la stessa da lui pronunciata a ogni arrivo a una festa”

Ma per non essere lacunoso, e anche per costipare il mio blog di roba, vi copio un articolo lunghissimo ma interessante, tratto da www.jamonline.it:

“La suonarono per la prima volta il 17 aprile [incredibile... oggi l'ho risentita dopo tanto tempo, oggi ho deciso di capire che cosa significasse ed è l'anniversario!!!!, ndr] all’OK Hotel di Seattle. Chi c’era ricorda d’essersi sentito sedotto durante l’esecuzione della strofa e scioccato dal ritornello. Una cosa così non s’era mai sentita. Eppure quella sera Smells Like Teen Spirit non era ancora il brano che milioni di persone in tutto il mondo avrebbero comperato, adorato, urlato: il testo era diverso e il suono non era quello definitivo.

C’erano, però, tutti gli elementi che l’avrebbero resa una delle canzoni dei più importanti del decennio: l’irruenza, un modo unico di unire l’impatto del punk e la seduzione melodica del pop, i versi confusi eppure stranamente eccitanti. Dentro erano stipati rabbia, frustrazione, innocenza, dolore, liberazione. Cobain aveva composto il brano nel tentativo di copiare i Pixies e la loro ben nota dinamica vuoti/pieni, melodia/rumore. Temeva d’essere accusato di plagio. Pochi notarono la somiglianza con i brani di Black Francis, concentrandosi invece sul testo e sul “teen spirit”, quello spirito adolescenziale che, si sarebbe scoperto solo in seguito con stupore e ilarità, altro non era che una marca di deodorante [la fidanzata, per ripicca, ossia per dirgli che non era ancora neppure un uomo, gli scrisse sullo specchio col rossetto "Kurt smells like teen spirit", che era una marca di profumo molto in voga all'epoca, Kurt non lo sapeva e ci fece la canzone, solo due anni dopo scoprì il tutto!!, ndr]. Solo forzandone il significato si può affermare che Smells Like Teen Spirit è una reazione confusa e disincantata alla possibilità di fare una rivoluzione giovanile, di fronte all’idea della quale Kurt si sente “stupido e contagioso”.

Cobain lo definì uno sfogo: “Sentivo il dovere di descrivere quello che provavo circa quel che mi circondava e la mia generazione”. Naturalmente, convinto che l’arte migliore non svela ma nasconde, lo fece a modo suo. Incarnando la confusione che regna nei testi dell’intero album, Teen Spirit esprime la rabbia verso un mondo dominato dall’avidità degli affaristi, ma anche verso l’incapacità di una generazione di costruire un’alternativa praticabile dalla gente comune e non solo da una ristretta élite di persone chiusa e conformista. Il tutto condito da nonsenso e parole accostate senza alcuna ragione apparente. Del resto Cobain era solito scrivere i testi praticamente di getto, a volte pochi minuti prima di entrare in sala d’incisione.

Accadde ad esempio per un’altra canzone di Nevermind intitolata On A Plain, che conteneva un verso piuttosto significativo: “Che cazzo sto cercando di dire?”. Non era per mancanza di tempo o talento: era una scelta di campo. In un’epoca in cui il rock lanciava messaggi semplici e ridondanti, Cobain scelse d’essere criptico e misterioso. Nevermind divenne perciò il prototipo dell’album rock i cui testi non narrano storie compiute, ma sono costruiti incollando espressioni che raccontano la realtà in modo confuso – o, se preferite, raccontano la confusione della realtà. L’eccezione alla regola era l’acustica Polly, che prendeva spunto da un fatto accaduto nel 1987 a Tacoma, a sud di Seattle: una quattordicenne era stata rapita, violentata e tenuta segregata su un pulmino da uno psicopatico. In seguito, Cobain apprenderà con orrore e disgusto che una donna era stata violentata mentre i suoi assalitori cantavano Polly. La rivelazione diede al cantante una ragione in più per detestare la nuova fetta di pubblico acquisita con Nevermind insensibile alle idee progressiste del trio.
Il disco era nato nel maggio 1991, poche settimane dopo l’esibizione all’Ok Hotel. Con in tasca 287mila dollari d’anticipo versato dalla Geffen, i tre Nirvana avevano trasferito l’attrezzatura ai Sound City Studios, nella periferia di Van Nuys, California. I tre soggiornavano in un edificio poco distante, a Oakwood. In quel posto Kurt Cobain, Chris Novoselic e il nuovo arrivato Dave Grohl si sentirono probabilmente come ragazzi in gita scolastica con in tasca una mancia più generosa del solito, teenager con la licenza di fare danni e di ubriacarsi ad ogni occasione buona: il bassista finì in galera per guida in stato di ebbrezza e Kurt, invece di farsi di eroina, beveva sorsate di uno sciroppo per la tosse a base di codeina alternato a dosi di Jack Daniel’s.

