Archive for the ‘Discorsi generali’ Category

The blb

The blob

Leggete tutto il post se volete conoscere bellissime scene e una grande metafora della società contemporanea.

L’altra sera l’unico film decente in tv lo davano su Rete4, che io non posso vedere più, a Roma, grazie al nuovo Digitale Terrestre, che rapprensenta una spesa per chiunque e soldi per i venditori di decoder.

Allora ho pescato dalla mia scarnissima videoteca il dvd di “The blob” con un giovanissimo Steve McQueen. Pensavo di trovarmi di fronte a una qualche stronzata hollywoodiana, e invece ho beccato un film carico di una dolce ironia, a volte toccante, e che stimola lati della paura umana che gli altri film difficilmente toccano.

Non è che mi ha fatto balzare dalla sedia, ma mi ha tenuto in una costante tensione per quasi due ore, con la tentazione ogni tanto di mettere pause per segnarmi delle frasi belle.

Il viecchio pazzo

Il viecchio pazzo

La storia è semplicissima: cade un meteorite sulla terra, un viecchio lo trova e con uno stecco di legno lo titilla. Ecco allora una di quelle scene che stimolano paure che altri film non avvicinano neppure: come vedete nella foto qui accanto, quella pallina gelatinosa pende verso il basso e arriva quasi a toccargli la mano, spinta dalla forza di gravità, colando lungo il bastone. Allora noi pensiamo: capovolgi il bastone, capovolgi il bastone!! Come tutte quelle volte che, avendo tenuto un fiammifero acceso verso il basso, ci arriva la fiamma alle dita e noi lo tendiamo verso l’alto per non bruciarci!

Il viecchio capovolge il bastone verso il basso, ma il blob invece che seguire la gravità, come aveva fatto finora, continua a salire e gli aggredisce la mano!! Il viecchio grida, non riesce a scrostarsi la cosa dalla mano!!

Allora corre all’impazzata e becca Steve McQueen che con la sua decappottabile stava facendo un giro con la sua fidanzata. Lo caricano in macchina e lo portano all’ospedale. Arrivati lì, di notte, notano che la “cosa” ha aggredito tutto il braccio.

Il medico li manda a cercare sul luogo dove è successo il tutto qualche indizio. Loro vanno. Il medico chiama al telefono l’infermiera che, essendo notte, era via. La chiama per una amputazione. Ma quando lei arriva il viecchio non c’è più!!

E’ stato mangiato e ora c’è una palla rossa di una cinquantina di chili nell’ambulatorio.

Vi buttano sopra dell’acido, le sparano, non serve a niente! Li costringe in un angolo e li divora!!!

Ora, non voglio dirvi tutto, ma devo sottolinare ancora un paio di scene e una metafora.

Steve McQueen è nel film un ragazzaccio, vede il blob che mangia il dottore e nessuno (a parte la fidanzata) gli crede, nemmeno la polizia. (The Blob presenta nel 1958 un gruppo di “ragazzacci” buoni, coraggiosi ed attenti alla comunità, comunità che vuole bollarli cattivi. E’ abbastanza strano, negli anni in cui i giovani venivano demonizzati.)

Quella notte torna a casa coi suoi, ma poi esce dalla finestra e raggiunge la fidanzata, che pure scappa. Sotto un salice lui dice che non è più sicuro di sé stesso e di quello che ha visto. Lei dice che si fida di lui. E lui tra i rami penduli del salice guardando verso la notte dice qualcosa tipo: “Ora, se mi sono immaginato tutto, questa è una notte normale. E noi andremo a casa, dormiremo nei nostri letti, e domani il sole brillerà di nuovo.”

Questa frase ha la forza di farmi rendere conto che, dallo spazio, quella notte, è arrivata una cosa orribile, che cambierà la vita di tutti per sempre, e quella non è una notte normale. Bellissimo.

