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Tanti auguri Naruto!!!

   Posted by: Roberto   in Manga, News

 

Ma come passa il tempo! Già sono dieci le candeline che deve spegnere Naruto, il fortunato personaggio del mangaka Masashi Kishimoto. Il manga è serializzato in Giappone sulla rivista Weekly Shonen Jump della Shueisha.

In Giappone – come nel resto del mondo - dove il fumetto e la serie animata, in particolare, hanno trovato una calda accoglienza, il personaggio è assurto a vera icona pop dell’Industria Culturale Nipponica, divenendo una testa di punta dell’ entertainment made in Japan. Il ninja del Villaggio della Foglia, rivaleggia in notorietà con altrettanti personaggi che nel tempo si sono affermati ed hanno permesso quel dialogo transculturale tra le diverse industrie culturali occidentali ed orientali. Mi riferisco a personaggi come Astroboy di Osamu Tezuka, Goldrake di Go Nagai, i Pokemon di Satoshi Tajiri, Goku di Dragon Ball di Akira Toriyama, Rufy o Luffy di One Piece del mangaka Eiichiro Oda, ed infine,  Naruto. Ognuno ha rappresentato, a suo modo, il simbolo di una generazione che è cresciuta e sta crescendo con tali modelli. Naruto è una vera icona del J-Pop. Lo dimostra sia il grande successo del manga e della serie animata, ma anche gli innumerevoli movies, gadget, videogiochi, costumi per i cosplayer.  Naruto rappresenta un vero fenomeno multimediale che continua ancora ad ottenere riconoscimenti.

In occasione del 10° anniversario della pubblicazione di Naruto, la Shueisha ha pubblicato un Art-book sul personaggio, contenente una serie di schizzi disegnati dalle più prestigiose firme ( direi matite…) che, come lo stesso Kishimoto, serializzano le loro opere su Weekly Shonen Jump. Tra questi sono da menzionare: Hirohiko Araki ( Jojo Bizzarre Adventures, Jojo : Steel Ball Run ) , Akira Toriyama ( Dragon Ball, What a mess Slump&Arale ), Eiichiro Oda ( One Piece ), Nobuhiro Watzuki ( Rouruni Kenshin ) , Takeshi Obata ( Death Note, Bakuman ) e molti altri. Le illustrazioni sono contenute nel’Art-book: Naruto Official Book 5 – Premium Fan Book Kai no sho. Ecco alcuni sketches reperibili in rete:

      

  

 Per questi e per quelli in avvenire….TANTI AUGURI NARUTO!!!!!!

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A Christmas Carol: A Natale si può amare di più!

   Posted by: Roberto   in Cinema

Chi non conosce A Christmas Carol di Charles Dickens? Credo davvero che siano in pochi coloro che alzeranno la mano, sostenendo di non aver mai letto, visto o sentito parlare di uno dei più bei e commoventi classici della letteratura Dickensiana, maestro del romanzo sociale. Ebbene si, A Christmas Carol è uno di quei classici che ti scombussola e ti emoziona. Il coinvolgimento patico è assicurato. Il sottoscritto è cresciuto con la versione cinematografica animata disneyana, quella in cui Ebenezer Scrooge era impersonato da Paperone, mentre il suo scrivano tuttofare era Topolino. Devo dire che il confronto è doveroso. I miei ricordi mi hanno fatto scattare quel coinvolgimento emozionale, che ho citato sopra, quasi voglia indicare una chiave universale di cui il cinema – con il proprio linguaggio in fotogrammi – si è appropriato. Quel connubio di emozioni, sentimenti che vengono espressi quasi ad indicare la strada per ritrovarli, è questo, secondo me, il senso dell’intero film o in qualunque forma possa essere trasposta l’opera di Dickens. Scrooge dovrà fare i conti con la propria coscienza per ritrovare la sua essenza naturale perduta, per riscoprire il vero senso della vita e quei veri sentimenti che pensava ormai di avere perduto.

Cosa vogliono rappresentare il fantasma di Marley, e i tre spiriti che impersonano il Passato, il Presente e il Futuro, se non lo scorrere di una vita che può assumere diversi significati a seconda di come il singolo imposta le proprie scelte. Fino alla fine, non è mai detta l’ultima parola. Anche una singola azione può determinare un cambiamento che può cancellare il peso di azioni passate – le quali  sedimentandosi nella costruzione del carattere della persona – portano a generare limiti, prospettive unidirezionali e a condizionare l’opinione sociale e pubblica di noi stessi da parte dei nostri simili. Quindi, lo ribadisco, per me il vero senso di A Christmas Carol è perfettamente espresso da un vecchio proverbio nostrano : “non è mai detta l’ultima parola”. Anche un vero taccagno come Scrooge può, alla fine, redimersi.

Certo come è ben evidenziato nel film, il cambiamento richiede una preparazione preliminare, generato da uno shock, dall’insorgere di una paura, da un timore o un evento nefasto che preannuncia un qualcosa di invitabile. Scrooge, per aprirsi al nuovo corso, deve subire tutto questo. E’ un percorso che deve essere fatto per gradi, per induzione e libero convincimento. Ed ecco, dunque, la successione dei quattro spettri.

