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Cosa hanno in comune: Silvio Berlusconi, Noemi Letizia e Una notte al museo 2?

Posted by Giuseppe on dic 28, 2009 in cosa nostra...

Fanno ridere!!!!!!!!!

Sembra l’inizio di una barzelletta, ma lo ammetto, ho ancora i brividi lungo la schiena!!!!

Siccome sono una persona che ama condividere i propri pensieri e le proprie emozioni vi invito alla visione di questi due video, e alla fine vi chiedo: perché???????

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Silvio Berlusconi si è fatto la bua….

Posted by Giuseppe on dic 14, 2009 in cosa nostra..., fumetto

Visti gli ultimi avvenimenti prevedo che il nome “Silvio Berlusconi” sarà cercato sui principali motori di ricerca del web con una frequenza senza pari……perciò ne approfitto e consiglio due fumetti che molto ironicamente mettono a nudo (più della D’Addario?) il nostro Premier!

Li consiglio soprattutto a chi vorrà fare, un giorno, i provini del Grande Fratello……..chi ha orecchie per intendere….intenda….

Marcello ne ha fatta un’altra delle sue e ha deciso di sfidare i trecento-avvocati-trecento di Silvio Berlusconi! Tutta la vita di Sua Emittenza ricostruita nelle fulminanti strip dell’autore toscano! Berlusconi, Confalonieri, Dell’Utri, Craxi, Di Pietro, Prodi, D’Alema e tutti gli altri protagonisti di questa italianissima telenovela economico-mediatico-politica vivisezionati senza pietà dalla matita del Nostro. Un documentatissimo “romanzo” a strisce umoristiche di cui è impossibile fare a meno, quale che sia la vostra convinzione politica! Chi non lo compra prima che gli uomini del NAS (Nucleo Anti Satirico) lo sequestrino, poi non venga a piangere da noi!

Silvio Berlusconi ha presieduto ben tre Governi ma, mentre l’Italia è sprofondata nella più grave crisi economica dell’ultimo mezzo secolo, regalando a tutto il mondo – grazie alle figure del suo leader – l’immagine di un popolo di pagliacci e veline, anche la tanto sbandierata praticità del Cavaliere ha finito per mostrare il suo vero volto. E’ stato così che Silvio Berlusconi, più che per “la politica del fare”, è divenuto noto per “la politica del farsele”, inaugurando una nuova stagione di scandali sessuali capaci di travolgere giornalisti, ministri e showgirl in una girandola di episodi esilaranti e disgustosi al tempo stesso. Gli stessi episodi che, con la consueta cattiveria, la matita di Alessio Spataro mette nero su bianco spiando i “berluscoiti” del re di Arcore. Un premier “affamato”, sì. Ma non solo di potere!

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Marrazzo:trans Brenda trovata morta

Posted by Giuseppe on nov 20, 2009 in cosa nostra...

Era carbonizzata in appartamento Via Due Ponti a Roma

(ANSA) – ROMA, 20 NOV – Il corpo del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, e’ stato trovato carbonizzato a Roma. La trans era all’interno di un appartamento in via Due Ponti. Sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma.

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Esce fumetto su Giorgia Meloni: pioggia di critiche

Posted by Giuseppe on nov 14, 2009 in cosa nostra..., fumetto

Satira ancora una volta nell’occhio del ciclone. Ad accendere la miccia delle polemiche stavolta è ‘La Ministronza’, un libro a fumetti sul Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, nelle librerie a novembre, a cura della casa editrice Grrrzetic.

Il volume nasce come raccolta di vignette di Alessio Spataro – già collaboratore del Manifesto e Liberazione – pubblicate dal disegnatore su un blog interamente ‘dedicato’ al ministro della gioventù.

Sulla copertina del libro, Giorgia Meloni è rappresentata nelle fogne accanto a un topo, mosche e scarafaggi ed accompagnata da un testo inequivocabile: ‘Fascisti, carogne, tornate nelle fogne’.

Nelle strisce fino ad oggi pubblicate nel blog, la Meloni parla con pesante accento romanesco, non si lava, è omofoba, violenta e borgatara e dichiara che: “De lavorà, me ne frego proprio”.