In questa scena, tra l’altro, ho simpaticamente notato uno sbuffo di fumo dietro la spalla scamosciata di Steve McQueen mentre parla a lei. Era lui che, quasi alla sua prima recitazione, fumava molto disinvoltamente e recitava (in un film dove il personaggio non fuma). E allora il regista non riuscì a convincerlo a spegnere quella sigaretta, e quella scena lui la recitò con la sigaretta accesa dietro la schiena!!

Il regista notò Steve mentre questi portava il cane a spasso in un parco e gli disse: “Voglio che reciti nel mio film!” Steve aveva 27 anni e cominciava la sua scalata.

Altra scena bellissima è quando loro sono in una cantina e il blob, enorme ormai, è completamente sopra di loro e sta per catturarli avvolgendo la cantina da tutte le parti. Ci sono lui, lei, il fratellino piccolo e un paio di signori. Il fratellino è terrorizzato e allora Steve lo prende in braccio e gli dice che è tutto a posto e che tutto andrà bene. Lei prende la cosa da un’altra prospettiva, da sorella maggiore, e con lo sguardo buono gli dice di appoggiare la testa e dormire, che domani sarà finito tutto, tutto andrà bene eccetera. In tal modo dice in pratica “dormi”, allo scopo di farlo morire nel sonno, divorato dal blob, senza paura. Toccante!

Infine volevo dire della ovvia metafora, sottolineata anche dalla trasmissione Rai di Ghezzi. The blob è il simbolo della civiltà americana dell’epoca e delle sue paure. Erano i tempi della guerra fredda, e quindi della corsa alla conquista dello spazio, dal quale ci si attendevano chissà quali paure. Oggi per noi lo spazio è ovvio. Immaginate all’epoca, invece. Erano i tempi del primo sfrenato consumismo, che divorava tutto.

Ma blob, come si evince chiaramente dalla strafamosa scena della fuga della gente dal cinema, è in realtà il cinema stesso e, oggi, la televisione.

In pratica the blob a un certo punto aggredisce il macchinista della sala del cinema (gli addetti ai lavori in pratica subiscono per primi la nostra stessa malattia) e poi dalla sala proiezione si riversa nella sala del cinema dove sta la gente attraverso quello stesso foro da dove filtrava il film, la luce che proiettava il film.

Oggi la televisione – specchio della società (del divenire della società, non della società stessa, dal momento che la tv, pensata da una elite per la massa, è un acceleratore sociale) – non è che un crescere, crescere crescere. Le ragazze sono sempre più nude, le discussioni sempre più accese, la cronaca nera ripresa sempre più necrofilmente da vicino.

Tutto cresce e peggiora, e allora qual è la soluzione?

The blob ce lo dice: un grande raffreddamento, un grande freddo che congeli tutto. Con gli estintori il blob si ferma… ma non retrocede. Possiamo congelare tutto così come è, e poi portare tutto con un gran paracadute in antartide. Ma il film, con grande preveggenza (era il 58!), si conclude con un punto interrogativo: la cosa andrà bene almeno finché l’antartide resterà freddo.

Prime avvisaglie dell’effetto serra e dello scongelamento dei ghiacciai?

Ma bisognerebbe anche ascoltare la telefonata finale tra un poliziotto e un generale dell’esercito.

“Dargli fuoco?” meglio di no, si nutre di calore. E allora niente censure, niente guerre moraliste, niente aumento di calore e tensione.

“Mandargli una bomba?” ma no, esploderebbe e si sparpaglierebbe in mille piccoli blob pronti a crescere. E allora facciamo attenzione con questo Digitale Terrestre, con questi infiniti canali digitali che chiunque può aprire.

Ma il blob non è identico allo Skifidol di mio nipote?

Davvero mi ha così spaventato che non ci giocherò più.

Concludo con dei pesci schifosi che ho trovato su Google cercando la locandina di blob.

Schifoso pesce blob

Schifoso pesce blob

Malinconia, di Durer

Malinconia, di Durer

Arte.

