Archive for the ‘Fumetto Underground’ Category

Un gran fumetto, un gran personaggio

Un gran fumetto, un gran personaggio

Ero alla fiera di Narni, dietro allo stand Golden Distribution, e scambiavo un paio di parole con Giuseppe Palmentieri (il responsabile della distribuzione, ndr), quando ho cominciato a sfogliare alcuni fumetti e due in particolare hanno attirato la mia attenzione, entrambi della QPress.

Blotch, “Il re di Parigi”, di Blutch

Blotch, “Di fronte al proprio destino”, di Blutch

Blotch è un personaggio connotato in maniera assolutamente negativa. Sotto le vesti di un elegante francese grassoccio e ben pensante, con un passato da accademia dell’arte e un presente da “rinomato” vignettista di prima pagina della rivista nazionale Fluide Glacial, questo signore nasconde proprio quello che – smaliziati come siamo oggi – ci si aspetterebbe: non capisce un’acca di arte, è presuntuoso, razzista, sfrutta e maltratta la propria donna, in continua competizione con i suoi colleghi, gioca sporco, rode d’invidia, fa male a vedersi.

E’ un fumetto appunto che fa male. Il tratto dell’autore, quasi omonimo, è sottile e salta da un’eleganza di altri tempi a un underground puro, il tutto nello stesso disegno. Così due occhi altezzosi sanno diventare due vortici deformati dal dolore. Ma quel che più colpisce è una sceneggiatura forte, che scandisce il personaggio per episodi di 5-6 pagine ciascuno, in qualche modo collegati fra loro.

Alcuni episodi sono più ironici, altri più dolenti, altri ancora sono tocchi d’arte che hanno a che vedere con la fralezza della vita e della bellezza dell’uomo e della donna, sono colpi al cuore particolarmente intensi. Come quando, mentre Blotch passeggia per strada con al fianco la ragazza bruttina che è la sua nuova fiamma, viene apostrofato da una vecchia, che lo chiama per nome, lo ricorda. E gli dice: “Sono Ninì”, e mostra le sue orribili grazie grinzose. Lui ricorda allora come le andava dietro, e quando posò per lui nuda, eccetera, quanto l’amava. E lei gli diceva che la sua bellezza sarebbe sfiorita e lui l’avrebbe sostituita con un’altra, e Blotch, allora magro, giovane e capelluto, rispondeva idealmente: “Ti amerò per sempre!” e da lì ci si precipita nel presente, con quella vecchia cui lui getta una moneta e si allontana… Non manca un tocco finale di ironia: al tavolo Blotch dice a un amico: “Era Ninì”, e l’amico: “Ti lasciò per un cubista!!”

Comprate!!

www.goldendistribution.it

NEW YORK DIARY

NEW YORK DIARY

NEW YORK DIARY

Di Joulie Doucet

Purple Press

www.purplepress.it

13,90 €

100 pgg.

La copertina, l’aspetto, il tutto è stato curato e impacchettato dalla Purple Press con una cura veramente notevole. Nonostante fosse un libro di fumetti underground il volume (ottavo numero della collana Radical Chic) trasuda eleganza da tutti i pori.

La prima pagina, di fronte alla vasta aletta della seconda di copertina, è un tombino di New York in bianco e nero. Non basta questo a darvi l’idea di quanto sia ben fatto?

La Doucet riesce a comunicare il disordine delle stanze, quasi gli odori di quelle camere di studenti, di quelle camere di persone in cerca di lavoro che hanno deciso di scommettere e lasciare la famiglia. Ragazzi che vivono in coppia in appartamenti minuscoli in periferia di New York, con tutte le loro ansie, con tutte le loro pazzie (che gli adolescenti conoscono molto bene) come quella ad esempio di voler parlare con la propria ex prima (o durante) il proprio suicidio, come quella di un vecchio che per qualche ragione a noi ignota in quell’ambiente è ritenuto un artista e invece non voleva altro che portarsi a letto una giovane, come quella di pensare che il primo rapporto sessuale sia qualcosa che cambia l’esistenza per sempre, una cosa da farsi, anche con un vecchio, pur di essere diversa. L’angoscia di condividere l’appartamento con una persona che non si ama più, e meno la si ama e meno le si presta attenzione, e meno le si presta attenzione e più quell’altro si dispera e diventa non amabile, così si rompe un rapporto che voleva essere eterno, tra una gomma pane e un caffè, tra un birra e un tavolino. L’incapacità di seguire continuativamente un’università e di stare al passo coi corsi, perché la vita è troppo densa e ci sono troppe cose da fare la prima volta che ci si trova lontani dalla propria famiglia in un appartamento tutto per sé.

La Doucet mi conferma che fumetto non significa realismo e che un disegno underground ti sa dire in un attimo un rossore sul viso, un disagio, e dire mille particolari che un disegno realistico non può che rifuggire, e quindi NON comunicarti.

Questo fumetto, letto quando non avevo tempo, letto mentre curavo “E il cagnolino rise” in onore di Fante, e aspettavo che il computer caricasse i font nuovi, letto insomma come SOSTA tra un duro lavoro e un altro, questo fumetto mi ha riconciliato con il lavoro stesso, con il tempo in cui andavo all’unversità e con il fumetto underground.