L’uscita del libro è stata anticipata, o più che altro resa nota, dal quotidiano ‘Il Secolo d’Italia’, vicino alla corrente di Alleanza Nazionale, ed è diventato un piccolo caso politico, riuscendo a mettere d’accordo maggioranza e opposizione. Attestati di solidarietà, per una volta bipartisan, sono giunti da tutto il mondo politico, soprattutto al femminile. Dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna – “Il nostro Paese assiste all’ennesimo imbarbarimento dello scontro ed in mezzo ci finisce per l’ennesima volta una donna” – alla titolare dell’istruzione Mariastella Gelmini – L’attacco sconsiderato portato al ministro Meloni supera ampiamente i limiti della satira”, fino al segretario dell’Ugl, e quasi-candidata del centrodestra alle Regionali del Lazio, Renata Polverini – “Il libro contro il ministro non è esercizio di satira ma solo di volgarità”.

La solidarietà è arrivata anche da molti esponenti dell’opposizione, tra tutti il presidente del Pd Rosy Bindi e le deputate Paola Concia (Pd) e Silvana Mura (IDV), unanimi nel definire il libro ‘volgare e misogino’ . In serata la Meloni, senza entrare nel merito del libro ha ringraziato per la solidarietà.

Nel frattempo Alessio Spataro, raggiunto al telefono dall’agenzia stampa DIRE, si è detto stupito: “Si occupano di me? Come se li pagassimo per questo. Io non mi vergogno di nulla, rispondo solo del rapporto con i miei lettori e con la mia casa editrice. C’è gente che non si vergogna di cose ben peggiori, perché mi dovrei vergognare io? Sembrano dei caciottari arricchiti che hanno scoperto la manna dal cielo dell’uomo più ricco d’Italia. Li ha portati al governo e non potevano crederci neanche loro…”.

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Vespa cancella Ballarò

Posted by Giuseppe on set 14, 2009 in Intrattenimento, cosa nostra...

Bruno Vespa annuncia una puntata speciale in prima serata di Porta a Porta dedicata al terremoto per martedì 15, giorno in cui verranno consegnate le prime case agli sfollati, e l’Azienda decide di far slittare la prima puntata di Ballarò, prevista per lo stesso giorno e sullo stesso argomento.

Protestano Giovanni Floris, il direttore di RaiTre Paolo Ruffini, l’Usigrai e il centrosinistra.

Dopo i ritardi nella contrattualizzazione dei collaboratori di Annozero, la decisione di togliere la tutela legale a Report tocca ora a Ballarò stare nell’occhio del ciclone e subire ‘gli effetti’ del cambio della guardia ai vertici della tv di Stato.

Da mesi è annunciato il ritorno di Ballarò per martedì 15 settembre con un’apertura dedicata al terremoto dell’Aquila. Del resto proprio il 15 settembre verranno consegnate le prime strutture abitative per i primi fortunati sfollati che potranno così abbandonare le tende dei campi allestiti dalla Protezione Civile dallo scorso 6 aprile. Previsa una cerimonia ufficiale alla presenza del premier Silvio Berlusconi, che mantiene così la promessa fatta già all’indomani del terremoto e che dovrebbe portare alla consegna di tutte le abitazioni prima di Natale. Un evento senza dubbio rilevante dal punto di vista politico, su cui Ballarò aveva deciso di puntare l’obiettivo in occasione della sua prima puntata. All’improvviso la Rai ha però comunicato al conduttore, Giovanni Floris, la decisione di far slittare di una settimana il suo esordio. Motivo? L’intenzione di Bruno Vespa, aquilano di nascita, di aprire la stagione di Porta a Porta, anch’esso previsto in partenza martedì 15 (ma in seconda serata), con una speciale in prime time dedicato allo stesso tema. Inutile, quindi, per la Rai sovrapporre due trasmissioni di approfondimento, quindi fuori Ballarò e spazio a Vespa.

Floris infuriato ha commentato: “Avremmo potuto trattare gli stessi temi dello speciale di RaiUno, non vedo il motivo di sostituirci. Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane e la cerimonia del 15 settembre era un avvenimento previsto da tempo, da prima che presentassimo la trasmissione. Si tratta di un avvenimento in agenda; non di un evento, non di un imprevisto, nè di un’emergenza. Saremmo potuti essere noi lo speciale. So che il Direttore Ruffini lo ha fatto notare all’azienda, ma non è stato ascoltato. Naturalmente poi avremmo parlato anche di altro, di attualità politica e di attualità economica. Sono dispiaciuto, certo, ed è dire poco. A tutti quelli che mi telefonano allarmati dico che mi auguro che sia solo un episodio sgradevole e grave e che mi auguro che andremo in onda prima possibile dicendo tutto quello che abbiamo da dire“.