Inizialmente il primo a manifestarsi, preannunciato dallo scampanellio, è il fantasma di Marley che, come abbiamo detto, fa da araldo agli spettri che simboleggiano il Tempo e il flusso della vita. Egli si presenta al suo amico e socio in affari Scrooge imbrigliato nelle catene e trascinante pesi. Esse simboleggiano l’insieme delle scelte che ognuno di noi ha fatto nella propria vita. Ogni anello è un’azione che segue ad una precedente e che preannuncia quella successiva, determinandola e condizionandone il corso. Marley, appunto, si lamenterà proprio di questo durante il dialogo che intrattiene con Ebenezer: “Queste sono le mie catene e sai bene cosa rappresentano. Non voglio proprio immaginare le tue.” Le catene rappresentano anche la gabbia che noi stessi costruiamo attorno a noi, aderendo ad una serie di principi e valori che, anche questi positivi o negativi, possono determinare un senso diverso alla propria vita. Le catene e i pesi sono le costrizioni degli imperativi sociali a cui ciascuno, a suo modo, ha aderito. Marley si lamenta del tempo perduto e delle altre scelte che avrebbe potuto fare se non fosse stato così cieco durante la propri vita. Cieco e materialista. Una vita spesa ad accumulare denaro, ricchezze a perseguire l’imperativo degli affari, abbandonando tutto e tutti. Come si suol dire : “il denaro non fa la felicità” e sebbene si viva nell’opulenza, questa, è solo illusoria e non ha nessun valore nell’Aldilà. Ricordate la citazione della “a’ livella” di Totò? Bene, allora ne comprenderete il senso.

Il secondo Spettro a manifestarsi è quello del Passato, lo spettro dei Natali Passati. Egli aprirà la strada a Scrooge. E’ proprio vero che per poter modificare il corso degli eventi, è importante riscoprire le cose del passato. Un passato che spesse volte ci dimentichiamo o che celiamo dietro una corazza che ci e si indurisce ogni giorno che passa. Scrooge, ritrova la sua infanzia, epoca spensierata che il tempo addolcisce nell’atto di rimembranza. Le ombre, sono i ricordi. Qui Scrooge ritrova sé stesso. Il suo apprendistato, la festa da ballo, il suo primo amore sono tutti episodi felici che il tempo e la crescita tendono ad annullare. Qui ritroviamo tutto Dickens. La bontà e la spensieratezza del giovane Scrooge sono sentimenti che si ritrovano negli altri personaggi giovanili delle opere Dickensiane – Oliver Twist e Copperfield ad esempio – ma che, crescendo, tendono ad annullarsi, spingendo il personaggio ad omologarsi alla morale sociale di fine ottocento vittoriana. Il dialogo con la sua fidanzata che verte sulla loro promessa di amore infantile, si infrange dietro alla scelta di Ebenezer, ormai adulto e uomo di affari, di sostituire e proiettare il suo amore sul dio denaro. Un’ amore che è prezioso solo nella illusione ma che in realtà inganna.

Giunge, dunque, la volta dello Spettro del Presente. Nel film egli si presenta nelle sembianze di un Cristo. A quanto pare, egli rappresenta la Morale Cristiana, il senso dell’Altruismo, della Misericordia e della Carità. Commovente la scena ambientata nella casa del dipendente di Scrooge insieme alla sua famiglia. Il bambino, Tiny Timmy, è malnutrito e storpio e ha necessità di cure. Cure che non potrà avere, vivendo ai limiti della povertà. Lo Spettro gli offre davanti un quadro della situazione attuale. Le sue scelte stanno facendo a pugni con la propria coscienza. Timmy, e i due bambini che simboleggiano l’Ignoranza e la Miseria, stanno ad  indicare quali sarebbero state le conseguenze se Scrooge non si fosse ravveduto. La sua frase: “meno carceri e meno ospizi” che viene ribadita dallo Spettro, assumendo le sue sembianze, esprime la questione sociale inglese di fine ottocento. Scrooge è un borghese capitalista opulento che paga le tasse affinché lo Stato funzioni. Egli lo fa come un comune cittadino, ma ciò non include atti di generosità e di beneficenza nei confronti delle classi più disagiate. Solo la cruda realtà farà sorgere un po’ di compassione nell’animo fino ad allora arido del vecchio taccagno.

Infine è la volta dell’ultimo Spettro: la Morte. Scrooge viene catapultato nel periodo immediatamente successivo alla sua morte. Come si suole dire ancora con un proverbio: ”chi semina, raccoglie”. Il futuro prossimo si staglia di fronte Ebenezer in un modo orribile e angosciante. Il vecchio ha condotto una vita in solitudine, allontanando tutti coloro che provavano ad avvicinarsi e dimostrargli affetto. Inorridisce nel sentire i commenti astiosi e malevoli nei suoi confronti. Un uomo che aveva fatto del male, non poteva che raccogliere frutti amari. “Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.”. La morte di Timmy e tutte le maldicenze dei suoi domestici, debitori e uomini di affari lo spingono verso la redenzione. Non è mai detta l’ultima parola. Fino all’ultimo è sempre possibile avere delle chance per generare un nuovo corso della vita. E’ questa la domanda che il vecchio porge allo Spettro della Morte. Solo alla morte non vi è rimedio. La morte è il time-off. Oltre di essa non si può mutare più nulla. Quindi a tutto vi è rimedio. Basta comprenderlo e agire nei tempi giusti.

A Christmas Carol è un’opera che vale la pena vedere, leggere o ascoltare raccontata. Non rimpiango di averlo visto, anzi. E’ adatto per tutti coloro che magari cercano delle risposte o, come il vecchio Scrooge, cercano stimoli per intraprendere nuove scelte; ma soprattutto per chi è maturato e si è avvicinato alla visione del film con un pizzico di nostalgia, sperando di ritrovare ( come ho giustamente detto sopra ) quelle stesse emozioni vissute con le altre versioni mediatiche di A Christmas Carol. Insomma, un bravo a Robert Zemeckis e anche a Jim Carrey – che in queste parti è azzeccatissimo – per averci donato ( mi sembra il termine giusto! ) un prodotto degno di essere guardato, reso ancora più gradevole dalla visione in 3D.

A quanto pare, sulla base di alcune notizie che sono reperibili in rete ( coming-soon.net ) , la Warner Bros ha in cantiere la realizzazione di un live-action su Akira dall’omonimo manga di Katsuhiro Otomo. La WB ha ingaggiato  i due sceneggiatori Mark Fergus e Hawk Ostby – già conosciuti per aver lavorato agli scripts di altre due pellicole come Iron-Man e Children of Men. A co-produrre il live-action – insieme alla Warner Bros Pictures – ci sarà anche la Appian Way – la casa di produzione dell’attore Leonardo di Caprio ( Titanic, The Aviator ).

