Animals e altre cosette

Ricordo qualche anno fa, a Perugia, un concerto di Mike Patton, il cui il gruppo spalla erano “I tre allegri ragazzi morti”. Suonano. Strazio generale. Patton sale sul palco dopo di loro, saluta il pubblico e dice: “Ringraziamo i tre allegri ragazzi del cazzo!” Ovazione del pubblico. Questo per dire una cosa. Che Davide Toffolo ha un qualche seguito, va bene, ma per molti è ancora difficile farsene una ragione. Tanto più che il livello di mediocrità dei suoi fumetti è quasi pari a quello della sua musica (che però forse è irraggiungibile), e l’atroce banalizzazione di Pasolini, in particolare, grida vendetta. E questo per dire un’altra cosa. Che Animals, la nuova rivista edita da Coniglio e diretta da Laura Scarpa, è un buon prodotto, tutto sommato copre una fascia editoriale scoperta, ma certi autori farebbe meglio a snobbarli. Lo dico perché avevo seguito il lancio della rivista e vi avevo riposto un certo entusiasmo, ma aspettavo di scrivere perché volevo misurare meglio il livello di delusione. Eppure la Scarpa si entusiasma incomprensibilmente, non solo per Toffolo, ma anche per un certo Makkox. Mha! Meno male che poi dentro Animals ci trovi comunque Gipi, Vives, Trondheim (ma perchè scegliere le cose più insignificanti di questo genio? Rabbia), David B., Visintin (che sull’ultimo numero regala una storia toccante e originale come poche) e Bacilieri (che però ha sempre qualcosa che non mi convince).
Ma basta con gli insulsi diari e diarucoli di viaggio, carnet e illustrazioni dall’ultima vacanza a Ponza. Non se ne può più. Raccontano banalità e spesso, quando si dedicano al genere, gli autori adottano uno stile volutamente sciatto, sentendosi non si sa perché sempre più artisti in virtù di questo. O uno ha a che fare con un Craig Thompson o è meglio astenersi, davvero.
Comunque se c’è un Toffolo che ci sentiamo di amare è solo lui, Lino

Il libro che mancava

E’ un bellissimo e tardivo omaggio ad Harvey Kurtzman, il genio del fumetto noto soprattutto per essere la mente e la mano più significativa dello storico MAD. Un volumone brossurato e a colori, di quelli che per averlo subito uno sarebbe disposto a fare come Cartman, il ciccione di South Park, che pur di evitare l’attesa per la nuova Nintendo Wii si fa ibernare fino alla data agognata.
L’importanza di Kurtzman nella storia del fumetto è tanto grande quanto non abbastanza riconosciuta. Si può dire che insieme a Will Eisner, uno nel campo underground l’altro in quello mainstream, è un grande vecchio dell’invenzione linguistica, espressiva e artistica del fumetto. Seminale, fondamentale. E tanto per dirne una fu lui che tenne a battesimo Robert Crumb sulle sue riviste. Spiegelman è forse il solo che ha debitamente riconosciuto la sua importanza (deliziosa la storia che dedica alle sue lezioni). Con questo libro, Denis Kitchen e Paul Buhle riempiono finalmente un vuoto.
Ecco intanto un gustoso assaggio dell’opera, che si può acquistare anche dallo store dell’italiana Ibs, a un prezzo tutto sommato contenuto, qui.
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PS: da qualche tempo è possibile leggere tradotta in italiano qualcuna delle sue storie di Kurtzman per MAD, grazie all’iniziativa di Planeta De Agostini, che raccoglie i numeri della prima serie della rivista americana in volumi di quasi 400 pagine, a prezzi onesti ma con qualche pecca (formato troppo piccolo e stampa non eccelsa).

Chrome va?

