anche fumo di rete aderisce allo sciopero dei blog

logobavaglioNetworkani

lunedì, luglio 13th, 2009 Senza categoria 1 commento

segnalazione extra fumetto: Balla Juary

Un viaggio da nord a sud alla scoperta di se stessi. Ecco il perno sul quale ruota il nuovo romanzo di Fabio Izzo, Balla Juary – Sferragliando verso sud, edito da Il Foglio editore. Corredato dalla prefazione di Gianluca Morozzi, il romanzo rientra appieno in uno stile generazionale di alto livello, arrivando a giocare con il concetto di Bildungsroman: un inusuale romanzo di non formazione.

E’ la fotografia del mondo al cosiddetto ‘anno zero’ (per citare lo stesso Morozzi) in cui sembra che tutti i mali del mondo (disoccupazione, immigrazione, gioco d’azzardo e altro ancora) gravitino nella vita vorticosa del protagonista. Tutta colpa di una valigetta dimentica nell’ufficio del colloquio di lavoro, di 20 euro prestati e di un viaggio Milano – Avellino (via Napoli). Un amore, quasi amore, quasi delusione e una vincita, che non arriverà mai al grado assoluto di “rivincita”.

Perché il ballo di Juary? Ogni volta che il protagonista colleziona una piccolissima e inutile vittoria, ecco riecheggiare nella sua mente, l’arcadia felice di un tempo perduto:quegli anni ‘80. Belli i tempi delle imprese in serie A dell’Avellino di Jorge Juary, noto calciatore brasiliano famoso per la sua consueta danza intorno alla bandierina del calcio d’angolo dopo ogni gol. Ed è proprio Juary a chiudere nella postfazione questo romanzo: il calcio collante tra le generazioni, ricco di miti sempreverdi che ricordano e circondano adulti e ragazzi.

In un destino sempre presente e quasi scaramanticamente innominato che imperversa negli occhi dei protagonisti in un gioco delle parti dove tutti si sentono perdenti ma in realtà uno solo risulta vincitore, colui che guarda alla vita come un’opportunità di riscatto. Il tutto in una scrittura impregnata che di sicuro merita la rilettura, soffermandosi sul segmento generazionale e sui piccoli tarli che accomunano il nord e il sud di un’ Italia sempre diversa ma in fondo sempre uguale a se stessa.

L’autore Izzo è anche autore del libro “Eco a perdere” pubblicato con la stessa casa editrice Il Foglio. E’ autore teatrale e poeta. Inoltre è vincitore del Premio Grinzane Cavour nella sezione “Dialoghi con Pavese”.

Fabio Izzo
Balla Juary – Sferragliando verso Sud
Il Foglio editore
12 euro

articolo tratto da:
 http://www.agenziaradicale.com/index.php…

martedì, giugno 16th, 2009 Senza categoria Nessun commento

intervista a Marv Wolfman

Marv Wolfman, uno dei decani del “comic doom” americano, ha lavorato per oltre trent’anni nei due più grandi universi a fumetti, Marvel e Dc, e ora ci racconta la sua esperienza.

FABIO IZZO: Sei un grande scrittore di fumetti che ha senz’altro contribuito ad arricchire gli universi della Marvel e della Dc Comics. Quali differenze hai trovato tra i due colossi nella tua personale esperienza?

MARV WOLFMAN: Sono entrambe due realtà molto ricche, ma visto che l’universo Marvel è stato sviluppato in uno stesso periodo (1961-1969) e per lo più da un uomo solo, Stan Lee, è molto più coeso. La struttura dell’universo Dc è più complessa perché è stata sviluppata in decenni successivi e da differenti autori; d’altro canto proprio per questo motivo il cosmo Dc permette delle cose che nell’universo Marvel sarebbero impossibili. Possiamo dire che sono due ottime realtà, anche se concettualmente differenti.

F.I.: Secondo me sei una leggenda, ho letto il tuo nome non so nemmeno più quante volte su infinità di albi, tanto che ormai ti considero uno di famiglia. Ricordo il tuo lavoro su Crisis (una serie/crossover di 12 numeri che ha visto protagonisti tutti gli eroi dell’universo DC, di cui è stata ridisegnata la fisionomia, ndr). Capisco che rispondere a questa domanda che ti pongono tutti è forse la parte più noiosa per te, ma voglio chiederti: lo consideri il tuo capolavoro?
Com’è stato lavorare su così tanti personaggi?

