Il fumetto che mi piace: Berlin 1 e 2.
Non ce ne sono tantissimi di fumetti che mi piacciono. Per lo più amo il fumetto d’autore, quello cioè che si distanzia dal popolare in senso stretto (una volta era diverso, quando cioè uno come Magnus, per esempio, si poteva permettere e riusciva a coniugare autore e popolare in maniera del tutto naturale e con esiti straordinari. Cosa che oggi non esiste più o quasi), dal seriale uniformato (dove gli autori, a parte qualche caso, disegnano, per evidenti motivi editoriali e di mercato, tutti allo stesso modo), dalle storie di poco spessore e quasi sempre da “fumettone” e per “fumettomani”. Ma anche da quel fumetto che pur affrontando grandi temi lo fa però in maniera didascalica e quasi pedagogica, a volte troppo cronachistica e dunque in maniera palesemente insufficiente e irrispettosa del linguaggio fumettistico e della sua grande capacità di inventare (soprattutto dal punto di vista della forma che poi è anche indissolubilmente contenuto).
Ecco, Berlin è distante anni luce da tutto questo!
Storia incalzante, fatta di tante piccole storie, di tanti personaggi, di tanti sentimenti che affrescano un periodo storico capitale come la fine della Repubblica di Weimar e l’inizio nel nazionalsocialismo in Germania, con tutto quello che poi sappiamo accadrà. A me piace il romanzo storico, e anche il fumetto quando si cimenta in temi di questo tipo e lo fa con grande invenzione e nel rispetto del linguaggio. Un titolo su tutti per capirci immediatamente: Maus di Spiegelmann! A testimonianza che il fumetto può raccontare tutto ma proprio tutto, anche il realismo più spinto senza essere realista! Vera e propria magia. Una delle caratteristiche più belle di questo nostro media espressivo.
I disegni di Jason Lutes, l’autore, non sono straordinari, va detto, ma secondo me assolutamente funzionali alla storia che racconta. In certi momenti e in certe inquadrature sono molto evocativi, soprattutto nelle inquadrature della città, o nei momenti di esaltazione collettiva come le manifestazioni politiche, o in certe ambientazioni della Berlino notturna dei locali e della musica jazz.
Sarà che sono per le grandi storie ma a me Berlin è proprio piaciuto! L’ho trovato anche molto istruttivo e attuale, per certi aspetti vicinissimo ai giorni nostri: come a dire che il passato non è mai veramente passato! E ve lo consiglio caldamente (coconino press).


Anche a me piace un sacco!
Ma te l’ho mai raccontato che ho collaborato all’edizione italiana del suo primo libro?
No, non me l’hai raccontato. E’ una sorpresa…e come è andata?
Devo dire che la copertina del primo libro è bellissima!
Non solo, ha anche quello spessore che ti fa pensare ai grandi libri (a fumetti).
Un’atmosfera e dei colori che ti proiettano subito dentro la storia.
No, non al primo di Berlin, ma al primo di Jason Lutes che pubblicò a suo tempo Black Vevet.
La mia è stata comunque una collaborazione tecnica di ripulitura delle pellicole.
Niente de che, ma son contento di averlo fatto!