La pellicola si basa sui primi sei volumi dell’opera originaria di Otomo e sarà ambientata a New Manatthan -  metropoli ricostruita dopo l’essere stata distrutta 31 anni prima.

“Akira is based on anime artist Katsuhiro Otomo’s six-volume graphic novel masterwork. The film is said to take place in “New Manhattan,” a metropolis that was rebuilt after being destroyed 31 years ago.”

A differenza dell’anime omonimo del 1988 che si basava sui primi due volumi della Graphic Novel di Otomo, come ha ribadito lo sceneggiatore Gary Whitta.

Secondo le indiscrezioni trapelate, il progetto risulta essere una priorità nella tabella di marcia delle produzioni della Warner, così come affermano i co-produttori Mad Chance ed Andrew Lazar:

“Is a real priority project for Warner Brothers” but is not likely to go into production before the third quarter of 2010 for a 2011 release.”

Quindi, non ci resta che attendere nuove info in merito, sperando che l’attesa non si traduca in un flop pre-annunciato.


Secondo quanto riportato dal sito http://www.animenewsnetwork.com, il sito della animeanime.biz ha reso noti diversi dettagli in merito all’accordo Microsoft-Shueisha per il lancio, sia in Giappone che a livello internazionale, dei Manga sui cellulari tramite la tecnologia mobile dell’ I-Phone e similari. A partire da dicembre, la prima fase consisterà nell’offrire manga gratuiti nel negozio on-line Windows Marketplace for Mobile negli Stati Uniti. Sebbene la distribuzione dei manga sarà gratuita inizialmente, solo a partire da Marzo la vendita sarà a pagamento.

 ”The animeanime.biz website reports more details regarding Shueisha’s partnership with Microsoft to offer manga e-books on mobile phones. The two companies are planning to push the initiative in both the domestic and international markets. The first overseas phase will start offering free manga on the Windows Marketplace for Mobile store in the United States this December. Although manga in the Marketplace will be free at first, the initiative will transition towards a fee-based distribution model by March.”

I manga saranno distribuiti in 28 paesi – inclusi Giappone e Stati Uniti  ed altri paesi europei – in una versione bi-lingua: Giapponese-Inglese. Si comincerà con la distribuzione gratuita del manga Dragon Ball  di Akira Toriyama e altri titoli ancora da confermare.

“The manga will be offered in Japanese and English in 28 countries, including Japan and the United States, as well as the countries of Europe. The first offering will be a free sample version of Akira Toriyama’s Dragon Ball manga. [...] But Shueisha has not specified which titles will be among the 20-30 works initially offered in the manga e-book initiative.”

La Shueisha è tra le 11 case editrici nipponiche che aveva annunciato l’intenzione di distribuire dei manga per le console portatili PSP da acquistare tramite il Play Station Store. Già la società Am3 lanciò un servizio similare lo scorso anno con il download-service DVision per la Nintendo DS.

“Shueisha is one of 11 Japanese publishers who announced that they will offer manga on Sony’s PlayStation Store for its Japanese PSP portable consoles. The am3 company officially launched its DSvision download service for the Nintendo DS portable consoles with several manga titles last year.”

Molti editori ed autori stanno già offrendo manga sia in modalità gratuita che a pagamento negli Apple’s App Store per i dispositivi iPhone e iPod. Le offerte includono molte opere di: Osamu Tezuka della Tezuka Production; Out of Galaxy Koshika di Leiji Matsumoto della Sunsoft; Applessed di Masamune Shirow, Cyborg 009 di Ishinomori Shotaro della NTT Solmare; Vampire Hunter D  di Hideyuki Kikuchi e Saiko Takaki della Digital Manga Publishing; Golgo 13 di Takao Saito.

“Many publishers and authors already offer free or paid manga e-books in Apple’s App Store for its iPhone and iPod touch mobile devices. The offerings include Osamu Tezuka’s many works from Tezuka Productions; Leiji Matsumoto’s Out of Galaxy Koshika from Sunsoft; Masamune Shirow’s Appleseed, Shotaro Ishinomori’s Cyborg 009 from NTT Solmare; Hideyuki Kikuchi and Saiko Takaki’s Vampire Hunter D from Digital Manga Publishing;Takao Saito’s Golgo 13″

Questa notizia conferma un quadro generale che ormai si sta sviluppando proprio grazie alle nuove tecnologie mobili del nuovo millennio.  
La Digital Manga Association of Japan, insieme alla Voice Bank, sta progettando la realizzazione di un programma per permettere la fruizione dei manga su iPhone e iPod Touch tramite il browser Safari. 

Con l’avvento della iPhone e con le nuove potenzialità che il supporto riesce a garantire, sono proprio curioso come tutto ciò – a parte essere una grande manovra comerciale – possa generare una rivoluzione nelle pratiche di fruizione del manga e di qualsiasi altro supporto cartaceo che viene tradotto nel suo referente digitale. Probabilmente questa rivoluzione del digitale è maggiormente comprensibile per coloro che sono nati in questi anni e, meno, per chi, come noi ormai 30enni, ha sviluppato più un brainframe alfabetico  che uno connettivo – vale a dire, in parole semplici, avere capacità di leggere un testo codificato in caratteri alfabetici da una parte e, dall’altra, essere in grado di socializzarsi a pieno alle pratiche di lettura del testo in digitale. Una rimediazione, cioè, vecchi codici che vengono tradotti da un medium più recente e ne potenziano la qualità. Se questa è la rivoluzione, non possiamo fare altro che adeguarci. Ma volete togliere il piacere di una buona lettura dove il senso tattile la fa da padrone, seguito dall’olfatto che percepisce l’odore della carta stampata che rimane impresso sulle nostre dita? Sarà un’opinione di chi sta vivendo in un epoca di frattura mediologica e tecnologica – oppure definitela anche nostalgica, tanto non mi offendo – ma è il bello di chi ha vissuto sia il vecchio ma, allo stesso tempo, ha maggiori competenze per approcciarsi al nuovo.   

