
Mulholland Drive è una lunga e vecchia strada di Los Angeles: nasce nel deserto, attraversa i quartieri ricchi e finisce a strapiombo sulla costa di Malibù. Bisognerebbe ricordarsi di questa simbologia per cercare di dare un senso all’ultimo onirico ed enigmatico film di David Lynch. Quella che il regista stesso ha definito come “una semplice storia d’amore nella città dei sogni” è in realtà un intricato enigma sospeso tra allucinazione e realtà, con un tocco di nostalgia per il noir degli anni ‘40 ed una aperta ostilità verso l’attuale star system. Rita è un’avvenente bruna sopravvissuta ad un incidente d’auto in seguito al quale ha però perso la memoria, Betty un’aspirante attrice di belle speranze che la ospita nel proprio appartamento e se ne innamora. Le due protagoniste cercano di far luce sull’amnesia di Rita, per scoprire che in realtà niente è come sembra… Film astratto, con una straordinaria potenza visiva, è nello stesso tempo affascinante e disturbante. Difficile trovare una chiave di lettura razionale. E difficile descriverlo. Seguendo il linguaggio dei sogni voluto dal regista, bisognerebbe limitarsi a viverne le emozioni.
Questo quanto dice My Movies sul film… aggiungerei io:
Il disegno onirico è ovviamente quello di Naomy Watts/ Betty, che alla fine (per mano di quell’assassino sfigato con la barba e i capelli biondi che per uccidere un tizio ne fa fuori altri 2 facendo scattare pure l’allarme nel corridoio dell’ufficio dove si trova) si scopre carnefice dell’attrice Rita, donna in grado di aprire a Betty le porte di Hollywood ma nel contempo colpevole per averle distrutto il cuore (lei non crede nel rapporto lesbo con Betty, per cui corre presto tra le braccia di un uomo -per la precisione il regista con gli occhiali scuri che nel sogno di Betty sfondava la macchina dei mafiosi con la mazza da golf)).
Il film è allucinante, anzi allucinato, totalmente folle e in alcuni momenti inspiegabile: ad esempio perchè quell’incidente stradale all’inizio? O almeno, perchè quella dinamica, che non ha alcun riscontro nella realtà effettiva di Betty?
Chi sono quei vecchietti assurdi che si rimpiccioliscono a tipo Bruce Campbell ne L’Armata delle Tenebre? ( la donna in particolare mi ha terrorizzato, soprattutto nella scena quando nella limousine ride come uno gnomo toccando in quel modo stranissimo il ginocchio del marito; senza contare la scena finale quando entrano in casa di Betty: lì mi sono cacato sotto perchè pochi istanti dopo è entrata mia nonna nella stanza -rigorosamente buia- dove stavo vedendo il film, con una vestaglia bianca ed una faccia inquietante)
Ma soprattutto, che cosa è quel cubo blu?
Infine, un plauso al sublime maestro Lynch che ha avuto il potere di farmi letteralmente cacare in mano nella scena della persona nascosta dietro il muretto che compare all’improvviso: quell’essere tutto bruciato è la sintesi della paura per me (credo che sia Rita dopo la morte, o meglio dopo che Betty l’ha fatta uccidere. Almeno credo). Giuro che non mi cacavo così sotto dai tempi de L’Esorcista…. grande David Lynch…..provvederò subito a rivedere l’intera saga di Twin Peaks….

Questo è l’essere bruciato che mi ha fatto cacare sotto….certo vederlo così può farvi ridere ma vi assicuro che trovarselo all’improvviso, e in quel modo, nel film non è stato per niente piacevole….