Il clima è senza dubbio rovente. Mentre Vespa rimanda ogni dichiarazione alla conferenza stampa che si terrà oggi e si limita a commentare che con i quattro milioni di euro raccolti dalla sua trasmissione in fin dei conti questo speciale è anche “un riconoscimento” per i generosi telespettatori e per l’impegno profuso, il presidente della Rai, Paolo Garimberti, scuote la testa, considerando di fatto questo ‘incidente’ come frutto di una certa disorganizzazione. “La consegna delle prime case ai terremotati era un evento programmato e programmabile. Si poteva fare tutto per tempo ed evitare di mettere la Rai al centro di nuove polemiche politiche“, ha detto Garimberti che questa rogna se la sarebbe risparmiata volentieri. E’ immediatamente sceso in campo anche Paolo Ruffini, prossimo alla destituzione come direttore di RaiTre e mai tanto ompegnato come in questo periodo a difendere le sue trasmissioni di punta. “Si tratta di una decisione presa contro il nostro parere” ha dichiarato Ruffini che fa giustamente notare come una decisione del genere, presa a meno di 48 ore dal programma, sia quantomeno controproducente per l’azienda, assumendo “un nuovo sapore e danneggiando l’immagine aziendale“. Furiose le reazioni dei consiglieri di amministrazione di centrosinistra, su tutti di Nino Rizzo Nervo, mentre il Pd con Gentiloni parla di “normalizzazione” di RaiTre e per il presidente della FNSI, Roberto Nobile, Roberto Natale ritiene che “il vertice Rai sembra aver smarrito il senso della dignità del servizio pubblico“. La situazione è rovente, tra poco ci sarà la replica di Vespa, ma ormai i segnali sono preoccupanti.

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La fine della Mondadori : Marco Travaglio

Posted by Giuseppe on lug 27, 2009 in cosa nostra...

Testo:
“Buongiorno a tutti. Utilizziamo i passaparola di questo periodo vacanziero per fare degli appuntamenti un po’ più brevi del solito e per dare una sistematina a alcune questioni pendenti, che spesso ricorrono anche nelle vostre domande, nei vostri post, nelle vostre richieste di spiegazioni.
Quella di cui voglio parlarvi oggi è la faccenda Mondadori, perché sta per arrivare a sentenza – non si sa ancora se prima o dopo le ferie – una vicenda che potrebbe chiudere la famosa guerra di Segrate, la guerra che, tra il 1989 e il 1990, contrappose De Benedetti a Berlusconi per il possesso della Mondadori: qualcuno ricorderà come era iniziata, ve la sintetizzo.
Il furto della Mondadori