Il genio di Miyazaki, come volevasi dimostrare, continua ad ottenere riconoscimenti internazionali o, per lo meno, ad ottenere una grande considerazione. Prova ne è il fatto che Ponyo sulla scogliera dello Studio Gibli e di Hayao Miyazaki è stato selezionato tra i quindici longometraggi animati che concorreranno alla 67a edizione del Golden Globe Awards per la categoria Miglior Film d’Animazione. E’ quanto annunciato dalla Hollywood Foreign Press Association (HFPA).

Ecco la lista dei possibili candidati:

  • 9
  • Alvin and the Chipmunks: The Squeakquel
  • Battaglia per la Terra
  • Piovono Polpette
  • Coraline e la porta magica
  • A Christmas Carol
  • Fantastic Mr. Fox
  • L’Era Glaciale 3: L’Alba dei Dinosauri
  • Mary and Max
  • The Missing Lynx
  • Mostri vs Alieni
  • Planet 51
  • Ponyo sulla scogliera
  • La principessa e il ranocchio
  • Up

Le nomination saranno annunciate il 15 dicembre, mentre, la premiazione si terrà il prossimo 17 gennaio.

Grande escluso è il nuovo lungometraggio in 3D su Astroboy del grande Osamu Tezuka, scritto da David Bowers e realizzato dalla Imagi che sarà proiettato sul grande schermo proprio in questi giorni pre-natalizi. C’è da dire che sia Ponyo che Astroboy risultavano nella lista dei venti film d’anaimazione che avrebbero concorso all’Oscar per la categoria Miglior Film d’Animazione agli Academy Awards.

Onore al merito al maestro Miyazaki e allo Studio Gibli, insomma. In attesa della proiezione di Astroboy,  di cui in seguito, darò la mia opinione. Vi saluto cari lettori.

 

     

Questa volta, dedicherò un articolo per il mio blog parlandovi di uno dei più bei fenomeni multimediali made in Japan. Mi sto riferendo a Neon Genesis Evangelion. Un anime prodotto dallo Studio Gainax (Le situazioni di lui e di lei “Kareshi kanojo no jijo”; FLCL “Furikuri”; Abenobashi; HACK//SIGN e HACK//DUSK) nel lontano 1995, diretto e sceneggiato da uno dei registi più quotati del Sol Levante, Hideaki Anno, il character design è del mangaka Yoshijuki Sadamoto. Ho definito Neon Genesis Evangelion o “ Shin Seiki Evangerion” un fenomeno multimediale perché, a quasi quindici anni di distanza dalla serie animata – che consta di 26 episodi – il soggetto è stato trasposto in un manga – ancora in corso – di 22 volumi, in più dobbiamo considerare i due fondamentali Movies : NGE: Death & Rebirth – che riassume gli eventi già raccontati nell’anime – e The End Of Evangelion – che è stato realizzato per cercare di dare qualche risposta ad un finale che aveva lasciato gli appassionati della serie e del Manga a bocca asciutta. In tempi recenti, dopo le varie versioni per il mercato dell’Home Video (VHS e DVD e DVD Platinum Collection) che hanno riproposto su diversi supporti più avanzati la serie e i due film, agli inizi del 2000 sono stati lanciati sul mercato diversi spin-off del Manga come Evangelion: The Iron Maiden 2th o conosciuto in inglese come Girl Friend of Steel del mangaka Fumino Hayashi e Shinji Ikari Raising Project del mangaka Osamu Takahashi, entrambi di ambientazione scolastica, che sono stati pubblicati anche in Italia di recente, di cui il secondo  ancora in corso. L’ultima notizia è il rilancio del Project Eva per il settore cinematografico. Infatti anche il pubblico italiano da qualche tempo ha potuto assistere al primo episodio – di una tetralogia – che raccoglie i primi 6 episodi dell’anime originale e si intitola: You are not Alone.

Francamente il sottoscritto è uno di quei fan della serie che ha saputo assimilare ogni piccolo particolare, ogni intreccio, ogni musica, ogni scena-madre, che solo i più attenti sanno riconoscere quando assistono a dei rifacimenti di un’opera che ha emozionato tanto. Considerate che Neon Genesis Evangelion è stato il primo anime ( galeotta fu la terza VHS con il 5°- 6° episodio della serie animata che aveva in copertina la mitica Rei Ayanami) a farmi avvicinare al mondo del manga. La passione per l’animazione l’ho avuta da sempre e mi ritengo completamente addentro alle pratiche di socializzazione e fruizione di questi prodotti di intrattenimento, elementi che mi accomunano a quel pubblico di ragazzini che hanno vissuto la fase terminale della prima ondata dell’Anime Invasion e che, successivamente, hanno acquisito nuovi spunti con la seconda Ondata degli anni 90, della quale, proprio Neon Genesis Evangelion era l’elemento di punta. 

Chi non ha mai sperato di prendere il posto di Shinji Ikari e vivere la quotidianità con la solare e provocante Misato Katsuragi, oppure sperare che tra Shinji ed Asuka succedesse qualcosa o, ancora, chi non ha avvertito un sentimento di attrazione e curiosità nella freddezza di Rei Ayanami? Tutto questo mi è realmente successo.