Il budget fissato per la registrazione di 65mila dollari finì per raddoppiare: era un occhio della testa per una band che aveva inciso l’album d’esordio con 600 miseri bigliettoni, era una cifra più che ragionevole per la Geffen. L’etichetta si era assicurata il contratto dei Nirvana dalla Sub Pop versando 75mila dollari più il 2% delle royalties dei due dischi successivi del gruppo. L’accordo avrebbe salvato la Sub Pop da un probabile fallimento, permettendole di raccogliere preziosissime “briciole” del successo di Nevermind. L’esempio dei Sonic Youth, gruppo underground per eccellenza che aveva firmato per la Geffen, contribuì a cambiare in molti la percezione del passaggio da una indie a una major: poteva essere un’opportunità, non solo un limite. I Nirvana sfruttarono tale opportunità.

Secondo il produttore Butch Vig, che aveva già collaborato ai demo dell’album risalenti all’aprile 1990 e che avrebbe poi fondato i Garbage, Cobain insistette affinché il suono fosse pesante: temeva di suonare troppo pop. Se a livello commerciale fu una bomba, la commistione tra idee tipiche del rock indipendente ed esigenze di una major finì per scontentare i membri della band che prima accettarono di buon grado le manipolazioni al suono del disco, e poi se ne lamentarono apertamente. “Ripensando alla resa di Nevermind”, avrebbe detto in seguito Cobain, esagerando, “oggi sono un po’ imbarazzato. È più simile a un disco dei Mötley Crüe che a uno di punk-rock”. In ogni caso, non era stato facile arrivare a quel suono. I tre musicisti e Vig lavorarono fino a 10 ore al giorno, sfogandosi con chiassose cover di Aerosmith, Black Sabbath e Alice Cooper. Vig dovette continuamente scontrarsi con la tipica ritrosia di Cobain nel prodursi in una seconda take vocale.

L’efficacia e la profondità emotiva delle parti cantate immortalate su disco paiono pertanto un vero miracolo, ma è pur sempre vero che sono il frutto dell’assemblaggio di diverse performance. I veri problemi arrivarono con il missaggio di Vig, che non piacque a nessuno. Con una punta di scetticismo generale, fu chiamato Andy Wallace, che al contrario dei Nirvana era un vero professionista del settore: gonfiò e distorse il suono della batteria rendendolo più corposo, diede maggiore brillantezza alla voce e si produsse in altri trucchetti per rendere radiofonico il sound dell’album (il favoleggiato mix di Teen Spirit ad opera di Vig sarebbe poi emerso nel cofanetto With The Lights Out).

L’intento iniziale era un altro. Nonostante le proteste di Vig, per incidere Territorial Pissings (introdotta da Chris che canta l’inno hippie Get Together degli Youngbloods) attaccò direttamente la chitarra elettrica al mixer; Something In The Way, che descriveva con un eccesso di fantasia le giornate passate in gioventù dal cantante sotto il ponte del fiume Whiskah, fu incisa da Cobain stravaccato su un divano, con un filo di voce; per convincerlo a raddoppiare le parti vocali, una cosa che non voleva fare per non tradire l’assunto di semplicità del disco, Vig disse al cantante che l’aveva fatto John Lennon; e alla fine della registrazione della traccia fantasma Endless, Nameless Kurt fece a pezzi la chitarra, manco si trovasse su un palco (fu proprio Nevermind a inaugurare la moda dei brani in coda agli album non indicate nella track-list, ma per errore la prima tiratura di 46.250 copie era priva di Endless, Nameless).

Quando fu finalmente pubblicato, nessuno immaginava di trovarsi tra le mani il disco rock più importante del decennio. Ci si limitava a pensare che sarebbe stato un disco underground di successo in grado eguagliare i consensi dei Sonic Youth. E invece, grazie a un incessante passaparola e alla potenza visiva dei clip trasmessi da Mtv, l’album scalò con costanza le classifiche di vendita. La prima settimana era 144°, poi 35°, quindi 17°, 9°, 4°. Approdò infine al primo posto scavalcando il re della pop music Michael Jackson. C’era una nuova generazione di persone là fuori che aspettava qualcosa del genere, un disco in grado di esprimere un sentire comune. Il messaggio stava nel suono. Il suono era il messaggio. Non era solo una rielaborazione del passato, né gettava uno sguardo sul futuro. Era il suono del presente. Era così sfrontato, energico e vitale che richiedeva un’adesione istintiva e immediata. Non lo dovevi capire, Nevermind. Dovevi provarlo.