Nell’89 Berlusconi prende una piccola quota della Mondadori, il mandato che si è dato e che gli ha dato anche Craxi dopo l’occupazione di tutte le televisioni private è quello di mettere le mani anche sul più grande gruppo editoriale italiano che, in quel momento, pubblicava Repubblica, Espresso, Epoca, Panorama, una quindicina di giornali locali, quelli del gruppo Finegil e poi tutto il ramo libri, perché era un gruppo dove la libertà di stampa era una cosa seria e quindi era un gruppo giornalistico e editoriale che faceva le pulci al Caf di Craxi, Andreotti e Forlani e che, conseguentemente, Craxi voleva ricondurre all’obbedienza, come aveva fatto con le televisioni private. Berlusconi speranze di occupare la Mondadori al 100% e neanche di ottenere la maggioranza non ne aveva, perché gli eredi Mondadori, gli eredi di Arnoldo, la famiglia Mondadori Formenton si era già impegnata per iscritto a cedere a De Benedetti la maggioranza azionaria di quelle quote entro il 1990 e quindi Berlusconi avrebbe potuto soltanto avere una quota minoritaria. Ma lui non si perse d’animo e, con le sue solite arti persuasive, per usare un eufemismo, convinse gli eredi Mondadori a promettere per iscritto a lui ciò che avevano appena promesso a De Benedetti. Contenzioso, si decise tra le due parti in lite di affidarlo a un arbitrato, ossia a una soluzione extragiudiziale, i tre arbitri, scelti uno da una parte, uno dall’altra parte e l’altro scelto dal Tribunale, il Presidente del collegio arbitrale, emisero il famoso Lodo Mondadori che dava ragione a De Benedetti e quindi quest’ultimo tornò in possesso della casa editrice. A quel punto Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il tutto davanti Corte d’Appello di Roma, la Corte d’Appello di Roma, Sezione Civile, fu chiamata a confermare o a bocciare il Lodo e a occuparsene fu chiamato un giudice amico di Cesare Previti, il giudice Vittorio Metta il quale, in una sentenza fulminea, riuscì a ribaltare il Lodo, a cancellarlo e quindi a sfilare la Mondadori dalle mani di De Benedetti e a consegnarla a Berlusconi.
Subito dopo questa sentenza Metta ricevette 420 milioni di lire in contanti provenienti da fondi neri del gruppo Fininvest in Svizzera, a portarli in Italia era stata una complessa operazione finanziaria che aveva coinvolto tutti e tre gli Avvocati della Fininvest: Previti, Pacifico e Acampora.
Il fatto che questa sentenza fosse piuttosto puzzolente derivò anche dal fatto che fu depositata, nei primi giorni del 1990, 24 ore dopo la Camera di Consiglio, ossia il giudice entrò in Camera di Consiglio e ne uscì 24 ore dopo con una sentenza scritta a mano di 180 pagine: è segno che o era meglio di Balzac e era riuscito a scrivere a mano in una sola notte 180 pagine, anzi scusate 169 pagine, oppure quella sentenza l’aveva scritta prima o magari non l’aveva neanche scritta lui e, in effetti, pare che fosse stata scritta o suggerita dagli Avvocati della Fininvest, che poi lo corruppero in cambio di quella sentenza comprata. Risultato: Berlusconi si trova in mano il gruppo Mondadori, spaventa la parte della Democrazia Cristiana che vede con sospetto l’ascesa di Craxi e quindi Andreotti, alla fine, impone al ladro di restituire una parte del maltolto: è un po’ come imporre a uno che ha rubato una macchina di restituire il tubo di scappamento, il cambio e il volante. Berlusconi e soci restituirono Repubblica, L’Espresso e i giornali Finegil, mentre del gruppo Mondadori si tenne tutto il resto dei giornali, compresi Panorama e Epoca, che all’epoca andavano molto forti e poi tutto il ramo libri. Dal 1990 Berlusconi è proprietario di una casa editrice che è stata rubata a De Benedetti con una sentenza comprata: questo è il quadro.
Un miliardo di euro di danni (a spese nostre?)