M.W.: Penso che Crisis sia stato il mio lavoro più difficile, nessuno prima di allora aveva tentato qualcosa del genere e l’obiettivo era quello di realizzare la serie più completa mai realizzata. Non so se posso definire la Crisi come il mio capolavoro, come dici tu. Io sceglierei tra l’altro, tra i miei lavori, quelli su Dracula, sui Titani, Night Force, Nova, Blade, Bullseye, la Gatta nera, Deathstroke e molti altri personaggi e albi. Crisis, o forse i Titani, sarà quello per cui verrò ricordato.

F.I.: E così tu sei l’uomo che ha ucciso Barry Allen (l’alter ego del superoeroe Flash entrato in scena nel 1960, e morto in Crisis, ndr)? Mi piaceva…

M.W.: Così è stato. Mi era stato ordinato dall’editore di uccidere il personaggio, io non avrei voluto farlo.

F.I.: Cosa consigli ai giovani che vogliono seguire la tua strada?

M.W.: Scrivere, scrivere, scrivere. E leggere. E mai mollare.

F.I.: Estrapolando dal tuo blog:
“Negli anni 60 e 70 i comics cominciavano tutti così:’Whap!Wham!Bam!’.Negli anni 80 e 90 tutti i magazine recitavano: ‘ci credereste che giornali da 10 cent ora valgono una fortuna!’ “.
Mi piacevano queste frasi. Descrivevano la storia dei
comics.
Conservano ancora un’anima o sono solamente un affare? Abbiamo perso la “Golden Age”?

M.W.: La Golden Age per un lettore/una lettrice è quando per la prima volta si innamora dei fumetti. Non è un’era di per sé. Ci saranno sempre nuove età dell’oro, perché avremo sempre nuovi lettori che scopriranno la meraviglia dei comics.

F.I.: Il tuo ultimo lavoro è Homeland, storia illustrata dello stato di Israele. Puoi dire ai lettori italiani qualcosa in più su questo progetto? Sono previste edizioni italiane?

M.W.: Finora ha avuto solo un’edizione in lingua inglese. Mi piacerebbe vederlo tradotto in più lingue, come allo stesso tempo mi piacerebbe vedere un libro come questo realizzato per tutte le culture.

F.I.: Su cosa stai effettivamente lavorando ora?

M.W.: Naturlamente comics. Sto scrivendo per la nuova serie Vigilante. Oltre a graphic novels e video games, libri e serie animate per diverse compagnie, di cui non posso parlare.

F.I.: Segui il mondo fumettistico italiano o europeo? Conosci autori o personaggi?

M.W.: Ho sempre seguito il fumetto europeo sin dagli anni 60, quando vidi i primi albi francesi. Penso che siano magnifici. Conosco meno della realtà italiana, a parte i lavori della Disney. Sono stato in Italia solamente una volta – pochi giorni a Venezia (bellissima) – e spero di tornarci e di vedere di più in Italia, magari invitato per qualche convention.

VERSIONE ORIGINALE

Fabio Izzo: You are a great comic writer that have increase the richness of Marvel comics and Dc too. Can you tell to us the difference between the 2 universes about you?

Marv Wolfman: Both are rich universes, but because Marvel’s was developed pretty  much together, all from 1961-1969, and by one man, Stan Lee, it’s  more cohesive. DC’s universe was created over many, many decades by  different people, so it often lacks that cohesion. On the other hand,  DC’s different universes and styles allow it do go to many places  Marvel can’t. Both are very good but they are conceptually different.

F.I.: About me you are a legend, I have seen so many times your name on comic book that you are a family guy-I remember your work on Crisis- I know that for you this should be the most boring question: Do you consider it your masterwork? Was it fun work on it? So many characters didn’t made you suffer a crisis?

M.W.:I think Crisis was the most difficult book I ever did because nobody  had ever done anything like it before and it aimed to be bigger than  any comic had been. But I don’t know if it’s my masterwork, as you  say. That’s up to others to decide. I also like my work on Dracula,  Titans, Night Force, Nova, Blade, Bullseye, Black Cat, Deathstroke  and many, many other characters and books. Crisis, or perhaps Titans  will  probably the books I’ll be known for.

F.I.: So you are the man that killed Barry Allen? I liked him

M.W.: So did I. I was ordered by DC to kill the character and didn’t want to.

F.I.: What do you suggest to young people that want follow your path?

M.W.: Practice writing, writing, writing. And reading. And don’t give up.

