Waxwork, Benvenuti al Museo delle cere
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Classica serata spaccapalle, classico emule intasato di immondizia di vario genere, classiche reminescenze di film horror-splatter di serie b/c anni ‘80 visti distrattamente sulle vergognose reti locali, di cui a volte se ne dimentica anche il titolo.
Mi è capitato così anche con il film di questo post, di cui non ricordavo il nome ma che sicuramente aveva suscitato all’epoca il mio più fervido interesse. Rivederlo, a distanza di anni è stato una di quelle mazzate sui coglioni, come quando ti rendi conto di esserti fatto vecchio e di vedere con occhio più esigente cose che in passato apprezzavi. E’ stato così per Nightmare on Elm Street ( apprezzatissimo da bambino ma ancora di più da grande, fatta eccezione per le penose sequenze con i trabocchetti domestici stile Mamma ho perso l’aereo) ed è stato così anche per Waxwork di Anthony Hickox (regista dal nome che sa di già sentito), un film volutamente di serie b con scene sfiziose, ma che sinceramente ricordavo migliori. Praticamente questi ragazzi sono invitati in questo Museo delle cere gestito dal sommo David Warner ( vestito tipo arlecchino), da un nano veramente nano e veramente inquietante che si muove tipo personaggio dei telefilm giapponesi stile Power Ranger ( però quelli delle scene girate in Giappone, appunto, che fanno pure il rumore quando danno a cazzotti) e da un maggiordomo tipo Lerch della famiglia Addams. Il protagonista è Zach Galligan ( il ragazzotto dei Gremlins) ovvero lo stereotipo del tipo anni ‘80, tuttavia in una veste poco credibile di seduttore. Ebbene, ogni scenario riprodotto in cera all’interno del museo è in realtà un portale per il mondo rappresentato, per cui ad esempio la ragazza curiosa dello scenario con Dracula ( che sembra un attore di film porno) , sporgendosi oltre il cordolo, cade nel castello di Dracula, mentre la ragazza curiosa dello scenario del Marchese De Sade ( che sembra più un pirata dei Caraibi) sporgendosi al di là del cordolo entra nella stanza delle torture del Sadico.
La trasformazione della prima vittima in licantropo è stupenda, ma per il resto il film, sebbene volesse omaggiare il mondo della Hammer film in qualche modo (o almeno così dicono i critici – bah – ) si rivela a distanza di anni peggio di quanto mi ricordassi ( addirittura un tizio sulla sedia a rotelle che, per sedare la rivolta dei mostri del museo, si presenta con la carrozzella blindata con tanto di muta militare)….non so che dirvi…probabilmente sto diventando più esigente….a breve la recensione sul seguito Waxwork II: lost in time…no comment…
Gustatevi però la scena del licantropo..bellissima…