Molti chiedono: ma perché De Benedetti non l’ha richiesta indietro? E’ possibile che la Cassazione abbia condannato il giudice Metta per corruzione giudiziaria, gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora per averlo corrotto per conto di Berlusconi con soldi di Berlusconi per procacciare la Mondadori a Berlusconi e De Benedetti non chieda la Mondadori indietro? In realtà non è così semplice: non si può chiedere indietro la macchina rubata, anche perché nel frattempo la macchina ha cambiato fisionomia. Sicuramente si possono chiedere i danni e infatti De Benedetti, dopo che la Corte di Cassazione ha stabilito non solo che gli Avvocati di Berlusconi e il giudice Metta erano colpevoli di corruzione, ma la Corte di Cassazione ha anche stabilito – cito testualmente – “il diritto di De Benedetti a avere indietro, in separata causa civile, il danno emergente e il lucro cessante”. E’ evidente, il danno che ti hanno portato via la roba e, nello stesso tempo, il fatto che tu per anni non hai potuto introitare gli utili di un gruppo che sarebbe stato tuo, se quella sentenza non te l’avesse sottratto. “Sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. E’ ovvio che il gruppo Fininvest, avendo un colosso in più nel suo seno, ha potuto prosperare anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1996 e invece De Benedetti, con la sua Finanziaria – la Cir -, si è visto portare via due gioiellini da niente: prima la Mondadori, anzi prima la Sme e poi la Mondatori, sempre per l’intervento di Berlusconi, più o meno pilotato da Craxi.
Questa causa civile è una causa della quale nessuno parla: ne ha parlato Rinaldo Gianola su L’Unità l’altro giorno e era, credo, il primo articolo dopo anni, per dire che la causa c’è e anzi, sta per andare in decisione; l’istruttoria è finita e il giudice monocratico Raimondo Mesiano, della Decima Sezione Civile del Tribunale di Milano, è in fase di decisione, sta decidendo. Sta decidendo su che cosa? Sul fatto che la Cir di De Benedetti, tramite gli Avvocati Elisabetta Rubini e Vincenzo Roppo, ha quantificato il danno che De Benedetti chiede indietro. Sono 468.000 e rotti Euro, che poi vanno naturalmente adeguati agli interessi e alla rivalutazione monetaria e che quindi ammontano a 1 miliardo di Euro, sono circa duemila miliardi di vecchie lire e questo De Benedetti chiede a Berlusconi, che non solo gli ha fregato la Mondadori, ma poi se la è tenuta e ci ha guadagnato per venti anni e continua a guadagnarci tutt’ora. La causa la Cir l’ha intentata solo alla Fininvest e non anche alle persone che, materialmente, hanno compravenduto la sentenza: perché? Perché sia Previti, sia Pacifico e sia Acampora e sia Metta risultano praticamente quasi nulla tenenti e quindi è inutile andare a cercare dei soldi, perché evidentemente o non li hanno o li hanno fatti sparire. Il problema è che poi c’è il comportamento di Metta, che era un giudice quando si è venduto la sentenza e quindi potrebbe doverne rispondere lo Stato del danno che Metta ha inferto al gruppo De Benedetti e lo Stato in questo momento è rappresentato da Berlusconi, conseguentemente è possibile che il governo Berlusconi sia chiamato, tramite il Ministero della Giustizia, a rifondere i danni che Metta ha provocato per essere stato pagato dal gruppo Berlusconi e questo è uno dei tanti aspetti paradossali della vicenda. Ma naturalmente, se per caso dovesse esserci una condanna del gruppo Fininvest a rifondere i danni a De Benedetti per la faccenda Mondadori beh, il gruppo Berlusconi ne avrebbe, a suo volta, un bel contraccolpo: già sono in difficoltà per la causa di divorzio di Veronica, che ogni settimana segna le novità che emergano sugli scandali di puttanopoli etc. etc. e, dall’altra, avrebbe pure questa mazzata, sempre nel caso che il gruppo venisse condannato, naturalmente.
L’utilizzatore finale