F.I: From your blog:
In the 60s- 70s the articles on comics all began: “Whap! Wham! Bam!” In the 80s and 90s all newspaper or magazine features began with: “Can you believe 10 cent comics are now worth a fortune!” -
I liked these sentences. It’s like you have described the comic’s history. Does comic still have a soul or it’s business?
Do we lost the golden age?

M.W.: The Golden Age is the age a reader is when he or she first falls in  love with comics. It’s not a period of comics by itself. There will  always be new golden ages because there will be new readers who  discover the wonder of comics.

F.I.: Your newest work is Homeland, The Illustrated History of the State of Israel, can u tell to Italian reader something more? Is it going out an Italian edition?

M.W.: At this point Homeland is only being produced in English. I’d love to see it come out in many languages but I’d also love to see a book like this done for all cultures.

F.I.: What are you working on now?

M.W.: Comics, of course. I’m writing the new Vigilante comic. But I’m doing  graphic novels and video games for various companies that I can’t  talk about, as well as a novel and animation.

F.I.: Do you know something about Italian or European comic? Author or character?

M.W.: I’ve always followed European comics, back to the 1960s when I first  saw the french albums. I thought they were beautiful. I know less  about the Italian comics aside from the Disney material. I’ve only  been to Italy once – a few days in venice which I thought was  beautiful and hope perhaps some day to be invited to Italy for a  convention where I can see more of the country.


Tags: , , , ,

giovedì, giugno 11th, 2009 Senza categoria 1 commento

Simone Bianchi, l’italiano che ha disegnato gli X-Men

Simone ha appena iniziato una run di 6 episodi su “Astonishing X-Men”. Il primo albo verrà pubblicato in America in Agosto.

Fabio Izzo: Possiamo dire che la consacrazione per un disegnatore italiano è quella di arrivare a disegnare un comic book per colossi come la Marvel e la Dc? Un italiano che ce l’ha fatta, una
fuga di cervelli la tua?

Simone Bianchi: In realtà è stata conseguenza di una precisa volontà di lavorare per loro. La vera fuga l’ho fatta io fisicamente quando 3 anni fa mi sono trasferito un’estate a New York, per potermi presentare col mio portfolio agli editor di Dc e Marvel e far vedere a qualcuno i miei lavori. Fortunatamente l’allora Editor Peter Tomasi li ha trovati adatti a un progetto che avevano in cantiere, “Shining Knight” scritto da Grant Morrison, e mi hanno preso a lavorare con loro.
Da quel momento ho fatto fisicamente ritorno a casa ma è iniziata la “fuga virtuale” delle mie tavole.

wolv050_cov.jpgF.I.: Ci puoi spiegare la tua persona esperienza lavorativa, mostrandoci la differenza tra il sistema italiano e quello americano?

S.B.: Al di là dell’ovvia differenza di risonanza e del bacino di lettori che hai negli Stati Uniti, una delle principali differenze consiste nella libertà creativa che ti viene lasciata, specialmente alla Marvel. Pensa cosa vuol dire per un disegnatore avere quasi carta bianca sul modo di rappresentare la sceneggiatura che ha a disposizione: da noi questo tipo di libertà creativa risulta sicuramente più difficile da ottenere, le scelte sono ancora in parte condizionate da fattori esterni.
Un’altra differenza non trascurabile è il ruolo che un disegnatore, e a maggior ragione uno scrittore, ha nelle vendite di un albo. In Italia ci sono testate popolarissime su cui si sono susseguiti tanti nomi diversi, senza che questo abbia fatto desistere i lettori a comprare quel titolo o ne abbia esponenzialmente aumentato le vendite (tranne evidenti casi, quali Sclavi su “Dylan Dog” e Berardi su “Ken Parker”, prima, e “Julia”, dopo): negli Stati Uniti il nome che compare sull’albo è determinante per l’acquisto di questo o quel titolo da parte del lettore.

F.I.: Qual’è stato il mantra del tuo cammino? La molla che ti ha permesso di arrivare dove sei ora e che ti spingerà verso nuovi traguardi?

S.B.: Credo la disciplina e la dedizione totale a quello che faccio. Non l’ho mai sacrificato ad altro e spendo da sempre un’enorme energia per vedere il mio lavoro evolversi e maturare (anche se devo ammettere che per un certo periodo di tempo un determinato mantra lo recitavo quotidianamente..)

F.I.: Quali sono stai i disegnatori che ti hanno maggiormente influenzato?