Nel giro di pochi mesi, quel compact disc sarebbe diventato la scomoda pietra di paragone per ogni altro album rock degli anni Novanta, finendo per mettere in ombra dischi molto più venduti. Grazie ad esso, il mondo scoprì la scena di Seattle, centinaia di band iniziarono a imitare i Nirvana, il metal dovette fare i conti col grunge, i grandi vecchi del rock sembrarono improvvisamente ancora più vecchi e persino il pop, il tanto odiato pop, si adeguò al livello di rumore imposto da Smells Like Teen Spirit. Le radio FM furono invase da canzoni grezze, realiste e a loro modo visionarie, gonfie d’una rabbia vergine che non s’ascoltava da anni.

Importando la mentalità underground all’interno del mainstream, i Nirvana – e con loro i Pearl Jam, i Soundgarden e gli Alice In Chains – rinegoziarono il ruolo della rock star all’interno dello show business, avendo dalla loro un’arma efficacissima: il successo commerciale. Per un attimo, tutto sembrò possibile. Per dirla con Ed Roeser degli Urge Overkill, “anche se in modo non esplicito, Nevermind manda affanculo il governo, lo status quo e gli imbecilli. E si può estendere tutta la loro filosofia all’antirazzismo, l’antisessismo, l’antifascismo e l’anticensura”. Quelli che fino al giorno prima erano gli emarginati, i perdenti vessati dai bulli della scuola, erano i nuovi trend setter.

Ben presto, e suo malgrado, Kurt Cobain fu eletto dai mass media portavoce di una generazione – un titolo ridicolo e un peso troppo gravoso per le sue spalle strette e per il suo stomaco infiammato. Milioni di ragazzi cresciuti in famiglie instabili, in un’atmosfera d’incertezza diffusa, disillusione e rifiuto, si riconobbero nelle canzoni di Nevermind. Kurt si limitò a dire che nell’album “c’è un quadro universale dei danni psicologici che tutti quelli della mia età hanno subito. La mia storia è uguale a quella del 90% della gente della mia età: i genitori divorziati, i figli che fumano erba durante gli anni della scuola, la pesante minaccia comunista, il pensiero di morire in una guerra nucleare e la violenza sempre più diffusa nella nostra società”.
La retorica giornalistica trasformò il successo di Nevermind in una rivoluzione culturale. La verità è che l’exploit del disco era frutto di una moda e come tutte le mode passò. Dei 10 milioni di americani che hanno comprato l’album, solo una minima parte esprimeva un’adesione al sistema di valori sotteso ad esso. Il successo ebbe anche l’effetto di far crescere in seno alla band una certa ostilità nei confronti della formula “verso-ritornello-verso”, rendendo profetiche le parole di In Bloom: la canzone, diretta a chi ascoltava musica underground senza capirne il senso, divenne perfetta descrizione dell’atteggiamento di una parte del pubblico dei Nirvana. Crebbe anche una tale noia nei confronti di uno spirito di ribellione con il fiato corto da portare Cobain a dichiararsi, in una canzone di due anni dopo, “annoiato e vecchio”.
Aveva 26 anni.”

Malinconia, di Durer

Malinconia, di Durer

Arte.

Ci pensavo ieri passeggiando. Ero molto triste perché uno nella vita vorrebbe avere a che fare soltanto con numeri certi. Atteggiandomi a poeta, invidiavo i centometristi, cui non c’è obiezione si possa muovere, se hanno corso i 100 metri in 9,69 secondi.

Nella poesia, nella scrittura, nel fumetto, nel cinema, eccetera, questa precisione analogica non c’è. Si fanno anzi errori di parallasse di infiniti gradi.

Arte per me, se ci penso come un cafone, se dovessi rispondere in un secondo, direi: ciò che mi colpisce.

Ma io potrei essere colpito da un’opera anche soltanto a causa della mia ignoranza. Potrei sentirmi colpito e credere di sentir dire oggi, per la prima volta “rinnega tuo padre, perché sei tu romeo!” oppure “e dall’inganno sua vita riceve”.

Dunque mi deve colpire, ma deve innestarsi in una tradizione. Deve quindi non soggiacere con la tradizione, ma lottarci, violentarla ma, per Dio!, deve tenerla presente!, l’ignoranza non vale a nulla. L’ignorante non è più artista, oggi, nel 2009. Ammenocché non sia un ignorante di sensibilità così fine da percepire dentro sé tutti i flussi del mondo così come il surfista non si getta sulle onde che già vede ma intuisce quelle che stanno per formarsi ed è il primo ad alzarcisi su.

Dunque, deve colpirmi, innestandosi in una tradizione e innovandola (ossia, perpetuandola).

Nelle arti più antiche, come la poesia o la scrittura in genere, ritengo non sia ammesso non avere presente almeno gli ultimi mille anni di letterattura.