Adesso diamo qualche considerazione. Originariamente Neon Genesis Evangelion era stato concepito per il Fandom degli Otaku. Gli Otaku sono quei ragazzi che rifuggono qualsiasi tipo di relazione sociale concreta, si rinchiudono in un loro mondo mondo multimediale fatto di anime, manga, porno, hentai, videogiochi e varie forme maniacali di collezionismo. Questi soggetti sono stati definiti come “kapuseru ningen” o “uomini della capsula” che sta indicare lo stato di autonoma costrizione fisica in un ambiente piccolo e malsano che corrisponde ai pochi metri quadrati della propria stanza, in cui sono soliti rinchiudersi e passare la maggiorparte del loro tempo libero. Sono soggetti che, spesse volte, soffrono di disturbi della bi-dimensione considerando come persone concrete i vari characters bidimensionali che popolano i loro sogni o il loro mondo di finzione in cui, come detto,  si rinchiudono nella vana ricerca di acquisire maggiori sicurezze. Sulla base di ciò detto, non è un caso, che al centro delle vicende di Neon Genesis Evangelion, ci sia un ragazzino di quattordici anni taciturno, insicuro, impacciato e con scarsa autostima. Questi sono i connotati tipici di qualsiasi adolescente che vive il conflitto con i doveri e le regole che sono imposte da una società competitiva e standardizzata come è quella Giapponese. Ovviamente non può mancare il conflitto generazionale tra padre e figlio. L’odio-amore tra Shinji e Gendo Ikari, comandante in capo della Nerv esprime tutto ciò. Rei Ayanami, alter ego di Shinji al femminile, rappresenta quel rapporto che Shinji non riesce ad avere con il padre. Un anime che si concentra sulla problematiche interiori dei giovani giapponesi che malgrado tutto cercano di condurre una vita normale, nonostante il Second Impact e l’attacco degli Angeli.

Gli Angeli, esseri non bene identificati che non si sa  per quale motivo abbiano il compito di attaccare la Terra e, perché alla fine la Nerv – Organizzazione Militare Futuristica preposta a difendere la Terra dalla’attacco degli Angeli con l’utilizzo dei Robot Umanoidi Evangelion – sia intrappolata in una cospirazione della SEELE, altra organizzazione che conduce il Progetto per il perfezionamento Umano.

Il film, The End Of Evangelion ha tentato di fare chiarezza, come ho detto sopra, accontentando i fan più esigenti. Assolutamente emozionante lo scontro tra Asuka sull’Eva 02 e i restanti Eva sulle note di “99 red baloons” in versione inglese di Nena, oppure, la scena dell’unione di tutti gli Eva sulle note del min theme “The End of Evangelion”.

NGE è uno di quegli anime che comunque, volente o nolente, è stato un punto di riferimento per gli anime Mecha di seconda generazione che ha ridato linfa al genere dopo l’epoca Nagaina della Trilogia Mazinga Z e similari, opera che si connota per la pluri-dimensionalità dei significati sui quali non ho intenzione di dilungarmi in questo contesto.

Ora, come ho anticipato in precedenza, nel 2007 sono stati messi in cantiere quattro film per il settore cinematografico che sintetizzano, mantenendosi abbastanza fedeli, alle scene clou e gli intrecci dell’anime del 1995. A parte qualche cambiamento ( aggiunta di nuove scene ) nel complesso devo dire che è stato reso bene e la cui visione può essere più che sufficiente per tutti coloro che, facenti parte della ormai terza ondata – la definirei Naruto Generation – si avvicinano per la prima volta al Mondo di Eva. Personalmente, nel rilancio del Project Eva non riesco a vedere nulla se non una manovra di tipo commerciale tesa a fidelizzare nuovi spettatori. Come dicevo, Neon Genesis Evangelion, ha rappresentato molto per me. Mi ha catapultato nel mondo dei manga e della riscoperta dell’animazione made in Japan ( dopo la visione dei suddetti episodi in VHS acquistai il mio primo manga, il volume numero 9 del Manga ) e, a parte le considerazioni qui indicate, non ho subito la stessa fascinazione e lo stesso pathos offerte da quel connubio mozzafiato di scene, intrecci, combattimenti e temi musicali posti a sostegno alla narrazione. In You are not Alone, questo, secondo me, è mancato nonostante che lo consideri un’opera che non tradisce l’originale. So che queste valutazioni sono influenzate dall’animo dell’appassionato e di chi rimanda la propria mente ad un periodo alquanto spensierato che caratterizza tutte le generazioni adolescenziali di ogni tempo e luogo.

Cari lettori, permettetemi, in conclusione, di lanciare un breve messaggio all’autore del manga omonimo: 

“Sadamoto, datti una mossa con la conclusione del manga, già è abbastanza sopportare la lentezza di Hagiwara con il suo Bastard!!!, quindi non tirarla per le lunghe, tanto sono anni che sappiamo come va a finire!”

Alla prossima.            

9
giu

Il piacere di navigare in Internet

   Posted by: admin   in Varie

 

Non so voi, ma credo che da sempre, ancor prima di sviluppare la mia passione per il fumetto giapponese, sono rimasto affascinato dalla storia dell’arte e da tutto ciò che fosse immagine e simbolo di cultura e civiltà. Passione che si è rafforzata nel tempo e che mi ha permesso, grazie anche alla grande quantità di materiale rintracciabile in Internet. di fare alcune ricerche in tal senso. E’ proprio vero, quando si dice, che da una parola ne escono poi fiumi, basta saper cominciare ed il gioco è fatto. Stesso dicasi di qualunque ricerca si voglia intraprendere – il richiamare la mia passione per il Giappone, è la dimostrazione dei tanti argomenti al quale si può accedere grazie alla rete. Chiamatela esperienza serendipitosa, cioè casuale ma favorita da situazioni stimolanti e ambienti affini. ma è proprio quello che si prova quando scopri un mondo cha magari non immaginavi che esistesse. Nell’era della rete tutto è diventato più semplice e le tracce sono infinite, basta sapersi muovere in questo ambiente virtuale. E’ grazie a queste esperienze casuali e a un pizzico di intuizione se nel passato ho potuto reperire materiale che avrebbe corredato la mia tesi di laurea, oppure, la scoperta di forum interessanti che, oltre ad aprirti un mondo di informazioni, puo permetterti di partecipare a quelle dinamiche interattive che si creano all’interno delle cosiddette “comunità virtuali”. Francamente , il mio parere è che mai come adesso, grazie anche alla proliferazione delle web tv, delle e-radio, dei siti download basati su protocolli p2p o piattaforme che ti offrono di tutto e di più in streaming, emule, torrent – che non sto qui a sostenere la legalità o meno della loro esistenza – stiamo vivendo una fase di rivoluzione e di assestamento, allo stesso tempo, di nuove pratiche sociali nella rete.  Domandarsi perché stia avvenendo tutto ciò è importante, e spesse volte non mi è mancato di rifletterci. La rete è un mondo che non può essere parametrato con i vecchi canoni o modelli di riferimento che usiamo per definire il mondo ”off-line”. Io ritengo che la rete stia dimostrando quella tanto decantata libertà democratica o, meglio, la costruzione di una istituzione alternativa che colpisce nel profondo le vecchie istituzioni dominanti come i Media di Massa, il Mercato e cosi via. La rete offre tutto quello che prima aveva un costo elevato e che, magari, non tutti potevano acquistare. Se i mezzi ci sono perché non sfruttarli, dico io. Qui sta la forza e la prepotente innovatività della rete. Inoltre, e mi ricollego alle mi prime battute che mi hanno fatto intraprendere queste riflessioni, chi fà ricerca si renderà conto, grazie all’enorme possibilità offerta da questo medium, che si abbattono molte barriere e che, per questo, la ricerca richiede tempi e costi più irrisori. Una bella fortuna, non credete?