S.B.: Claudio Castellini, John Buscema, John Romita Junior, Jim Lee, e fra quelli più giovani, più vicini a me come età, Alex Ross, Travis Charest e Esad Ribic, e ovviamente il maestro Sergio Toppi.

F.I.: Quale tuo lavoro ti ha dato più soddisfazioni?

S.B.: Probabilmente “Shining Knight”, perché alla prima esperienza in America lavoravo con uno degli scrittori più grandi e perché quella miniserie avrebbe significato la mia presentazione ad un pubblico così vasto. La run di “Wolverine” perché da sempre sogno di disegnare questo personaggio, di cui a casa ho statue, action figures, poster.. e quindi essere su quella testata era di per sé una gioia immensa.

F.I.: Ovviamente: il tuo personaggio preferito?

S.B.: Neanche a dirlo, Wolverine, quello che sento più nelle mie corde per la sua animalità e istintività, ma anche Batman, con il suo animo più riflessivo, cupo e gotico.

F.I.: Un artista come Will Eisner, trasportò la letteratura in fumetti, c’è un ‘opera letteraria su cui vorresti lavorare, facendo una tua personalissima trasposizione in tavole e nuvole?

S.B.: Tanto per alimentare le voci sulla mia arroganza e megalomania, a livello di illustrazione di accompagnamento, “La Divina Commedia”, una delle poche opere che mi metterebbe veramente in soggezione perché lì non ci sarebbe davvero più da scherzare, per il tema che tratta e per chi l’ha scritta.
A livello di trasposizione, di graphic novel, per quanto sarebbe difficilissimo, “Il Profumo” di Süskind, a cui comunque la trasposizione cinematografica ha già reso un omaggio visivo che sarebbe difficile da eguagliare.

F.I.: Cosa consigli di leggere ai nostri lettori di tuo e non?

S.B.: Di mio, sicuramente “Shining Knight”, per la qualità della scrittura e “Wolverine”, perché rappresenta una run chiave del personaggio. Di non mio, “Il mondo di Edena” di Moebius, “Sherazade” di Sergio Toppi,“Kingdom Come” di Alex Ross e Mark Waid e “Weapon X” di Barry Windsor Smith.

Per approfondire e ulteriori notizie andate su:
www.simonebianchi.com

mercoledì, maggio 27th, 2009 Senza categoria Nessun commento

Contest of Champions: La sfida dei campioni.For Fans Only numero 5

Pubblicato sull’antologica selezione dedicato allo zoccolo più duro e puro dei marvel fan, Contest of Champion fu il primo mega cross over dell’universo Marvel, anche se in realtà si rivelò essere una sorta di prove tecniche per le successive Secret Wars.
Mark Gruenwald, Bill Mantlo, Steven Grant si riunirono per architettare la storia in uno dei primi lavori del figlio di Romita, quel John Romita Jr. che tanta strada farà da qui in poi. Veniamo all’evento dunque, alla Sfida dei Campioni:
Il Gran Maestro sfida l’Innominata ( la Morte)  in palio c’è la vita del Collezionista, fratello del Gran Maestro.
Per questo improvvisato campo di battataglia vengono gettati sul campo i supereroi della Marvel, prigionieri di un gioco più grande di loro.
La storia di per sè sembra essere stata scritta a braccio e a parte alcune tavole di carattere enciclopedico e qualche sparuto richiamo alla continuity (Iceman che parla della vecchia serie dei Campioni o le leggendarie partite a poker tra la Cosa e Wolverine), la vicenda vede al centro alcuni pesi massimi della Marverl assieme ad altri out sider.
La sfida consiste in quattro sfide di tre contro tre, recuperando molti personaggi minori.
I gruppi risultano essere poi fantasiosamente assortiti geograficamente, a far intendere una prossima invasione mondiale da parte della Marvel.
Questi gli schieramenti:

1) Talisman(aborigeno australiano), Stella Nera w Devil contro Iron Fist, Sole Ardente e la Donna Invisibile.

2) Iron man, il cavaliere arabo e Sabra (super agente israeliano) contro l’argentino Defensor, She Hulk e Capitan Bretagna nel vecchio costume.

3) Il soldato del popolo Vanguard, Angelo e Pantera nera contro Wolverine, la Cosa e il francese alato Le Peregrine.

4) Tempesta,la fortunata eroina irlandese Shamrock e l’Uomo Collettivo (munito della forza del popolo cinese) contro Sasqautch, BlitzKrieg( la versione tedesca di Elektro) e Capitan America.