La cosa interessante è che, a questo punto, rimane in sospeso una domanda: dice, ma Berlusconi, che era il mandante, il finanziatore e il destinatario, diciamo l’utilizzatore finale di quella sentenza comprata, è possibile che l’abbia fatta franca? Sì, è possibile, perché ha incontrato dei giudici spiritosi della Corte d’Appello di Milano che, nel 2001, tra il 2001 e il 2002, adesso non ricordo esattamente la data, hanno stabilito che lui ha diritto alla prescrizione, perché ha le attenuanti generiche, perché gli hanno dato le attenuanti generiche? Perché è uno che per la sua posizione sociale di per sé le merita e poi perché, scrivevano i giudici, a Roma si sapeva che molti giudici erano corrotti e quindi così fanno tutti, invece che un’aggravante diventa addirittura un’attenuante. E’ uscito ufficialmente dal processo, ma poi , quando si sono dovuti giudicare i suoi complici, il giudice Metta e gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora, i giudici hanno dovuto pronunciarsi anche sul ruolo che ha avuto Berlusconi in questa vicenda e abbiamo una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Milano, che è stata confermata ormai due anni fa, anzi tre anni fa dalla Corte di Cassazione, nella quale c’è scritto “Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo – i soldi che sono poi finiti al giudice Metta – dopo aver concordato la data del suo esame – cioè del suo interrogatorio – comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere”. Quando gli fanno quelle domande lui non risponde mai, anche quando gli hanno chiesto da dove arrivassero i famosi soldi negli anni 70 e 80.
“Il percorso del denaro dai vari conti Svizzeri”, scrivono i giudici, “costituisce un imponente quadro indiziario preciso, univoco e concordante, tale da assurgere a piena prova e consente di affermare che il giudice Metta ha venduto agli stessi intermediari, nello stesso periodo, anche la causa Mondadori”, dopo essersi venduto pure la causa Imi-Sir, pochi mesi prima. Aggiungono poi, i giudici, che “ Berlusconi è, in questa vicenda, un privato corruttore” e quindi risponde non di corruzione giudiziaria, ma di corruzione semplice, sulla quale ha avuto la prescrizione per le attenuanti generiche, esattamente come Previti, Pacifico e Acampora, che però non hanno avuto le attenuanti generiche e quindi sono stati condannati. Scrivono i giudici “ l’attività degli estranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato”, cioè da Berlusconi, quindi usava degli intermediari. E’ un po’ come nella storia della D’Addario, no? C’è il pappone che paga e c’è l’utilizzatore finale che tromba, ma non deve neanche sporcarsi le mani con i soldi.
“La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, il corruttore è il nostro Presidente del Consiglio, tanto perché sia chiaro e poi “niente generiche agli intermediari e al giudice, perché- scrivono i magistrati – l’enorme gravità del reato e la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile, secondo i quali la giurisdizione è valore e presidio a tutela di tutti i cittadini, ma un conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte – cioè a De Benedetti – nella causa civile e per le ricadute sul sistema editoriale italiano, trattandosi di una controversia, la cosiddetta guerra di Segrate, finalizzata al controllo dei mezzi di informazione” e poi ancora “niente attenuanti per la spiccata intensità del dolo”, ossia della volontà di fare un reato grave“ e ancora per i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente” e ancora “per i comportamenti processuali tenuti da Previti e dagli altri” che, invece di comportarsi bene, “hanno continuato – scrivono i giudici – a rendere continue e spudorate menzogne” e poi per il precedente penale specifico da parte di tutti i protagonisti condannati, Metta e i tre Avvocati, che si erano appena compravenduti l’altra sentenza, quella dell’Imi-Sir per conto della famiglia Rovelli.
Quindi capite che qui stiamo parlando di un qualcosa che è già stato accertato giudiziariamente e che va soltanto quantificato dal giudice civile. Vedremo se si troverà un giudice coraggioso che avrà il coraggio, finalmente, di stabilire non soltanto che la Mondatori è stata rubata, non soltanto che a compravendere quella sentenza furono quel giudice e quei tre Avvocati di Berlusconi, ma che oggi il gruppo Berlusconi deve finalmente, con quasi venti anni di ritardo, risarcire chi è stato derubato. Passate parola e continuate a frequentare il sito antefatto.it per seguire passo passo la campagna abbonamenti e i primi inizi, i primi passi del nostro futuro quotidiano, Il Fatto Quotidiano. Grazie.”

Ps. La puntata di oggi è stata registrata lunedì 20 luglio 2009.

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Ecco i consigli sessuali di Silvio Berlusconi a Patrizia D’Addario

Posted by Giuseppe on lug 23, 2009 in cosa nostra...

Patrizia D’Addario: Un giovane sarebbe già arrivato in un secondo. Sai, cioè, sarebbe arrivato…I giovani hanno un sacco di pressioni…
Silvio Berlusconi: Però se posso permettermi (…) il guaio secondo me è di famiglia
PD: Quale?
SB: Avere l’orgasmo
PD: Sai da quanto tempo non faccio sesso da come ho fatto con te stanotte? Da molti mesi, da quando ho lasciato il mio uomo…E’ normale?
SB: Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola…Devi toccarti con una certa frequenza.

Terza clamorosa manche firmata sempre l’Espresso sullo scandalo Escort/Berlusconi che sta letteralmente dominando le prime pagine internazionali. Dopo le prime due, viste e ascoltate nei giorni scorsi, l’Espresso pubblica la terza tornata di intercettazioni, con i consigli sessuali dati da Silvio Berlusconi a Patrizia D’Addario. Un Premier che solo ieri si era definito “non un santo” . Mai parole furono più veritiere. A questo punto possiamo dirlo…

Sarà finita qui? Mai dire mai… dal registratore di Patrizia D’Addario (e dalla bocca del nostro Presidente del Consiglio) ci possiamo e dobbiamo ormai aspettare di tutto!

Fonte:l’Espresso

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Passaparola: L’autodistruzione del PD

Posted by Giuseppe on lug 20, 2009 in cosa nostra...