Si può iniziare a scrivere, come è capitato a me, certi della propria incommensurabile ignoranza, e continuare a studiare la tradizione. Non si può arrivare a quarant’anni senza sapere il passato.

Ci sono due tipi di ignoranza: quella socratica e quella presuntuosa. Io voglio avere un’ignoranza socratica, ossia sapere di non sapere, per quanto io mi sforzi di sapere, come l’Achille che un Zenone che non poteva conoscere il principio dell’accelerazione, ma che conosceva soltanto quello della velocità, ha condannato nelle nostre menti a inseguire in eterno quella povera tartaruga.

Invece vedo il mondo percorso da ragazzini che si vantano della propria presunzione, si vantano di scrivere poesie come capita, ma senza sapere una virgola di metri e tradizioni. La vostra, amici miei, è soltanto una generazione di Maria de Filippi.

Kerli

Kerli

Prima testo e traduzione:

There’s a little creepy house in a little creepy placeC’è una piccola, raccapricciante casa in un posto piccolo e raccapricciante,
Little creepy town in a little creepy world – Una piccola, raccapricciante città in un mondo piccolo e raccapricciante.
Little creepy girl with her little creepy face – (C’è) una piccola, raccapricciante ragazza con il suo piccolo e raccapricciante viso
Saying funny things that you have never heard – Che dice cose che non hai mai sentito.

Do you know what it’s all about - Lo sai di che si tratta
Are you brave enough to figure out - Sei abbastanza coraggioso da immaginartelo?
Know that you could set your world on fire – Sai che potresti mettere il tuo mondo a ferro e fuoco
If you are strong enough to leave your doubts – Se sarai forte abbastanza da dimenticare i tuoi dubbi.

[INCISO]

Feel it – Sentilo
Breathe it - Respiralo
Believe it and you’ll be walking on air - Credici e camminerete per aria
Go try - Vai, prova
Go fly so high and you’ll be walking on air – Non volare basso e starai camminando per aria
You feel this unless you kill this – Sentirai tutto questo ammenocché tu non lo sopprima
Go on and you’re forgiven – Vai avanti e sarai personato
I knew that I could feel that – Io lo sapevo, che avrei potuto sentirmi così
I feel like I am walking on air – Mi sento come se stessi camminando per aria
Yeah

Kerli

Kerli

She has a little creepy cat and a little creepy bat – Ha un piccolo, raccapricciante gatto ed un pipistrello piccolo e raccapricciante
Little rocking chair and an old blue hat - Una piccola sedia a dondolo e un vecchio cappello blu
That little creepy girl – Questa piccola, raccapricciante ragazza
Oh
She loves to sing
– Ama suonare
She has a little gift – Ha un piccolo dono
An amazing thing - Una cosa affascinante (speciale)

With her little funny eyes of hazel – Con i suoi piccoli, divertenti (o divertiti?) occhi color nocciola
With her little funny old blue hat she will go and set the world on fire – Con il suo piccolo e divertente vecchio cappello blu lei metterà il mondo a ferro e fuoco
No one ever thought she could do that - Nessuno avrebbe mai creduto che lei poteva riuscirci

[INCISO]

Flitter up and hover down - Svolazza su e giù
Be all around – Cerca di esserci
Be all around – Esserco

You know that I love you - Lo sai che ti amo
Go on – Vai avanti

[INCISO]

Poi il video:

Walking on air, di Kerli

Walking on air, di Kerli

Infine i commenti:

Canzone soffice, coinvolgente. Abbastanza fatta a nenia da non disturbarti affatto con quel maledetto “creepy” che si ripete di continuo.

Tra tutti questi pseudo-emo che stanno uscendo allo sbaraglio (e con pseudo-emo non voglio offendere gli emo, ma tutti quei gruppi e gruppetti musicali nati a tavolino che poi si atteggiano emo per farsi acquistare da quel target) qui c’è davvero qualcosa di dolore. Io riesco a immaginare che questa ragazza eterea abbia un dolore, un problema che la costringe a definirsi creepy. Perché secondo i suoi schemi mentali lei è creepy, ha qualcosa che non va.

Il video fa molto David LaChapelle, pieno pieno di colori, colori rivisti alla luce del bianco e nero, quacosina alla Gwen Stefani (vi ricorda niente il la-la-la-la-la-la iniziale? a me pareva tanto What are you waiting for di Gwen Stefani, e pure le lacrimucce… ricordate quelle lacrime belli plasticate, luccicose, che piangeva lei nelle vesti di Alice nel Paese delle Meraviglie… quanto somigliano a quelle del video di Kerli!)

Bye, boys.

Gwen Stefani

Gwen Stefani

Kerli

Kerli