Lo scontro sarà vinto poi dal Gran Maestro che però sacrificherà nobilmente la sua esistenza per riportare in vita il Collezionista per evitare di sconvolgere l’ordine universale.
Quattro numeri per  collezionisti, interessanti nel loro essere  prove tecniche di cross over.
Utile agli addetti ai lavori o per chi vuole rivisitare la storia del fumetto.
Le ragioni dell’insuccesso? Un pò settimo sigillo un pò’ wrestling

Tags: , ,

martedì, maggio 26th, 2009 Senza categoria Nessun commento

Hellblazer-ing…

Questo è un ottimo momento per cominciare (o per tornare) a seguire le vicende di John Costantine, visto che sulla sua nuova personale testata edita dalla Planeta De Agostini si è appena andato a concludersi uno dei principali cicli narrativo e si contemporaneamente arrivati a ristampare le storie apparse una decina di anni fa sugli albi della Comic Art.

Costantine, di fatto, è un personaggio che qui da noi ha subiro l’evolversi di una complicata vicenda editoriale, questa della De Agostini è la sua seconda testata dedicata a questo personaggio e distribuita nelle edicole (la prima era “HellBlazer” edita per l’appunto dalla Comic Art e durò una decina di numeri). La maggior parte delle sue storie sono invece apparse su riviste antologiche (vedi Horror sempre della Comic Art e Vertigo presenta della Magic Press) e in volumi stampati appositamente per il circuito delle fumetterie. Innegabile che tutto ciò ha contribuito a rendere Hellblazer un fenomeno di culto.

Attenzione però: se volete appassionarvi al Costantine fumettistico forse è meglio mettere da parte la recente trasposizione cinematografica con Keanu Reeves nei panni del nostro. Su carta stampata, nella lotta tra il bene e il male, John in realtà pensa più a portare a casa la pelle che all’equilibrio escatologico dell’universo.

La serie finora
Nato dalla mente creativa di Alan Moore sulle pagine di Swamp Thing il personaggio riesce ben presto a catturare le attenzioni dei fan e meritarsi rapidamente un maggiore considerazione nel mondo dei fumetti tanto da arrivare ad avere una testata tutta sua (nel mondo dei comics solo un personaggio riuscì a fare altrettanto in maniera duratura, trattasi del Punisher della Marvel).

John Costantine è un esperto di occultismo (ma non si sa mai bene quanto, tanto che la serie gioca spesso e volentieri sulle capacità magiche del personaggio) a volte un po’ cialtrone e cinico.

Un personaggio che sembra scaturire dal romanzo pulp e capitato per caso in una serie Horror, uno di quei personaggi con molto passato alle spalle e con poco futuro davanti, altra caratteristica di genere è il destino che accomuna i suoi amici: morire per colpa di John.

La serie parte un po’ in sordina,gli autori devono prendere confidenza col personaggio e farlo conoscere al pubblico, non dimeno devono risolvere i problemi interni della continuità Dc, Hellblazer è una costola di Swamp thing e si devono risolvere alcune questioni rimaste in sospeso sulla serie della cosa della palude. L’inizio serve anche a caratterizzare, a definire meglio il personaggio, mostrandoci in due storie il suo punto di vista sulla guerra, sul capitalismo, sull’omosessualità e sull’Aids ma l’ombra di Newcastle pervade sempre il tutto.

Ci è noto sapere solamente che qualcosa di increscioso e drammatico è successo anni fa in quella località inglese, qualcosa di così grave da perseguitare e tormentare ancora oggi (dieci anni dopo) John per mano di “amletico” nugolo di fantasmi.
Costantine si è trovato ad affondare una setta coinvolta nel rapimento di sua nipote e in questo frangente ha scoperto che dieto alla Damnation army si celano le macchinazioni del vendicativo demone Nergal, entità demoniaca che ha un conto aperto con il mago inglese.

John cerca così aiuto e lo trova in Ritchie,un suo vecchio amico, esperto di nuova magia informatica. Per aiutare il biondo in trench Ritchie proietta la sua anima nella realtà virtuale ma vi resta intrappolato perché il suo corpo fisico si carbonizza in seguito ad uno sbalzo di tensione. Costantine, rammaricato e dispiaciuto, è incapace di dire la verità all’amico (che ignora la condizione fisica del suo corpo) e sceglie di applicare una sorta di eutanasia staccando la spina della macchina dove l’anima di Ritchie è proiettata.
Con il proseguire della storia si fa pià evidente la volontà dello sceneggiatore Jamie Delano di riallacciare subito le varie sottotrame e chiudere così il primo importante cerchio riportando tutto a Newcastle.

