
P-HPC Post-Human Processing Center
Leopoldo Bloom Editore
brossurato, 128 pagine a colori
€ 19,00
Autore: Ausonia
Dopo esser stato conquistato dalla prima opera di Ausonia, Pinocchio – Storia di un bambino edito da Pavesio, non mi sarei mai aspettato una svolta radicale nella sua arte sia da un punto di vista tecnico sia tematico. L’annuncio di P-Hpc: Post-Human Processing Center mi ha sorpreso e spiazzato, stuzzicando positivamente il mio interesse vista la mia sfrenata passione per opere visionarie e futuristiche, cariche di malinconia e buoni sentimenti.

P-Hpc effettivamente era qualcosa di nuovo, con le pretese di raccontare la già narrata realtà della trasformazione dell’uomo in macchina. L’atmosfera asimoviana si percepiva sin dalle prime robotiche anteprime, ma la copertina aveva un tocco in più di genialità che non avrebbe lasciato nessuno indifferente: steso su un foglio bianco riposa il cranio di un uomo fotografato da raggi x che ne trasmettono il contenuto anatomico in un insolito colore grigio/verde. Cosa può significare quella visione un po’ macabra e fredda di un cervello anonimo? E’ a questo punto che vien fuori il messaggio dell’autore: P-Hpc non è solo la storia di uomini trasformati in robot, è la storia dell’uomo in ogni sua sfaccettatura. Ausonia scava, scava e spoglia strato dopo strato i suoi personaggi, riducendoli al nocciolo dell’ essenza stessa, scrutandone l’anima attraverso il ripercorrere mille aspetti quotidiani fatti di dubbi incalcolabili, dolori inaspettati, successi non raggiunti e cadute senza appiglio.
Quante volte, fluttuando tra le note di Vangelis, catturato dalla maestosità del film di Blade Runner, ispirato dal romanzo di Philip Dick, il mio pensiero si è soffermato sull’immensità dell’umanità, desiderosa di donare un’anima alle proprie creature (in questo caso robot replicanti), come per esplicare il bisogno di consegnare un’eredità sempre più grande a questo mondo. In P-Hpc il processo sembra del tutto inverso, ma ne conserva il lato ricco, colto e fascinoso. La trama imbastita da Ausonia è attraversata da un pessimismo quasi assoluto di rinuncia e nello stesso tempo da un ottimismo, difficile da cogliere, dettato dalla forza trascinante dell’amore.

P-Hpc è semplicemente l’abbreviazione di Post-Human Processing Center, una ditta futuristica che accoglie giovani senza speranza per trasformarli in veri e propri robot, simili ad esili braccia meccaniche, strumenti di lavoro da inserire nell’apparato produttivo nazionale. Due sono i protagonisti della nostra storia, Sarah ed Uto, il suo ragazzo. La prima, investita da un sentimento di inutilità e di vuoto, prende la tragica decisione di offrirsi volontaria per il progetto della Post-Human Processing Center. Quindi abbandona il liceo, rinuncia ad ogni legame sociale, alla propria vita fatta di incertezze, dubbi e depressione e si lascia trasformare in un modello avanzato di robot industriale. Come reagisce Uto, abbandonato dalla sua più grande gioia ed ispirazione? Decide di seguirla e si lascia coinvolgere nel soffocante progetto di disumanizzazione, che Ausonia ci illustra in ogni dettaglio. Leggendo sembra quasi vivere quei momenti claustrofobici in prima persona. Inconsciamente si entra in stretta sintonia con gli ultimi istanti di vita di Uto, facendo propri ogni suo ricordo e sensazione, ogni suo incubo. Chi ama la vita non può affrontare serenamente la lettura di questo lento passaggio di cancellazione di tutto quello che si è e si è fatto.
Tecnicamente parlando cosa è P-Hpc? E’ un fumetto, è un foto-fumetto? E’ un esercizio di stile per dimostrare una spiccata abilità nell’uso della grafica e di programmi di foto-ritocco? Sfogliandolo è lecito rimanere impreparati alla costruzione delle tavole ed all’incastrarsi bizzarro delle vignette; solo sorretti dalla lettura si inizia ad apprezzare il duro studio che sussiste alle spalle di un’insolito meccanismo di proporre una storia a fumetti. Si conferma quella già citata genialità (chiamiamola anche originalità) applicata ad ottenere un unico racconto attraverso l’uso intermittente di fotografie, disegni, immagini elaborate e non solo. Didascalie enormi accompagnano al lato lunghi passaggi silenziosi, approfondiscono argomenti, pensieri e sogni dei protagonisti e ci istruiscono su ogni particolare tecnologico. Il passaggio da matite a foto è graduale e sensato, va di pari passo con la perdita dei ricordi da parte di Uto, ricordi che sembrano svanire con l’effettiva trasformazione in macchina.
Ausonia ci parla del futuro e ce lo fa vivere in prima persona partorendo qualcosa che ha il retrogusto del fumetto, ma effettivamente è qualcosa di nuovo, difficile da riproporre con tale cura e logicità.
Fonte: HulkSpakk