Mentre annuncia il lancio del nuovo sistema operativo Chrome Os, il gigante Google rilascia il suo browser, che si chiama anch’esso Chrome. E’ un open source e, almeno finora, io che ho un mac sono riuscito a trovarlo solo in versione developer. Non aspettatevi niente di rivoluzionario: non è che per funzioni si potesse andare oltre i già rodati nuovi modelli per il web 2.0. La cosa interessante, il motivo per cui ne parlo, è il modo in cui Google ha voluto illustrare il suo progetto, e cioè non con la consueta pagina di Faq o altre insipide guide, e nemmeno con un video. Bensì con un fumetto. E d’autore, anche. A firmarlo è infatti l’ottimo Scott McCloud, autore dei giustamente acclamati trattati a fumetti sul fumetto (Understanding Comics e Reinventing Comics, da noi tradotti da Vittorio Pavesio). La guida di McCloud a Chrome è nel suo tipico stile saggistico, che ha lo spirito dei classici enciclopedisti francesi e la cura di uno strutturalista moderno.
La storia di McCloud illustra in 40 pagine il nuovo progetto di Google. Chiaro che se, come dicevo, non possono esserci novità sostanziali, ci sono quantomeno dei potenziamenti, e delle scelte estetiche precise. In tal senso Chrome mira ad essere molto più veloce degli altri browser, più sicuro e quasi invisibile, nello stile spartano tipico di Google. Più funzionale insomma, più immune da bug e più stabile: se ad esempio un tab aperto incontra un problema, si blocca – e appare una faccetta triste – ma intanto non va in crash l’intero software. Cosette del genere che poi, in fondo, sommate insieme fanno navigare meglio. Non so se McCloud abbia partecipato anche allo sviluppo del programma stesso, all’ideazione e al disegno, ma non mi stupirei se così fosse.
La sensibilità iconica di McCloud nell’illustrazione e nella comunicazione è nota, così come l’abilità nel disegnare mappe concettuali e visualizzare idee astratte, con tocco raffinato e spesso ironico, a metà tra realismo e semplificazione da cartoon.
L’augurio è che questo tipo di trattatistica – che certo esisteva già, ma che lui portato ai massimi livelli – sia sempre più praticata e seguita. Ma bisogna avere l’occhio lungo che hanno i tipi di Google.

Ware are you, Chris?

Non che ci sia molto da dire su Chris Ware. E’ uno dei più grandi fumettisti, e grafici, viventi, ha collezionato una serie di premi prestigiosissimi e collabora con le più importanti testate oltre oceano. Per anni si è parlato di tradurre in Italia la sua opera più nota, l’epico e crepuscolare Jimmy Corrigan. Ancora niente. Ma proprio niente di Ware è stato ancora pubblicato da noi, a riprova della nostra piccineria culturale (qualche copertina per la riedizione di Krazy Kat, qualche gioco apparso nella serie – ora introvabile – di Little Lit per Mondadori, ma niente di più). Che dire poi del fatto che molti dei comics di Ware sono muti (tipo Quimby) e che quindi non c’è nemmeno lo scoglio di complicate traduzioni? Qualcuno ha il sospetto che Ware sia un po’ troppo avanti per noi? Non ci siamo abbastanza coltivati coi fumetti in tutti questi anni?

Capirete la mia sorpresa quando mi sono accorto che il nuovo mensile del Sole 24 ore, IL (Intelligence in Lifestyle), riporta un pagina fissa coi fumetti di Ware, unica e inattesa fra le eccezioni. Che il gruppo editoriale di riferimento di Confindustria abbia più gusto in fatto di fumetti di XL, che è invece del gruppo “progressista” L’Espresso e pubblica tanta paccottiglia pop, insieme a cose di valore (ma sempre già note), è anch’esso un fatto degno di riflessione.
Allora godiamoci questa deliziosa animazione di Ware del suo Quimby The Mouse. Accontentiamoci.

Benvenuti

Benvenuti su Bardin, Un blog sul fumetto che vuole essere militante, un po’ come i vecchi Cahiers furono per il cinema, ma non troppo engagé. Un osservatorio critico sui nuovi panorami del fumetto contemporaneo, che esplori il mezzo come arte, ma soprattutto come potenziale linguistico, per fortuna ancora inesaurito – e forse inesauribile – per una categoria ancora in parte incompresa com’è quella della BD. Benché infatti si viva in questi ultimi tempi un interesse editoriale inaspettato, in un paese in questo senso arretrato come l’Italia, il sospetto è che sia un movimento molto di superficie, molto prono alle mode. Che oggi esigono dal bravo comitato di redazione almeno una piccola finestra in cui parlare di graphic novel, quasi sempre a sproposito, quasi sempre male.
Vediamo allora cosa ne vien fuori. E’ gradito l’uso del commento, anche il più critico, anche il più feroce, ai limiti dello spam…