L’importanza di Newcastle
Possiamo quasi affermare che la vera origine della serie sta nella storia “The devil you know”, il classico “tutto ebbe inzio così”.
In “The devil you know” tradotta con il titolo “il diavolo in corpo “(?) si rivela finalmente cosa accade dieci anni fa a Newcastle, scoprendo il come e il perché della persecuzione spiritica di stampo shakesperiano che più volte (anche nel futuro della serie) compare all’interno della serie.

Freddo. Un apatico cielo grigio gronda sangue amaro in vento di ruggine. Come un vecchio elefante torno nel luogo della morte. Qui dopo questo incipt ci viene mostrato un giovane Costantine, assieme ai suoi amici che tenta di risolvere un caso paranormale, ma ancora inesperto nell’arte della magia John pensa di evocare un demone di nome Sagantana ma si trova in realtà ad avere a che fare con il malefico Nergal, quest’ultimo è libero nella nostra realtà perché sì invocato da un rito magico ma non costretto dalle regole del rito. John non ha nessun potere su di lui non conoscendone il nome segreto e riesce ad averne la meglio per il rotto della cuffia e una volta sconfitto il demone accecato dalla rabbia giura vendetta ( Trascinerò all’inferno te e i tuoi amici uno alla volta) e rivela il suo vero nome.Da qui l’enorme strascico sul mondo narrativo di Hellblazer perché Nergal mantiene fede al suo giuramento si porta all’inferno tutti o quasi) gli amici di John presenti all’evento. Ecco quindi svelata la natura dei fantasmi:

Anne Marie la suora (prese i voti dopo l’incontro di Newcastle), Judith e Ritchie, l’hippy e pioniere della magia quantistica che si diede ai computer. Ora che Anche Ritchie è andato siamo alla resa dei conti resta solo più Costantine che si reca nuovamente a Newcastle per chiudere il cerchio.

Dopo molti tra tradimenti e i imbrogli riesce finalmente a battere definitivamente Nergal, intrappolandolo nel mondo della magia informatica grazie all’aiuto di un recalcitrante Ritchie, anima errante anima a livello quantistico.
Così si ricomincia, John è tornato a essere un antieroe solitario che si aggira tra le pagine oscure dei comics

Tags: ,

venerdì, maggio 22nd, 2009 Senza categoria Nessun commento

David Rees ” E vai con la guerra” in una divertente logica

Stampata in Italia per le edizioni Isbn la raccolta di strisce del sorprendente David Rees.
“E vai con la guerra” è una satirica striscia a fumetti utilizzata sfruttando le Clip Art raffiguranti gente comune e impiegati medi, più qualche sorpresa tipo lo storico robot “ Voltron”composto interamente da leoni meccanici.
Stranamente invece di venir “sbranato dalla critica Usa” ne trova gli elogi, a detta di esperti del settore le clip art ben si combaciano con le tematiche della serie.
Una serie a dire il vero che ha il suo punto di forza nell’ironia e nell’arguzia, caratteristiche proprie a David Rees che ben si evidenziano in questa intervista.
Rees scrive questo libro pensando alle stupidità della guerra, alla sua mancanza di senso e ai grandi proclami che spesso accompagnano la morte della civiltà, della libertà, della democrazia o di un pur singolo individuo caduto per sorreggere i grandi valori occidentali.

Fabio Izzo: “E vai con la guerra” è il titolo del tuo libro in italiano, ti piace come suona?

David Rees : Si, mi piace e devo dirti che suona meglio in italiano anche se non ho assolutamente idea di cosa significhi

F.I.: Allora David, benvenuto a bordo sul barcone Italia. Navigando sul tuo sito è possibile notare un tuo interesse per la politica italiana, cosa sai di questo argomento? Qual è la tua opinione sui nostri principali candidati: Berlusconi e Veltroni-Voltroni eh eh (per il gioco di parole riguardante l’apparizione di un personaggio con il nome di Voltron nelle sue strisce)

D.R.: IO AMO BERLUSCONI! Che persona magnifica, un vero intellettuale. Amo la sua faccia; la sua pelle, i suoi nuovi capelli, i suoi nuovi occhi…Spero che un giorno venga in America per partecipare alla corsa per la Casa Bianca! Amiamo gli uomini d’affari qua. E rispettiamo i leader con un forte ego. Berlusconi, Putin, Sarkozy e Bush sono tutti fatti dello stesso stampo: eroi.