Il rifiuto del PD di iscrivere Beppe Grillo al partito è la notizia della settimana…
Pare che l’ultima parola sia del comitato di garanzia.
Peccato!

Sarebbe stata l’occasione giusta per dare una sferzata politica ad un partito che ha subito troppo la debacle di Veltroni.
Sarebbe stata l’occasione giusta per dare voce alla gente: DEMOCRATICAMENTE….

Io sono un tesserato PD…

Non sono fiero di esserlo!

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Lo scandalo SARAS

Posted by Giuseppe on lug 19, 2009 in Calcio, cosa nostra...

saras
Riporto un articolo poco pubblicizzato del Corriere della Sera di 2 giorni fa.

Milano – «Falso in prospetto» e «aggiotaggio» sono le ipotesi di reato per le quali una decina di manager di tre banche – Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto (gruppo Intesa) – sono indagati dalla Procura di Milano nell’ inchiesta sui retroscena della quotazione nel maggio 2006 delle azioni Saras, il colosso della raffinazione della famiglia Moratti. Gli staff difensivi delle tre banche (come persone giuridiche non sono indagate in base alla legge 231) sono pronti a confrontarsi con l’ indagine del pm Luigi Orsi che contesta ai banchieri d’ aver quotato a 6 euro azioni che stimavano invece valere tra i 4 e 5 euro. Come? Ad esempio non evidenziando nel prospetto informativo l’ esistenza di una notevole componente di utili di gruppo non ricorrenti nei dati storici; non pesando correttamente le scorte di magazzino; non dando un’ aderente rappresentazione delle prospettive del mercato petrolifero. La scelta, tranne al «parco buoi», avrebbe giovato a tutti: ai Moratti (Angelo e Massimo allo stato non sono indagati) la raccolta di un miliardo e 700 milioni di euro in più di liquidità; a Jp Morgan la gestione patrimoniale di un miliardo di quel denaro, nonché 40 milioni di commissioni; e 10 a testa a Morgan Stanley e a Caboto. Prendono dunque corpo penale le perplessità che, in diretta, alcuni investitori istituzionali avevano espresso già in fase di prequotazione, al punto da ridurre o persino cancellare gli ordini di acquisto. E un peso, in attesa delle controdeduzioni difensive, hanno per ora le impressive email sequestrate nei pc delle banche. Come quella dove si raccomandava: «È vitale che davanti al prezzo ci sia un 6». O quella che ragionava di come contrastare «l’ idea che la proprietà voglia solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell’ Inter)».
Luigi Ferrarella

Un piccolo commento da Indiscreto.it (non propriamente un sito di ultras juventini…)
martedì 14 luglio 2009

I finanziatori di Inter Campus

Vi ricordate quando Agnelli non comprava Maradona per la Juve in segno di rispetto verso i cassintegrati di Mirafiori? Tutti a lodare l’etica di questo grande ‘imprenditore’ (in realtà semplice nipote di suo nonno e miracolato del capitalismo di stato), sputtanato qualche decennio più tardi dalla sua stessa figlia alla caccia di fondi offshore.

Così leggere dell’attenzione ai bilanci dei club da parte degli Agnelli di adesso fa semplicemente ridere, pensando a come facciano girare la ruota nel core business: che non è il calcio, come ben spiegato da mille vicende fra cui la recente indagine della Procura di Milano sulla quotazione della Saras.

Notizia meritoriamente data dal Corriere della sera, sia pure senza evidenza, e silenziata da quasi tutti gli altri media. In pratica le banche collocatrici e quelle a loro collegate (non dimentichiamo come l’antenata di Unicredit propose alla nostra anziana madre le Saras, non paga di averle proposto una porcheria come Giacomelli: testimonianza diretta) buttarono sul mercato a 6 euro quello che loro stesse pensavano valesse meno di 5.

A casa nostra significa un più venti per cento pronti via, a casa Moratti almeno un miliardo e mezzo di euro in più di incasso.