Ci pensavo ieri passeggiando. Ero molto triste perché uno nella vita vorrebbe avere a che fare soltanto con numeri certi. Atteggiandomi a poeta, invidiavo i centometristi, cui non c’è obiezione si possa muovere, se hanno corso i 100 metri in 9,69 secondi.

Nella poesia, nella scrittura, nel fumetto, nel cinema, eccetera, questa precisione analogica non c’è. Si fanno anzi errori di parallasse di infiniti gradi.

Arte per me, se ci penso come un cafone, se dovessi rispondere in un secondo, direi: ciò che mi colpisce.

Ma io potrei essere colpito da un’opera anche soltanto a causa della mia ignoranza. Potrei sentirmi colpito e credere di sentir dire oggi, per la prima volta “rinnega tuo padre, perché sei tu romeo!” oppure “e dall’inganno sua vita riceve”.

Dunque mi deve colpire, ma deve innestarsi in una tradizione. Deve quindi non soggiacere con la tradizione, ma lottarci, violentarla ma, per Dio!, deve tenerla presente!, l’ignoranza non vale a nulla. L’ignorante non è più artista, oggi, nel 2009. Ammenocché non sia un ignorante di sensibilità così fine da percepire dentro sé tutti i flussi del mondo così come il surfista non si getta sulle onde che già vede ma intuisce quelle che stanno per formarsi ed è il primo ad alzarcisi su.

Dunque, deve colpirmi, innestandosi in una tradizione e innovandola (ossia, perpetuandola).

Nelle arti più antiche, come la poesia o la scrittura in genere, ritengo non sia ammesso non avere presente almeno gli ultimi mille anni di letterattura.

Si può iniziare a scrivere, come è capitato a me, certi della propria incommensurabile ignoranza, e continuare a studiare la tradizione. Non si può arrivare a quarant’anni senza sapere il passato.

Ci sono due tipi di ignoranza: quella socratica e quella presuntuosa. Io voglio avere un’ignoranza socratica, ossia sapere di non sapere, per quanto io mi sforzi di sapere, come l’Achille che un Zenone che non poteva conoscere il principio dell’accelerazione, ma che conosceva soltanto quello della velocità, ha condannato nelle nostre menti a inseguire in eterno quella povera tartaruga.

Invece vedo il mondo percorso da ragazzini che si vantano della propria presunzione, si vantano di scrivere poesie come capita, ma senza sapere una virgola di metri e tradizioni. La vostra, amici miei, è soltanto una generazione di Maria de Filippi.

Nei prossimi giorni, forse anche oggi, parleremo de “Il cagnolino rise” e degli autori che ne hanno fatto parte, pubblicandone estratti, eccetera.
POST n.1 di febbraio 2009
La copertina very very provvisoria

La copertina very very provvisoria

Alla luce della maxi antologia col meglio degli scrittori italiani e con contributi di Fernanda Pivano e Lawrence Ferlinghetti, ecco che ne penso, brevissimamente e senza pretese, quasi en passant, dei libri di Fante. Se sei uno scrittore e ti piace Fante, puoi esserci anche tu, vai qui.

Nei prossimi giorni su questo blog, evoluzioni sull’antologia “E il cagnolino rise”

Le seguenti recensioni vanno lette tenendo presente che le avevo scritte per me stesso e ora le pubblico nel blog. Suoneranno presuntuose, suonerà che non mi faccio mai i cazzi miei e mi metto sempre in mezzo ma, sottolineo, erano per il mio uso personale.