17
apr

Anime e pregiudizi

   Posted by: admin   in Animazione, Cinema

Approfitto della distribuzione nelle sale cinematografiche dell’ultima opera di Hayao Miyazaki: ”Ponyo sulla scogliera” per esprimere una serie di giudizi e critiche. Ho guardato con un certo interesse questa nuova opera del maestro Miyazaki, sia in quanto appassionato e memore delle bellissime storie a cui tale artista ci ha abituato. Si pensi a Nausicaa della Valle del Vento, che ha visto una doppia trasposizione: cinematografica e fumettistica, “Kiki’s Delivery Service”, “La Principessa Mononoke”, “Porco Rosso”, “La città incantata”, vincitrice del premio Oscar nel 2003 come migliore lungometraggio, ed infine, “Il Castello errante di Howl”. Tutte queste opere sono state realizzate dallo studio di animazione Ghibli che, soprattutto gli appassionati e la generazione degli anni ottanta, riconosceranno come la realizzatrice di serial animati come “Heidi”, “Remì”, “Rascal, orsetto lavatore”, “Marco”, “Anna dai Capelli Rossi”. Lo Studio Ghibli è un delle realtà più prolifiche nella realizzazione di prodotti animati. Tale studio è stato fondato dal duo Hayao Miyazaki ed Isao Takahata ed è stato promotore del genere “Meisaku” ovvero, opere di produzione giapponese ma che si ispiravano ad opere della letteratura occidentale. Fu con Heidi che si diede avvio alle prime esportazioni di prodotti animati dal Giappone durante la fine degli anni Settanta. Questa epoca è stata definita dal massmediologo Pellitteri come L’era del Drago, riferendosi all’avvento dell’epopea dei robot di Go Nagai. Le opere dello studio Ghibli e le opere di Nagai avevano fatto da apripista, ma ognuna di esse ricevette un giudizio differente. Gli anime come Heidi e Co furono accettati e ricondotti alla stessa matrice tipologica dell’animazione di intrattenimento disneyana – erano semplici, adatti ad un target infantile, se poi, questi cartoni animati si ispiravano alla letteratura occidentale era per noi europei, cresciuti con i romanzi di formazione e sociali tipo Dickens, Stevenson, Dumas, motivo di orgoglio. Per Mazinga Z invece si alzò un grande polverone, ma di questo ne discuterò in un prossimo articolo. Ritornando a quella che fu considerata la buona animazione giapponese, il genere Meisaku ebbe grande successo e ciò va solo a dimostrare la grande qualità dello Studio Ghibli e della grande professionalità di Hayao Miyazaki e di Isao Takahata. Probabilmente, non ci si è resi conto che il signor Hayao Miyazaki è l’artista (mangaka, regista, animatore) più conosciuto del proprio Paese in Europa da trent’anni a questa parte. Sfortunatamente la sua cinematografia è ancora analizzata con occhi che non colgono la complessità contenutistica delle sue opere e soprattutto il giusto respiro culturale di cui ognuna di esse è portatrice (solo i cultori, studiosi e fan le sanno valutare). Ne è prova il fatto che ciononostante il grande riconoscimento ( ad ogni modo tardivo se ragioniamo in una logica internazionale) da qualche anno in tutte le rassegne cinematografiche europee – Venezia e Cannes in testa – ancora si tende a considerare l’animazione nipponica alla stregua di quella disneyana che colpisce un target a maggioranza infantile e adolescenziale, vista come forma di intrattenimento spensierata, comica e fantastica. L’animazione nipponica oltre a ricoprire quei target ha obiettivi più ampi e complessi. Ma in Europa e come si è visto in Italia, Ponyo non ha trovato una sua diffusione capillare, e così le opere precedenti proiettate nelle nostre sale cinematografiche. Non per forza ci deve essere profumo di Oscar per determinare la diffusione di un prodotto animato, ma sfortunatamente, esistono ancora molti pregiudizi in merito. Di Miyazaki è riconosciuta la qualità artistica ed espressiva, tale da essere considerato il dio dell’animazione giapponese e il diretto erede di Walt Disney, ma ciò non basta a diffondere i suoi prodotti in quanto garanzia di qualità come avviene per i lungometraggi della Walt Disney Company, Pixar e Dreamworks. Questo è sintomo  di un retaggio culturale vecchio di oltre settant’anni . Per noi Occidentali, erroneamente, la vera animazione è da considerarsi solo quella Angloamericana degli “animated cartoons” – animazione comica -  di Topolino e Paperino, dei lungometraggi Disneyani – da Biancaneve a Mulan – di ispirazione letteraria, delle sitcom animate e dei cortometraggi  targate Hanna&Barbera, Metro Goldwin Meyer e Warner Bros. Questa scuola di pensiero dell’animazione made in USA ha da sempre sostenuto che il prodotto animato è di origine comica ed è un genere di spettacolo rivolto unicamente ad un target infantile ed adolescenziale. Quindi per sua natura deve divertire, intrattenere ed educare. In un epoca di scambi e flussi transnazionali di origine culturale ove si assiste ad una moltiplicazione dei centri di globalizzazione, di cui il Giappone è degno protagonista, non si possono usare questi vecchi metri di valutazione, ma è necessario, avere una comprensione profonda dei contenuti di ogni singolo prodotto e saperli offrire alle platee internazionali senza fare perdere l’odore culturale che ciascuna di esse trasmette. Quindi piena valorizzazione delle singole industrie culturali in una logica di interazione globale. C’è Disney e c’è Miyazaki. Entrambi con le proprie filosofie e con i propri target di riferimento. Miyazaki è prevalentemente per bambini, e in generale, i contenuti dell’animazione nipponica non sono solo per bambini. Quindi, vedere che “Ponyo sulla scogliera”, nonostante l’accredito ottenuto a Venezia, non ottenga una diffusione capillare in Italia, dimostra ancora l’esistenza di quel pregiudizio. Insomma uno smacco ad un’opera divertente e di qualità.