I magistrati valuteranno l’eventuale aspetto penale, mentre quello morale è degno dei più chiari ‘giudicate voi’ della Telepiù arrigoniana. Per questo non ci esaltiamo quando vediamo qualche infelice del Quarto Mondo che gioca a calcio con la maglia di Ibrahimovic, così come non ci colpivano i mutilatini bosniaci di Milanello con telecamera del Tg4 stranamente pronta, e così via (per avere qualche commento in più dovremmo fare qualche esempio viola o romanista, ma non abbiamo pubblicità e quindi non ce ne importa niente) fino ad arrivare alle visite paparazzate in ospedale.

Perdonateci se non leggerete, almeno qui, la tiritera del grande presidente (allenatore, giocatore, massaggiatore, giornalista) e grande uomo. A malapena riusciamo a giudicare il presidente (allenatore, giocatore, massaggiatore, giornalista). Solito finale: oggi abbiamo cercato disperatamente sulle agenzie, anche quelle finanziarie, qualcuno che riprendesse la notizia.

Risultato: zero titoli.

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Consiglio Comunale, è Ugo Tozzi il presidente.

Posted by Giuseppe on lug 18, 2009 in cosa nostra...

Battipaglia – Nel suo primo consiglio comunale da sindaco, Giovanni Santomauro, dopo aver sottolineato le difficoltà politiche di amministrare una città senza avere i numeri sufficienti per farlo, ha invitato all’unità tutti i componenti dell’assemblea richiamandoli al loro ruolo istituzionale. Nell’auditorium del centro sociale si è registrata una massiccia presenza di cittadini che, in più di un’occasione si sono fatti sentire con applausi, mugugni, acclamazioni e qualche intemperanza. Il primo ostacolo era rappresentato dall’elezione del presidente del consiglio. Per superarlo Santomauro ha dato la disponibilità della sua coalizione a votare un candidato che non fosse espressione del centrosinistra. Disponibilità definita dalla controparte strumentale. C’è stata comunque una prima sospensione con relativa riunione dei capigruppo. Alla fine della prima votazione 13 erano le schede bianche, 10 i voti per Ugo Tozzi mentre gli altri partiti avevano votato un candidato di bandiera. Si è tornato a votare e così Ugo Tozzi del Pdl è risultato eletto con 17 voti favorevoli mentre Mirra del Pd ne ha incassato 13 e Frezzato dell’Udc uno. Si è chiusa così una vicenda che in queste settimane ha tenuto impegnati gli schieramenti. Con il centrosinistra che aveva avanzato in un primo momento una propria candidatura. Già in mattinata però era arrivata la notizia che Ivan Corrado, il candidato del centrosinistra alla presidenza del consiglio, ritirava la propria disponibilità. Forse l’annuncio del patto tra il centrodestra e i civici aveva fatto prendere consapevolezza allo schieramento del sindaco Santomauro, di non avere i numeri necessari per far eleggere un proprio rappresentante. Forse non si sono concretizzate ipotesi di accordi con alcuni partiti (in primo luogo Udc e poi anche forze moderate del centrodestra), che avrebbero, in un primo momento, garantito il proprio appoggio. Fatto sta che è iniziato in salita il percorso dell’amministrazione Santomauro. Che per il sindaco Santomauro non spirasse un vento favorevole si era capito già da qualche giorno. Da quando il centrodestra e i due consiglieri civici si erano incontrati ed avevano raggiunto un’intesa sulla convergenza di Francese e Campione sul nome del candidato alla presidenza del consiglio indicato dal centrodestra che, in contropartita, si impegnava a sottoscrivere il documento programmatico presentato dalla lista “Etica per il Buon Governo”. Forti dei 16 (o anche 18 voti favorevoli in aula, se anche l’Udc avesse sottoscritto il patto), il gruppo si è così presentato in aula in contrapposizione ai restanti dodici consiglieri, espressione del centrosinistra, con l’intenzione di bocciare gli indirizzi di governo elaborati dal sindaco Santomauro e approvare quello intorno al quale aveva sottoscritto l’accordo. E’ stato durante il comizio di giovedì sera che Cecilia Francese ha reso pubblico l’intesa con il centrodestra ritenendo in primo luogo che “il presidente del consiglio non può appartenere alla coalizione di Santomauro ma deve garantire tutti i componenti dell’assemblea. Ecco perché ho condiviso il candidato del centrodestra per poi insieme presentare un emendamento al punto sei dell’ordine del giorno per approvare il nostro programma. Tutto alla luce del sole. Nessun accordo sottobanco”.

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