F.I.: La prima striscia della tua serie esordisce con uno slang (in da house), nel tuo lavoro, il linguaggio e l’uso della semantica sono molti importanti perché trattandosi di satira politica sei consapevole della manipolazione del linguaggio effettuata dai politici. Secondo te .siamo arrivati al punto di aver ingaggiato una vera e propria guerra del linguaggio?

D.R.: Si, considerando che il linguaggio è l’arma più importante in guerra; oltre alle bombe, ai fucili, agli aeroplani, ai carri armati, alle granate e ai soldati. Ho cominciato “ E Vai con la guerra” in seguito all’esigenza di rispondere all’idea di “ Guerra al terrore” che secondo me è una cosa stupida. Le frasi, le dichiarazioni, sono così vaghe e servono a descrivere il nostro enorme dovere. TUTTO può essere giustificato riferendosi alla nostra “grande “ missione”: guardate l’Iraq, guardate la Russia con la Cecenia o la Cina etc… Così per questo motivo gioco formalmente con il linguaggio nelle mie strisce.

F.I.: Uno dei personaggi minori della tua serie, vuole diventare un poeta pensando di migliorare il mondo, pensi che i poeti in qualche modo possano cambiare il mondo?

D.R.: Hmm, sono scettico al riguardo, forse può capitare una volta per generazione. Ma i poeti possono cambiare la percezione del mondo che ha la gente e quindi la gente potrebbe cambiare il mondo.

F.I.: E riguardo al tuo scetticismo, sempre stando attenti alla potenza delle parole, invece di cambiare, potremmo dire che la redenzione del mondo può passare attraverso un poeta?

D.R.: SI, forse il mondo/linguaggio può cambiare, così la Guerra descritta da un poeta è molto differente dalla stessa guerra descritta da un politico, ma non vediamo mai poeti alle nostre televisioni mentre vediamo un sacco di idioti nelle varie trasmissioni

F.I: Lex Luthor, Flash Gordon, Voltron, nel tuo lavoro, non proprio un fumetto classico, troviamo un sacco di citazioni del mondo dei fumetti, sei un appassionato lettore?

D.R.: Quando ero più giovane si, In questi giorni non ne leggo molti. Passo gran parte del mio tempo a leggere blog, ed è una terribile dipendenza che devo terminare!

F.I: Chi ha influenzato maggiormente il tuo lavoro?

D.R.: Kool Keith (rapper), Ludwig Wittgenstein, Richard Rorty, Wu-Tang Clan, talkingpointsmemo.com e i miei amici.

F.I:: Per non spegnere il ritmo dell’intervista un po’ di botta e risposta ora:Hillary or Obama?

D.R.: Obama.

F.I.: Patatine fritte o patatine della libertà?

D.R.: Patatine della libertà ( libere dai grassi, giusto?)

F.I. Coca o Pepsi?

D.R.: Guinness.

F.I.: Beatles or Rolling Stones?

D.R.: Burning Witch.

F.I.:Ora hai carta bianca per lanciare un messaggio ai nostril lettori.

D.R.: Salve! Venite in America a spendere i vostri Euro! Il Dollaro è debole e abbiamo bisogno dl vostro aiuto! Venite pure domani, è un bel posto qui! Potrete visitare la Statua della libertà, prima che sia venduta alla Cina per pagare i nostri debiti.

F.I.: Dovremo aspettare molto per leggere alter tue opera? .

D.R.: Bella domanda, vorrei proprio pubblicare in italiano il mio “My New Fighting Technique is Unstoppable”.