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18
mar

WATCHMEN: Ma il Mondo ha ancora bisogno di eroi?

   Posted by: admin   in Cinema

 

Cercare di recensire la trasposizione filmica di una graphic novel come Watchmen di Alan Moore può risultare compito non da poco. Ma cercherò di dare le mie impressioni a caldo. Innanzitutto devo dire che la trama del fumetto è stata rispettata quasi integralmente e, ritengo che, avendo il sottoscritto, letto interamente la graphic novel, si sia riuscito a sintetizzare in maniera efficace le sottotrame di un immenso intreccio che è Watchmen. Le letture che ad esse possono essere date, sono molteplici fin dai primi minuti della pellicola filmica. Il film comincia in maniera fedele con l’avvio del comic di Moore: Edward Blake alias il Comico, viene assalito nel suo appartamento, da un killer e, nonostante che la sua stazza fosse quella di un giocatore di football, questo non lo ha salvato dalla tragica fine che gli è toccata. Chi la fa l’aspetti! Lui che aveva deciso di indossare quella doppia identità proprio per deridere quella società americana e occidentale delle Multi Nazionali del Petrolio e degli affari globali; di un falso equilibrio giocato sul deterrente degli armamenti nucleari; della diversità e della segregazione razziale e di una società in fin dei conti ferina e barbara che trova sempre i modi di svelare il proprio volto, alla fine è vittima egli stesso del suo stesso gioco. La morte è lo scherzo più sublime. Il comico aveva capito di avere sostenuto e protetto una società che ricorda il ritratto del mondo Faustiano, che già autori come Conrad in “Cuore di Tenebra” e Spengler nel “Tramonto dell’Occidente” tendevano a presagirne il crollo repentino. Non è un caso che lo stesso Comico ricordi il Generale Kurz della situazione. Uomo di azione e guerrafondaio, colui che ha combattuto per il trionfo dell’American Way of Life e per la supremazia degli USA nello scacchiere mondiale, si rende conto che tutto quello in cui credeva era un : “grande e brutto scherzo”. Proprio come Kurz in “Apocalypse Now” di Kubrick ( o in Heart of Darkness di Conrad)  che urla agonizzante: “Che orrore!”, il Comico piange e si dispera per aver scoperto il suo di “orrore”. L’affinità con le opere su citate non sembra essere un caso. Anzi, ritengo che sia calzante. In una scena del film, assistiamo ad un flash-back che racconta il passato da soldato/mercenario di Edward Blake durante la guerra in Vietnam; qui l’attacco degli elicotteri con il napalm e l’intervento del Dottor Manhattan, sono narrati sotto le note della “Cavalcata delle Valchirie”. Epicità ed esaltazione della super-potenza americana, è la chiave di lettura che si intravede nella prima parte del film. Concordo con chi ha sostenuto che almeno nella prima parte del film, si voglia far passare un messaggio legittimante di un modo di azione tipicamente repubblicano, che va dal Secondo dopoguerra, all’omicidio Kennedy (non è forse un caso che Blake sia il famoso cecchino) fino ai tre mandati presidenziali di Nixon, uno dei Presidenti Repubblicani più discussi anche per il caso “Water Gate”, fino alla “vittoria” in Vietnam (resa possibile nella finizione filmica solo dall’intervento di un Deus Ex Machina come il dott. Manhattan). Sì, tutto porta  a sostenere che, anche giocando e alterando i reali eventi storici, l’America voglia lavarsi la coscienza e cancellare le macchie del proprio passato che le hanno impedito di essere una Nazione Virtuosa e Pura. Tipici discorsi da Geo-politica che farebbero esultare autori come Ratzel e Turner. La chiave di lettura “geo-politica” è la dominante ma nemmeno l’unica.

 

Il film è altrettanto, un’apologia sul Tempo che strizza l’occhio alla Fisica e al Determinismo di La Place; alla visione di un Tempo Omogeneo e atomistico – esemplificato dagli ingranaggi degli orologi del padre del giovane Jon Osterman, futuro Dott. Manhattan – a cui si contrappone una visione del Tempo Eterogeneo e multiforme (la citazione della passione del padre orologiaio di Jon per Einstein sembra fatta apposta: è l’avvio di una rivoluzione, la Teoria della Relatività di Einstein. Un’altra chiave di lettura, che salta fuori, è quella della Memoria e dell’Identità. Il funerale di Edward Blake e la tomba coperta dalla bandiera americana, simbolo di riconoscimento nazionale, dà voce anche al valore commemorativo che rinsalda il senso identitario della Nazione Americana. Anche qui, non è un caso che la panoramica del cimitero con le lapidi dei morti/caduti – luogo di fissazione e trasmissione della memoria  - sia sostenuta da un capolavoro come “The Sound of Silence” di Simon e Garfunkel. Sempre sulla metafora del Tempo, si evince come Jon incarni diversi topoi narrativi quali: il super-uomo di Nietzsche; oppure potrebbe essere benissimo uno dei tanti personaggi usciti dalla penna di George H. Wells; o ancora la rappresentazione del desiderio dell’onniscienza, dell’ubiquità e simultaneità. Insomma, Jon Osterman farebbe felice Henrì Bergson, identificandosi con l’uomo che vive nella “duré”, nel flusso della durata, con un occhio al passato, uno al futuro, in un presente specioso, cioè dilatato, richiamando William James.