LA STRADA PER LOS ANGELES, di John Fante
E’ incredibile quanto questo primo libro di Fante si avvicini a Svevo. Non credo vi sia stata affatto la possibilità di conoscerne gli scritti, dal momento che Svevo fu apprezzato in patria molto tempo dopo, figuriamoci in America.
Svevo è più riflessivo, meno scorrevole (non è un demerito). Fante ha la triste allegria dell’immigrato. Il suo personaggio Arturo Bandini è in quel tal modo perché è giovane, giovanissimo, non perché sia nevrotico. Ma alla fine giunge a strappare un bottone della sua camicia, quello vicino al collo, perché non sa se tenerlo abbottonato o sbottonato. Ritorna mille volte sui suoi passi.
Il suo rapporto con la sorella Mona è conflittuale, ma lui non alza le mani finché lei per la prima volta non mostra paura. Soltanto quando, per le prima volta, lei ha uno sguardo spaventato lui la colpisce, non prima. Fante deve averci pensato a lungo, è entrato molto addentro la psicologia di questo personaggio: la mostrano gli eventi, non le parole.
Notevole come riesca a passare, Fante, dalla prima alla terza persona in men che non si dica, proiettando fuori di sé sé stesso, parlando di sé come d’un altro, allo stesso modo in cui io avevo fatto nel mio Scazzimme II (effettivamente quasi un secolo dopo!, né voglio essere io lo scopritore del tema del doppio, figuriamoci!!) e nello stesso modo in cui avevo fatto nel Fiato di Edith, ma lui lo fa di continuo, con leggerezza, assumendo talora la voce del passante, del poliziotto, di quello che è, storcendo la realtà di continuo.

ASPETTA PRIMAVERA, BANDINI, di John Fante
Forse il primo capitolo è una delle cose meglio scritte che io abbia mai letto. Non dico “più belle”, perché vi percepisco molto mestiere, ma è un gran mestiere ed è un capitolo che andrebbe studiato a scuola.
Tale primo capitolo è quanto di più vicino io abbia trovato (dopo forse soltanto Manzoni in alcuni passi dei Promessi Sposi) allo stile che io sto cercando per Scazzimme II e III: lunghi capitoli, molte virgole, cambio di prospettive a ogni frase, approfondimenti e insuperficialimenti istantanei, condurre il lettore in una piacevole e spiazzante odissea in ogni singolo periodo.
Ho notato un attimo di goffaggine, stavolta, nei passaggi dalla prima alla terza persona, quasi ci avesse perso la mano. Ma riesce a passare dal pensiero interiore, quasi dal flusso di un personaggio a quello di un altro in un attimo, senza nessuna introduzione o spiegazione. Lo stile continua ad essere ironico, ironico quando il protagonista del brano è Arturo, quando invece è Svevo (mio Dio, il padre di Arturo si chiama Svevo!?, e io che lo avevo paragonato a Italo Svevo, prima) il testo si fa più serio, più doloroso.
La fine è piuttosto plateale, quasi un americanata, ma è comunque bella. Un romanzo che non è concepibile perdere.

CHIEDI ALLA POLVERE, di John Fante
Non sono capace di scrivere una recensione. L’ho letto ormai tre volte e mi annoierei da solo. Rileggerlo è stato diverso. Stavolta dopo aver letto i primi due romanzi della saga su Bandini. Quante piccole frasi che io avevo giudicato buttate lì, stavolta risultano invece il naturale prosieguo di quanto detto prima.
Anche il personaggio, Arturo Bandini, arricchito da tutto quel passato di due romanzi, risulta profondo. Invece quando l’avevo letto per la prima volta – sebbene mi fosse piaciuto molto – c’è da dire che mi aveva più divertito che fatto riflettere.

Chi mi scrivesse una bella recensione breve de “I sogni di Bunker Hill” gliela pubblico.

11
nov

Pedro Adelante is back

   Posted by: admin Tags:

Salve a tutti,

questo è il primo disperato tentativo di un uomo delle caverne di aprirsi un blog. Tenteremo.

E’ da tanto che non comparivo ufficialmente da qualche parte, ma sono sicuro che gli appassionati sapranno ritrovarmi.

Perché seguire il mio blog? Per masochismo, immagino. Andiamo avanti.

Intanto vediamo se riesco a postare sto testo.