
La vera Emily Rose
L’altra sera ho riguardato L’esorcismo di Emily Rose. Tanto per cominciare mi son documentato (che al giorno d’oggi vuol dire aprire da Google il primo blog a caso e copiare quello che ci si trova senza badare all’attendibilità delle fonti!).
Si tratta di una storia vera, come dice l’incipit del film.

Anneliese Michel
La vera storia racconta è la seguente: nel 1968 Anneliese Michele, quando era diciassettenne ed era ancora alla Scuola Superiore, ha cominciato a soffrire di convulsioni. Il suo primo attacco epilettico avvenne nel 1969. Fu allora che un neurologo alla clinica psichiatrica Wurzburg le diagnostica l’epilessia di Mal.
Ben presto, Anneliese inizò ad avvertire delle allucinazioni demoniache mentre pregava. Inoltre iniziò a sentire delle voci, che gli dicevano che era maledetta.
La prima ipotesti sul fatto che fosse possdeuta la fece una donna anziana che aveva notato che Anneliese evitava di camminare su un’immagine particolare di Gesù e rifiutava di bere l’acqua da un bicchiere benedetto. Una volta Anneliese sostenne di aver sentito odore di bruciato, probabilmente del Male.
Anneliese ha effettuato un certo numero di azioni altamente preoccupanti. Ha leccato la propria urina dal pavimento. Ha mangiato mosche, ragni e carbone. Ha morso sulla testa un uccello morto. In almeno un caso, aveva strisciato fuori e si è comportata come un cane per circa due giorni. Molto spesso le sue grida si sentivano attraverso le pareti per ore.
Wikipedia è sempre d’aiuto (qui).

Poverina
Ora però passiamo al film.
Il film è un solito, mediocre prodotto americano, con un paio di buone idee. La prima è la scelta della protagonista: Jennipher Carpenter, la cui faccia strana si presta alla perfezione: ci fornisce delle sensazioni intense, cui non siamo abituati. Siamo abituati alla bellezza convenzionale di queste biondine del cazzo con la pelle rosea che quando si spaventano ti fanno pensare: “non rovinate quella bellezza”, oppure: “guarda quell’attrice come recita bene!”, perché di fronte all’insulsa bellezza di molte attrici di oggi, non ci viene più da pensare: “oddio, guarda quella ragazza quanto è terrorizzata”, o, “questo terrore mi ricorda il mio.”
Jennipher ci restituisce la santa sospensione dell’incredulità.

Jennipher Carpenter
L’abbiamo vista ultimamente anche in Quarantena e precedentemente in White Chicks, quel film ridicolo con due neri che si pittano di bianco e fanno le patanelle e tutti ci credono.
La seconda grande pensata del film sono le contorsioni di Emily Rose. Quando il fidanzato si sveglia e la trova a terra tutta contorta nel dormitorio è una delle scene più spaventevoli della mia vita!! Nonché quegli occhi tutti neri!
Però…
L’attrice che fa l’avvocatessa sembra Brook di Beautiful, è troppo ordinata, fuori luogo, finta.
Mai finta quanto l’attore che fa il pubblico ministero, che, a parte i baffetti, mi ricorda col suo ciuffo e la sua pelle bianca un personaggio ben preciso del sottobosco del fumetto italiano.
Tutto il fatto del processo sa di commedia sexy all’italiana, il fatto che i testimoni muoiono per motivi accidentali dettati dal maligno sminuisce notevolmente il maligno. Dov’è finito quel maligno che faveva rispondere alla bambina de L’Esorcista – alla domanda di Padre Damien che le chiedeva di riaprire il cassetto con la telecinesi – e la bambina rispondeva: “NEL TEMPO…”
Ossia: “non ti devo dimostrare niente”
Tags: esorcista, jennipher carpenter, l'esorcismo di emily rose
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