Parlando sempre di memoria e tempo, si denota come il passato dei Watchmen degli anni della Depressione e del Secondo Conflitto Mondiale, sia un omaggio alla Golden Age superoistica.

 

A questo punto, ritengo sia giusto spendere qualche commento anche sugli altri personaggi di Watchmen e quali sono le impressioni che mi hanno suscitato.

Innanzitutto, Daniel Dreiberg, alias il Gufo, richiama in tutto e per tutto Batman. Personaggio complessato ed impaurito/attratto dal suo alter-ego. Ricorda, per certi versi, il Bruce Wayne di Miller in “The Dark Knight Return”, in due occasioni del film: quando conversa con il suo epigono, il precedente “Gufo” e ironizza sul “sostegno tra eroi in pensione” – ricorda il dialogo tra l’anziano Wayne e Jim Gordon – e quando lo troviamo nudo, davanti al costume, afflitto dal suo desiderio di re-indossare il costume in modo tale da “non voler avere più paura”.

Rorschach, insieme al Gufo e a Spetto di Seta, danno vita alla sottotrama superoistica, che ovviamente non poteva mancare. Tutti e tre possono essere visti come esemplificazione dei generi fumettistici. L’unico rammarico, volendo fare un confronto tra la graphic-novel e la sua trasposizione cinematografica, è la non resa completa della scena del colloquio psichiatrico in carcere tra Rorschach e il dottore, che a differenza del film, il fumetto ci pone di fronte alla domanda: chi è sano e chi è folle? Qual è la definizione di normalità? Ma la normalità ha bisogno della follia per poter essere legittimata, è una moneta che oscilla, che mostra e non mostra qual è la vera natura dell’uomo.     

 

Infine, Adrian Veidt alias Ozmandyas, uomo ultramiliardario a capo di un impero economico, considerato l’uomo più intelligente del mondo, mi ha subito ricordato l’Eco Terrorista Ra’s Al Ghul, per il suo sogno di scongiurare la guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica, filo conduttore di tutta la vicenda, attraverso l’innesco di un cataclisma. Viene definito un socialista, ma sarebbe più corretto : “eco – terrorista” come ho detto sopra. Adrian Veidt è, se vogliamo, l’ antagonista, ma rispecchia allo stesso tempo, l’altro lato della medaglia. Se Blake si è asservito al Potere, travestendosi da Comico, per combattere i suoi conflitti interiori al fine di “ridere per ultimo!”, Ozmandyas, al contrario, usa mezzi e fini del Capitalismo per combatterli. E colui che agisce per un fine più “alto”.  Alla fine, il suo disegno si avvera. Il fine giustifica i mezzi. Il sacrificio di milioni di persone per salvare il Mondo dalla guerra nucleare. Ma la domanda che ci si pone è: “era davvero necessario?” Forse no, ma chi può dirlo. Alla fine chi è il carnefice? Sono punti di vista differenti che assumono valore per chi li appoggia.

Allora dov’è la soluzione? E’ giusto affidarsi ad un “homo novus” illuminato come Veidt che incarna l’Alessandro Magno di fin de secle ? Ma alla fine si è realmente pronti per questo? Tante domande che possono fornire una guida per il futuro.

The Watchmen, non a caso, è stato scritto, disegnato e contestualizzato nel 1985, un’epoca critica che, ancora prima del crollo del Muro di Berlino e della Perestrojka di Gorbaciov, stava volgendo al suo epilogo, proprio come l’orologio che corre verso la mezzanotte e una nuova epoca.

Francamente, ritorno a sostenere, che il film ricalchi in maniera fededegna lo spirito della graphic-novel di Alan Moore e le paure collettive di fin de secle che si respiravano a quel tempo. Certo allo spettatore di oggi può sembrare, il contesto del film, anche abbastanza datato, ma anche qui, non si può mai dire. Possono cambiare i protagonisti coinvolti ma dopotutto la paura di un conflitto nucleare è sempre attuale.          

Un ultimo elemento da evidenziare, che non può essere messo in secondo piano rispetto agli altri sopra citati, è che Watchmen rappresenta la parodia dei comics di azione americani, e una riflessione sul “senso” di essere un supereroe –  che non a caso, Moore stava cercando di rifondare durante gli anni ’80, grazie ad un simile capolavoro.

In conclusione, devo ricredermi: Watchmen mi è piaciuto e non è risultato un classico polpettone senza né capo né coda, sorte toccata ad altri film dello stesso genere. Il regista Snyder, che si era occupato di “300” di Miller in precedenza, ha superato egregiamente la prova, tenendo conto la natura complessa del fumetto che stava andando a trasporre. Insomma, staremo a vedere se Watchmen può aspirare ad alti livelli di riconoscimento, sorte che è toccata qualche mese fa, con due nomination agli Oscar, del secondo film sul Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan.

Il lettore non me ne voglia se ho mancato di evidenziare qualche aspetto che, magari al momento in cui scrivo, ho tralasciato, sia in maniera conscia – per coerenza contenutistica ed espressiva – sia inconscia. A questo punto, non mi resta che congedarmi, sperando di aver interessato “i coraggiosi” che sono giunti fino a qui. Alla prossima.