Per approfondire

http://www.isbnedizioni.it/
  giovedì, maggio 21st, 2009 Senza categoria
Nessun commento

HULK the end di Peter David e Dale Keown

Hulk viene ricordato per il suo  telefilm trash con Lou Ferrigno, per i cartoni semianimsti anni 70,  e per un poster che compare nella camera del protagonista di E.T. di Spielberg. O forse lo avete visto al cinema nella versione sperimentale di Ang Lee.
Hulk è uno dei simboli “più forti”anni 70, con quei pantaloni viola alla Prince…infatti solo gli acidi 70 potevano generalo in questa trend way che è stata poi dominante fino ad oggi.
A rimodernarlo, a dargli uno spessore a tutto tondo ( dopo un tentativo non molto coraggioso di Byrne) ci pensò Peter David che si legò indissolubilmente al gigante di giada.
La saga del Pantheon è un epopea tutta da leggere, assieme al periodo di  Mr Fixit e a Las Vegas!
Leggete, leggete o rileggete se li avete perchè ne vale la pena.
Veniamo alla Fine: la Marvel tempo fa decise di produrre delle storie, estranee alla continuity delle collane regolari, dove il sogno di tutto i fan si sarebbe realizzato, ovvero quello di poter vedere la fine di un personaggio della Casa delle Idee.
E chi meglio di Peter David poteva mettere la parola fine al poema di Hulk, cavaliere nucleare?
Nasce così “L’ Ultimo Titano”, in pieno rispetto della continuity Davidiana.
Bruce Banner rimane l’unico essere umano su una terra devastata e distrutta e come unico testimone delle sua tragedia ha con sè il dono di un Registratore del settore Rigel: un videobot che immortalerà gli ultimi attimi di una razza violenta auto estintasi.
In un mondo post atomico, tra rovine di antiche civiltà e scarafaggi mutati, Banner non avrebbe mai potuto sopravvivere senza Hulk che non trova nemmeno in questi ultimi istanti la pace desiderata.
Banner parla coi fantasmi del passato, con la morale umana, con la scienza e la filosofia deviate e private dell’etica.
Attraversa quindi il continente americano e visita “il parco in memoria degli eroi” dove giacciono i resti delle statue dedicate a Iron man, alla Cosa, a Cap, a Logan, in un era in cui gli eroi sono morti assieme agli uomini.
Hulk parla con e attraverso il suo odio di sopravvisuto senza pace.
Una guerra nucleare distrusse la civiltà cos’ ome fu una bomba gamma a creare Hulk, preambolo della fine.
Nemmeno il suicidio può salvare Banner da questa condizione : il latente Hulk odia Banner e odia quando cerca di uccidersi  così è sempre in guardia e sempre pronto a prenderne il posto.
E quando un attacco di cuore sembra voler mettere fine all’ultimo esemplare di razza umana, sarà il cuore di Hulk a battere nel freddo della solitudine di un mondo senza uomini.
Lui, Hulk, prodotto del genio distruttivo dell’uomo,  l’unico sopravvissuto sulla faccia della terra assieme agli scarafaggi

Tags: , , ,

mercoledì, maggio 20th, 2009 Senza categoria 2 commenti

I ragazzi delle arti marziali-uomo ragno corno 277-Spiderman incontra Belushi

Ti accorgi di essere diventato una leggenda solo quando appari in un numero dell’Uomo Ragno e prima del 44esimo presidente americano Barack Obama ci era già riuscito l’attore di orgini albanesi John Belushi.
Belushi l’aveva fatto prima di tutti!
Anche se a dire il vero, tutto il “Saturday Night Live Show” lo fece ma ovviamente tutta la storia di quello strano Marvel Team Up ruotava intorno al carisma di John. All’incontro pià stupefacente dei 70es non mancarono nemmeno Stan “The Man” Lee e Dan Akroyd che fecero la loro bella figura.
L’amichevole Uomo Ragno di quartiere viene quasi messo in ombra;  alla luce delle telecamere è tutto un pretesto, uno scherzo gioioso per festeggiare la folle vita newyorkese con Stan Lee che passa la serata a raccontare barzellette su Ben Grimm, la Cosa.
Questo strambo Marvel Team up si rivela una bella storia, nata per portare al pareggio uno scontro con Silver Samurai alla ricerca di un anello che è finito per sbaglio al dito di Belushi.
Il Samurai d’argento non avrebbe nemmento troppi scrupoli a risolvere questo nodo gordiano tagliando dita e altro ma sulla sua strada troverà Spidey e un Thor di colore.
Vi consiglio di recuperare questa belle e scanonzata storia, scritta e sviluppata in pieno stile da epoca delle meraviglie; se siete  fan di Belushi poi…
Leggetela sapendo che non ci troverete molto di introspettivo perchè  è una festa se non che proprio Belushi alla fine, in un bar, si chieda cosa avrebbe senza Spider Man?
Un bel What IF per la marvel e qualcosa di godibilissimo per moi

Tags: , , , , ,

martedì, maggio 19th, 2009 Senza categoria 1 commento

Categories