Da Il Sole 24Ore
del 23 ottobre 2009
ThyssenKrupp
Morti Speciali S.p.A.
di Giuseppe Ceretti
Antonio Schiavone, 36 anni; Roberto Scola, 32 anni; Bruno Santino,26 anni; Angelo Laurino, 43 anni; Rocco Marzo, 54 anni; Rosario Rodinò, 26 anni; Giuseppe De Masi, 26anni. Chi sono costoro e perché sono diventati famosi?
Sono sette operai morti sul lavoro. Ogni giorno nelle fabbriche del mondo ci vuole meno di un secondo per fare questo numero di vittime, un’ecatombe che non ha mai fine. Di quei sette solo uno è morto in un istante, investito dal fuoco che lo ha ridotto come uno di quei manichini che si vedono negli ambulatori sui manifesti, un fascio di muscoli e nervi. Gli altri hanno impiegato qualche ora o qualche giorno. L’ultimo è morto il 30 dicembre 2007, dopo oltre tre settimane.
C’è voluto tale immenso strazio per dare notorietà a sette operai della ThyssenKrupp, periti nell’incendio sviluppatosi il 6 dicembre 2007 in fabbrica. Un condensato di colpevole incuria e totale assenza di norme di sicurezza. Lo stabilimento di Corso Margherita 400 di Torino doveva chiudere e nessuno badava a nulla, neppure all’essenziale, mentre lassù, a Dusseldorf, nella casa madre tedesca, ogni tutela veniva messa in atto. Ma qui a Torino a che serve badare a tute ignifughe, estintori scarichi se l’azienda dovrà chiudere e solo i più fortunati potranno trasferirsi nell’acciaieria di Terni?
Una storia emblematica, una catena di irresponsabilità e proteste inascoltate sino alla tragedia. Prima il silenzio, l’indifferenza. Poi quei lavoratori sono diventati famosi quando di loro è rimasto solo il ricordo. I dirigenti della Thyssen sono stati rinviati a giudizio. Il processo, iniziato a gennaio, è tuttora in corso.
Ultima e appassionata testimonianza dell’amara vicenda viene da uno sceneggiatore, Alessandro Di Virgilio e da un disegnatore, Manuel De Carli che hanno firmato per l’editrice BeccoGiallo un racconto. “ThyssenKrupp morti speciali S.p.A.” è un fumetto che narra con coinvolgente sapienza la “Spoon River” italiana senza farne una piatta cronaca eppure non omettendo alcuno degli elementi essenziali della tragica cronologia, a partire da quell’attimo fatale all’una e mezza del 6 dicembre 2007 nel reparto Linea 5 della ThyssenKrupp. Quanto sia incisiva questa formula narrativa lo rammenta uno dei sopravvissuti, l’ex operaio della ThyssenKrupp, Carlo Marrapodi: “Quando i ragazzi di BeccoGiallo mi hanno parlato di un fumetto sulla strage, pensando a Topolino e a Paperino io ho pensato fosse una stronzata. Poi ho visto i precedenti lavori su Porto Marghera, Ustica, sulla strage di Bologna. Ho capito che quel linguaggio poteva raccontare la nostra bruttissima storia anche a persone che altrimenti non avrebbero voluto saperne niente. Con la speranza che questo lavoro racconti ai giovani italiani ciò che non deve essere più.”
Ha ragione Marrapodi. Sceneggiatura e tratto procedono all’unisono, incisivi e fortemente espressivi all’atto della tragedia, lievi nella nostalgia e nel ricordo per poi tornare pregnanti nel momento della denuncia. Tanti i primissimi piani proposti con insistenza, particolari di volti, braccia, gambe, mani, oggetti del tinello e della cucina. Tracce di una normalità negata per sempre a sette esseri umani. Ciò che resta di loro sono le aspirazioni consegnate alla struggente memoria dei familiari: “ Mio figlio Giuseppe odiava quella fabbrica, il rumore, i macchinari. Il suo grande sogno era fare l’attore. Da piccolo l’avevano chiamato a fare un provino. Invece era finito a fare l’operaio”.
E’ una storia da leggere o meglio da vedere per chi non sa e anche per chi sa. Per chi non sa ci sono la ricostruzione, gli intermezzi dedicati agli incidenti sul lavoro e alla sicurezza; per chi sa l’utile esercizio della memoria che mantiene alta la soglia critica. Quando anche il processo si sarà concluso, quando giustizia sarà o non sarà fatta, resterà il silenzio e la solitudine di madri, padri, fidanzate, mogli e figli che nessuno può riempire. Un’acuta sofferenza sintetizzata con tanta sensibilità dagli autori nella piccola Giulia, l’unico personaggio virtuale che apre e chiude il racconto. Giulia, alle prese con i giochi, le promesse di un dolce, la scuola; Giulia che dovrà convivere in ogni attimo della sua vita futura con l’angoscia dell’assenza.
Che dire.
Sicuramente un grazie grande come l’universo a Giuseppe Ceretti, l’autore dell’articolo.
E’ un piacere immenso quando gli altri riescono a cogliere perfettamente quello che volevi trasmettere.